Home / CINEMA / The Search di Michel Hazanavicius – Recensione Film
The Search di Michel Hazanavicius 03

The Search di Michel Hazanavicius – Recensione Film

L’aspettativa per un nuovo lavoro non può che essere alta, se il precedente è stato il meravigliosamente sorprendente The Artist. Il nuovo lavoro di Michel HazanaviciusThe Search, mi incuriosiva a priori, anche se il tipo di storia scelta per il racconto non era molto nelle mie corde, quindi mi sono approcciato al film con un cauto, ma innegabile ottimismo.

Remake del capolavoro di Fred Zinnemann, Odissea Tragica, con un immenso Montgomery Clift, The Search è un film innegabilmente bello, ma anche noioso. Registicamente sopraffino, produzione di ottimo livello, interpreti femminili bravissime. Lungo, strappalacrime, con dei salti temporali ed una sovrapposizione di livelli nelle tre storie raccontate da risultare comunque un prodotto di ottima fattura, ma con delle crepe nel messaggio fondamentalmente buonista innegabili.

La storia è divisa su tre piani, seguendo quattro diversi protagonisti, i cui destini si intrecciano e vengono svelati solo alla fine del film, con un collage temporale che rivela tutta la maestria registica del cineasta francese. La storia è prettamente al femminile, con le tre principali interpreti che sono Annette Bening, bravissima nel ruolo d’una donna indurita dalla guerra vista e vissuta sulla pelle dei bambini che cerca di aiutare, ma che riesce tuttavia a mantenere una sorta di Arrigoniana umanità nell’approcciarsi ai sofferenti ed agli indifesi. C’è Benerice Bejo, signora Hazanavicius, bellissima e valida nel mettere in scena la storia dell’europea un po’ radical chic che si trova invischiata visceralmente nella guerra cecena cercando di aiutare un piccolo orfano. C’è l’esordiente Zukhra Duishvili, intensa sorella maggiore alla ricerca di ciò che resta della sua famiglia. Queste tre donne, ognuna forte a modo suo, vengono accompagnate da due ragazzi, il giovanissimo Abdul Khalim Mamutsiev ed il poco più stagionato Maksim Emelyanov, due che volenti o nolenti si trovano invischiati senza volerlo nella tragedia cecena e ne escono cambiati, uno in meglio ed uno in peggio, a memoria del fatto che la guerra non lascia nessuno indifferente ed uguale a prima di incontrarla.

Rispetto al film originale la storia viene trasposta in un universo femminile, con la Bejo al posto di Montgomery Clift e l’odissea dei protagonisti viene spostata dalla Germania in macerie alla Cecenia rasa al suolo dai russi. Conflitto poco popolare e pubblicizzato, forse perchè lontano dall’imperialismo occidentale, ma figlio di quello russo post sovietico, quello Ceceno è stato un catino tragico pieno di cadaveri e sofferenze e, che io mi ricordi, i film a raccontarlo, almeno da parte di cineasti di affermata grandezza, sono ben pochi. Plauso quindi al coraggio di Hazanavicius, ma ci sono alcune pecche. Se da un lato è apprezzabile il fatto di non mostrare alcun lato eroico della guerra, dall’altro risulta quasi insopportabile ed irrealistico il messaggio che vorrebbe le donne ed i bambini come uniche persone in grado di offrire e provare quell’umanità utile a superare i conflitti. Coraggiosa la scelta di mostrare come venissero cooptati i giovani russi, spesso col ricatto, inviati poco più che adolescenti in mezzo alle bombe e trasformati con brutalità in mostri. In questo Nikolai Lilin potrebbe essere una lettura interessante col suo Caduta Libera. Bella la fotografia, giusta la lunghezza, utile ad approfondire la psicologia dei personaggi, carini gli escamotage temporali utilizzati per intrecciare le storie dei protagonisti.

Registicamente sopraffino, ma poco nelle corde di chi come me ama film dal buon ritmo, cinici ed un po’ più pop, merita comunque una visione se siete tra coloro che apprezzano le storie impegnate o se volete farvi una vaga idea di quello che succede da anni dalle parti del Caucaso. Bravissimo il piccolo esordiente Mamutsiev, bravissimo a portare sullo schermo questo Ulisse di 9 anni alla ricerca della sua Itaca: un barlume di pace in un’infanzia violata dalla guerra imperialista in una terra bellissima e macchiata di sangue da anni.

About Davide Villa

Più di trenta e meno di quaranta. Ama: Il punk Rock, l'as Roma, Tarantino, Maurizio Merli, Stallone, Schwartzy, Indiana Jones, Spielberg, Lenzi, Leone, John Milius e gli action movie. Odia: la juve, le camicie nere, Servillo, Lynch e Lars Von Trier. Film preferiti: Giù la testa, Bastardi senza gloria, Troppo forte, Compagni di scuola, Milano Calibro nove. Doti innate: la modestia, l'eleganza e la sobrietà. Difetti: pochi e di scarsa importanza.

Guarda anche

diabolik-recensione-film-copertina

Diabolik: i Manetti Bros riportano al cinema uno dei più grandi fumetti italiani – Recensione

Diabolik: Dopo quasi un anno di attesa rispetto alla distribuzione inizialmente prevista per via della …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.