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Pan, viaggio sull’isola che non c’è di Joe Wright – Recensione Film

Prequel ispirato al romanzo di J.M. Barrie, pubblicato per la prima volta nel lontano 1902, e che ha ispirato svariate trasposizioni, Pan, viaggio sull’isola che non c’è racconta un sorta di storia delle origini del celebre “bambino che non voleva crescere”  e dell’avventura di un eroe classico ambientato in un mondo enorme e bellissimo.

Di nuovo alle prese con un adattamento cinematografico di un classico della letteratura britannica, dopo Orgoglio e pregiudizio ed Espiazione, Joe Wright mostra sin da subito di volersi distaccare dall’originale e di voler raccontare un Peter privo delle sue origini, ma dall’intenso desiderio di scoprirle, trovarle e impadronirsene, nonostante le difficoltà che sarà chiamato ad affrontare. Naturalmente troviamo riferimenti e personaggi appartenenti al classico che tutti conosciamo, anche se con qualche differenza: il ruolo forse più stravolto rispetto al romanzo è Uncino, interpretato Garret Hedlund, qui amico e compagno di avventura di Peter Pan, a sua volta interpretato dall’esordiente e giovanissimo Levi Miller. Il villain “alternativo” è così l’amato Hugh Jackman, che interpreta Barbanera, un pirata dipendente dalla ‘polvere di fata’ per mantenersi giovane e osannato da una intera miniera di bambini lavoratori e intonanti Smells Like Teen Spirit dei Nirvana (memorabile il suo ingresso sulla scena).

Punti forti del film sono sicuramente il 3D e la musica. L’incredibile magia del film è nella sua computer grafica, nella costruzione dell’Isola e dei suoi piccoli passaggi, dalla miniera al villaggio degli indiani, fino al fatato nascondiglio delle fate. Una vera e propria magia resa ancora più intensa dal buon uso del 3D. La pellicola si apre proprio nel cielo e lo spettatore viene invaso dalle stelle, così come nel corso della pellicola sprofonda negli abissi dell’Isola e circondato dalla fatata polvere delle fate. Inoltre, una colonna sonora davvero ben studiata e originale, nonostante faccia affidamento su pezzi non originali, porta il rock in una fiaba dedicata ai bambini.

Nonostante alcune note positive, Pan, viaggio sull’isola che non c’è ha delle forti lacune soprattutto nella stesura della sceneggiatura. Dialoghi scontati rovinano le scene, andando a indebolire ancora di più le sequenze meno costruite. Si passa da momenti di pura magia e intensità, a momenti inutili e ripetitivi. Alcuni personaggi appaiono poco curati: Giglio Tigrato, interpretato da Rooney Marasembra essere più un personaggio di servizio piuttosto che un personaggio realmente funzionale; il personaggio di Amanda Seyfried, poi, ovvero Mary la madre di Peter, è quasi del tutto assente nel film, nonostante la storia prenda le fila da lei. Abbastanza inutile e anche troppo melensa la scena quasi finale in cui compare.

Se pensate di vedere il classico Peter Pan, insomma, siete sulla strada sbagliata. Pan, viaggio sull’isola che non c’è è una versione “pop” e molto “moderna” della storia, risultando comunque, nel bene e nel male, una pellicola di puro intrattenimento per tutta la famiglia, facendo rivivere ancora una volta, anche se con stile e modalità totalmente differente, una della favole più belle e immortali della cultura occidentale.

About Federica Rizzo

Federica Rizzo
Campana doc, si laurea in Scienze delle Comunicazioni all'Università degli Studi di Salerno. Web & Social Media Marketer, appassionata di cinema, serie tv e tv, entra a far parte della famiglia DarumaView l'anno scorso e ancora resiste. Internauta curiosa e disperata, giocatrice di Pallavolo in pensione, spera sempre di fare con passione ciò che ama e di amare follemente ciò che fa.

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