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Unbroken di Angelina Jolie – Recensione Film

In campo sportivo si dice spesso che un grande giocatore di calcio non abbia la garanzia di diventare un allenatore di pari grandezza. Spesso quest’equazione trova delle smentite di livello altissimo, altrettanto spesso la regola si conferma in tutta la sua dura verità. Lo stesso paragone potrebbe essere spostato al cinema, mettendo attori al posto dei calciatori e registi al posto degli allenatori. Ci sono casi, altresì, di pessimi attori che si dimostrano ottimi registi e grandi sceneggiatori (vedi Ben Affleck), ma quello che rimane è la grande curiosità ogni qualvolta esca fuori qualche esordio alla regia da parte d’un divo, come di recente dimostra il caso Russell Crowe, artefice d’un buon film dal taglio classico. Immaginate ora invece cosa può succede quando ci si trova davanti alla seconda regia d’una grandissima gnoc….ehm, bellissima donna che, allo stesso tempo, è una buonissima attrice (oddio, non che vederla recitare mi faccia fare i salti gridando al miracolo, ma c’è molto di peggio) che risponde al nome di Angelina Jolie in Pitt dopo un deludente esordio “Nella Terra del Sangue e del Miele” (2011) da noi ancora inedito.

Sala piena, attese altissime e molta curiosità, soprattutto perchè fa sempre strano sapere che una donna decida di raccontare una storia di guerra, a meno che non si tratti di Kathryn Bigelow. Il film in questione, Ubroken, è tratto da un libro che racconta la storia di Louis Zamperini, atleta olimpico tra i più promettenti della sua generazione, che vide stroncata la sua carriera dallo scoppio della WWII. Dall’adolescenza ribelle anche e soprattutto a causa del sentirsi straniero nella propria terra, figlio di immigrati italiani, fino alla scoperta delle proprie doti sportive ed alle gare da protagonista a Berlino ’36 l’epopea di Louie sembra inarrestabile, finchè non lo ritroviamo soldato su un bombardiere in servizio nel Pacifico nel 1942. Un incidente, la deriva in mare per quasi due mesi ed infine la lunga, sfiancante prigionia, fino all’epilogo.

Un film di Guerra da inserire a pieno titolo nel filone prigionieristico, in un’alternanza di dolore, sadismo e eroismo a tratti ridicolo. La pellicola ha un taglio dal sapore di kolossal classicheggiante, leggermente pretenziosa nella durata (15 minuti si potevano tranquillamente tagliare qui e li), ma godibile e capace di creare forte empatia con gli spettatori. Il taglio classico ci viene dato dal modo di raccontare la storia, con un prologo ed un nucleo centrale utili a delineare la psicologia di Zamperini e poi lo svolgimento vero e proprio, nel campo di prigionia giapponese. Allo spettatore non vengono nascoste crudeltà ed efferate torture, ma non si scade mai nel gore o nel sanguinolento inarrestabile, le inquadrature sono caratterizzate da una fotografia che rende tutto molto luminoso anche nei peggiori momenti e da un grande respiro per ogni inquadratura. Ci sono alcune scene di massa notevoli, qualche ricorso alla computer grafica quando si tratta di far volare un bombardiere ed una buona maestria nell’alternare presente e flashback. Il prodotto sembrerebbe fin qui perfetto, anche grazie ad un buon protagonista che risponde al nome di Jack O’Connell. Veniamo ora a qualche nota dolente: della lunghezza abbiamo detto, decisamente si potevano tagliare 15-20 minuti per rendere il tutto più fruibile; c’è un inizio molto promettente e coinvolgente, ma ad un tratto si avverte una sorta di scollamento con la seconda parte del film che sembra leggermente inferiore quando inizia la prigionia vera e propria. Buono l’approfondimento del lato sportivo della vicenda.

La sceneggiatura è affidata ai fratelli Cohen e, dobbiamo dirlo, i due ci sorprendono con una storia che, sapendola scritta da loro, ci saremmo aspettati più grottesca ed incentrata su altri particolari. I tratti tipici dei due fratelli si hanno nelle mimiche facciali ed in alcune situazioni divertenti, soprattutto per merito del già citato O’Connell. Alla Jolie oltretutto sembra piacere abbastanza l’inquadratura soggettiva a seguire il protagonista ad altezza nuca e questo offre un respiro di modernità al film. Cammeo per Jai Courtney (McLane jr nell’ultimo Die Hard) e ruolo da antagonista alla pop star Giapponese Miyavi (deboluccio), ma a parte il protagonista gli altri attori sono comprimari usati come riempitivi.

Un buon film,  una seconda prova più che sufficiente per la Jolie, ma l’eccessiva lunghezza terrà alla larga molti potenziali spettatori della domenica, sempre che questo sia un problema. Con un antagonista migliore si sarebbe sicuramente valorizzata maggiormente la storia, ma ci sentiamo di consigliarvi una visione soprattutto se siete appassionati di biografie, kolossal e film sulla seconda guerra mondiale. Domanda in calce: perchè i giapponesi si chiamano sempre Watanabe?

About Davide Villa

Più di trenta e meno di quaranta. Ama: Il punk Rock, l'as Roma, Tarantino, Maurizio Merli, Stallone, Schwartzy, Indiana Jones, Spielberg, Lenzi, Leone, John Milius e gli action movie. Odia: la juve, le camicie nere, Servillo, Lynch e Lars Von Trier. Film preferiti: Giù la testa, Bastardi senza gloria, Troppo forte, Compagni di scuola, Milano Calibro nove. Doti innate: la modestia, l'eleganza e la sobrietà. Difetti: pochi e di scarsa importanza.

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