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Un mondo fragile di César Acevedo - 02

Un mondo fragile di César Acevedo – Recensione Film

Lo confesso, i miei gusti mi portano, generalmente, ad evitare e poco apprezzare film in cui non ci sono guardie, ladri, pistole, sangue e molto altro. Si, per carità, la tradizione neorealista ed impegnata è parte del mio dna cinematografico, fatto inevitabile per un italiano appassionato di settima arte, ma col tempo ho iniziato a seguire altri canoni estetici.

Mi capita di andare a vedere Un mondo fragile, opera d’esordio di César Acevedo, cineasta colombiano non ancora trentenne, ma già foriero d’una solida formazione sul campo e di ottime basi teoriche e già ero pronto a dormire, dispiacendomi di non aver portato con me il cuscino. Non è andata così. Parliamo di un film sorprendente, poetico e doloroso, incentrato sui rapporti umani e sull’ancestrale legame con la propria terra, entrambi minati da un disumano progresso, che porta beneficio a pochi a danno di molti. Un’opera prima magnetica da parte, lo abbiamo detto, d’un giovane regista sudamericano.

La trama: un anziano contadino colombiano ha lasciato la propria famiglia anni prima, non volendo assistere alla dissoluzione del proprio mondo, mangiato dall’avvicendamento tra uomini e macchine, dallo sfruttamento su grande scala delle colture monotematiche, volte solo al guadagno delle grandi imprese ed artefici della fine delle vecchie famiglie contadine, da generazioni proprietarie e curatrici del loro bene più prezioso: la Terra. In questa sorta di moderno Furore (John Steinbeck ci perdonerà per l’impropria similitudine) c’è il ritorno del vecchio Alfonso a casa, accolto da una moglie rancorosa per l’abbandono del coniuge e, forse, ancor più per non aver condiviso la scelta del marito di non voler assistere alla dissoluzione del proprio mondo. Il figlio di Alfonso è in fin di vita, progressivamente assassinato dal fumo delle piantagioni incendiate e dal lavoro a ritmi inumani cui è costretto ad attendere, e ci sono una nuora ed un nipotino che hanno bisogno di aiuto ed assistenza. Da qui in poi verremo accompagnati in un mondo di rassegnazione ed abbandono delle proprie origini alla ricerca d’un futuro non necessariamente migliore, ma almeno possibile…

L’aver parlato di neorealismo non è stato casuale, perchè gli attori scelti da Acevedo sono tutti non professionisti, pescati nei luoghi raccontati dal film e tenuti all’oscuro del copione fino all’ultimo, nell’intento di ottenere dei volti, dei sentimenti, delle parole che rispecchiassero il reale sentimento di chi si sente svuotato e privato del proprio mondo da parte del progresso. LA terra e la fattoria della famiglia campesina sono i veri protagonisti del film, nella loro eroica, poetica e romantica resistenza, consapevoli dell’esser destinati a soccombere per una disparità nei rapporti di forza che, come sempre avviene, sono molto lontani dal portare progresso e giustizia per tutti.

Le immagini sono di una forza inimmaginabile, ci trasportano nella campagna colombiana e ci fanno vivere e respirare la stessa aria dei protagonisti, gli sguardi ed i corpi degli attori, il taglio delle inquadrature, i dettagli ed ogni altra cosa ci fanno immergere in una non avventura chiamata vita, partecipando al silenzioso e dignitoso dolore di chi sta perdendo tutto, ma non smette di lottare.

Vincitore d’un premio prestigioso all’ultimo festival di Cannes, incensato dalla stampa specializzata, Un mondo fragile è un film dalla lenta andatura, dai ritmi rarefatti e dall’impatto visivo importante. Il messaggio è fortemente politico e poetico allo stesso tempo, semplice ed articolato, con le immagini che permettono a tutti di comprendere quel che sta avvenendo.

Consigliato a chiunque ami il cinema e continui a porsi delle domande sul nostro modo insensato di vivere ed intendere progresso e ricchezza. Peccato solo per il titolo italiano che non rispetta minimamente quello originale, La tierra y la sombra (La terra e l’ombra). Non ci sarebbe voluto poi molto a tradurlo e mantenerlo fedele al messaggio del film.

About Davide Villa

Davide Villa
Più di trenta e meno di quaranta. Ama: Il punk Rock, l'as Roma, Tarantino, Maurizio Merli, Stallone, Schwartzy, Indiana Jones, Spielberg, Lenzi, Leone, John Milius e gli action movie. Odia: la juve, le camicie nere, Servillo, Lynch e Lars Von Trier. Film preferiti: Giù la testa, Bastardi senza gloria, Troppo forte, Compagni di scuola, Milano Calibro nove. Doti innate: la modestia, l'eleganza e la sobrietà. Difetti: pochi e di scarsa importanza.

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