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Suffragette – Recensione – Un film di Sarah Gavron

La necessità di “Suffragette” è quella di un pezzo di storia mai raccontato nelle sale: lo spettatore s’immedesima colle lavoratrici della classe operaia londinese d’inizio ‘900 attraverso le vicende della protagonista Maud, personaggio alla cui creazione hanno contribuito l’interprete Carey Mulligan e le ricerche su documenti storici e testi accademici condotte dalla mente collettiva dietro questa grandiosa e fresca rievocazione storica: la regista Sarah Gavron, le produttrici Alison Owen e Faye Ward e la sceneggiatrice Abi Morgan.

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Maud si sfianca in una lavanderia, ambiente malsano con un capo molesto, per 13 ore al giorno da quando aveva 8 anni, costretta a fare più ore dei colleghi dell’altro sesso, pagate meno. Non ha alcuna voce in capitolo sulle decisioni che vengono prese in famiglia né tantomeno su quelle riguardanti il futuro della nazione. Le istanze pacifiche per acquisire il diritto di voto hanno fallito: si scatenano attacchi rivolti alla proprietà privata, ai mezzi di comunicazione, mai contro le persone, accompagnati da festosi cortei organizzati dall’Unione sociale e politica delle donne, fondata dall’icona femminista Emmeline Pankhurst, nei cui edoardiani panni si cala un’altra icona, la tre volte premio Oscar Meryl Streep.

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Perlopiù la stampa ridicolizza il movimento; gli uomini ne vedono la lotta come un delirio di onnipotenza; la polizia brutalizza le sue componenti perfino in carcere, attraverso l’alimentazione forzata dal naso in risposta agli scioperi della fame, e usa per la prima volta prove fotografiche in sede penale.

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I cavalli di battaglia che risuonano forti sono: “Fatti non parole!”, “Non infrangiamo la legge, vogliamo scriverla!”, “Volete che rispetti la legge? Rendetela rispettabile!, “Never surrender, never give up the fight!” (“Mai arrendersi, mai tirarsi indietro!”. Le autrici confezionano quasi un film d’azione, la storia in questo caso è viva, ancorché livida. La prima martire non tarda infatti ad arrivare così, grazie anche agli sforzi profusi durante la prima guerra mondiale, nel 1918 le donne oltre i 30 anni possono votare.Nel 1925 guadagnono diritti sui figli e finalmente nel 1928 il diritto di voto è equiparato a quello degli uomini. Diritti strappati colle unghie e coi denti.

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Il lungometraggio vanta un altro primato: la Camera dei Comuni di Westminster Palace si concede alle camere da presa. “Suffragette” uscirà nelle sale il 3 marzo in corrispondenza con la festa delle donne e con il 70esimo anniversario del primo voto delle donne in Italia ed è un film di lotta e di speranza, profuso dell’impegno con cui quella generazione di donne coraggiose raggiunsero gli obiettivi che si erano prefisse. Un’opera vivificante che verrà sicuramente accolta calorosamente dal mondo femminile, dagli attivisti per la parità dei diritti e da tutti quelli che la pensano come loro, ma anche dagli amanti del cinema in generale.

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About Fabio Giagnoni

Laureato in Editoria e Giornalismo è un appassionato di cinema scrupolosamente interessato alla storia e alla lingua italiana.

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