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A testa alta di Emmanuelle Bercot – Recensione Film

A testa alta, è un dramma molto forte sul tema dell’inserimento. Malony è un ragazzo fuori dal comune, ci viene da subito presentato come violento e senza il minimo controllo. Attraverso tutto il film vediamo la crescita di questo adolescente che attraverso i lunghi periodi passati negli istituti, impara a moderare il suo carattere impetuoso. 

La trama è ben costruita ed ha un buon ritmo, riesce a non stancare, nonostante svariate riprese dello stesso tema. Ripetizioni di situazioni che cominciano a notarsi negli ultimi atti, quando abbiamo già assistito varie volte alla redenzione (e conseguente ricaduta) del ragazzo. Una continua altalena che ci porta all’esasperazione, tuttavia nonostante venga percepito come un difetto, è forse l’elemento che più ci fa avvicinare a personaggi secondari, vittime della forza o debolezza del protagonista. Inspiegabile invece è il finale, nel quale Malony cambia completamente e improvvisamente, dopo due ore in cui lo seguiamo ad arrovellarsi sui suoi problemi interiori. La motivazione di questo improvviso cambiamento c’è, è vero, ma è banale e paragonata alla profondità della prima parte del film delude in parte.

Molto ben costruiti i personaggi che ruotano intorno al protagonista, dal giudice (Catherine Deneuuve), figura distante che non vediamo mai nella sua interezza (fatta eccezione della sua ultima apparizione), alla madre (Sara Forestier), immatura e sprovvista della forza necessaria per affrontare un figlio così impegnativo. Peccato per la figura dell’educatore, molto interessante e interpretata ottimamente da Banoit Magimel non approfondita come ci si aspetterebbe. Si fanno accenni al suo passato, senza mai andare a fondo, allontanando il pubblico da quello che sarebbe stato potenzialmente il personaggio più interessante: un’evoluzione completa di Malony, con le sue stesse contraddizioni e compromessi. Nota di merito anche al giovane Rod Paradot, è grazie alla sua brillante interpretazione che il protagonista ci appare così reale e difficile da odiare, nonostante l’evidente negatività della sua personalità.

La violenza del ragazzo, elemento chiave del film, è presentata chiaramente. Nelle prime scene suscita un po’ di stupore per la sua improvvisa manifestazione, ma con l’avanzare della trama (in particolare nella scena in discoteca) ci avviciniamo sempre di più al modo di percepire di questo ragazzo. Alcune scene riescono a mettere lo spettatore davvero in disagio di fronte a questa personalità così complessa.

C’è una brutale rappresentazione della delinquenza giovanile, non sembra però che l’autrice si volesse soffermare su un messaggio di denuncia. Le istituzioni sono raccontate positivamente, fatta eccezione del sistema scolastico, e sono gli unici momenti in cui l’adolescente può aspirare alla tranquillità. E’ il resto della società infatti a tramutare Malony in un violento teppista. La regia risulta a tratti un po’ ridondante, alcune scene sono riprese in modo non convenzionale che però non è abbastanza distante dalle regole per farne percepire la rottura con esse.

About Alice De Falco

Innanzitutto è fondamentale dire che prova molto imbarazzo nel descriversi in terza persona, ma cosa non si fa per la gloria. Al mondo da fine 1996, fa le scuole (come tutti) e poi le finisce (come quasi tutti), dicendo addio al liceo scientifico e ciao al magico mondo del cinema. Da grande vuole fare la regista, avere un sacco di soldi e possibilmente sposare Wes Anderson anche se è un po’ brutto.

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