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Presentato presso il Ristorante “Il Margutta” il corto “Normality” di Gabriele Lazzaro

Presentato venerdì 25 settembre il cortometraggio Normality, autoproduzione dell’attore e scrittore Gabriele Lazzaro. Il corto è il fulcro del progetto artistico e culturale tra follia e normalità, portato entusiasticamente avanti dalla titolare Tina Vannini, con il quale ha aperto la nuova stagione lo storico ristorante vegetariano Il Margutta (via Margutta 118), con la presentazione della mostra degli artisti Valeria Catania e Guido Pecci all’interno degli spazi espositivi del locale.

Normality, scritto da Lazzaro insieme alla psicoterapeuta Maria Grazia Lo Russo, racconta l’amore malato di Norman, un giovane timido ed affetto da psicopatologia interpretato dallo stesso Lazzaro, per sua madre, l’attrice Mariella Valentini, disposta a tutto pur di negare la condizione del figlio. Basato su fatti realmente accaduti, ci presenta un modo nuovo di fare cortometraggi, tutto giocato su una fotografia cruda, più americana che italiana, che punta a raccontare la vera anima dei personaggi.

Il cast del cortometraggio ha potuto contare anche su Carola Stagnaro, che interpreta la psicologa che ha in cura Norman, e Fabio Massimo Bonini, nella parte del nonno. Ulteriore prezioso contributo alla produzione del corto, è stato dato dalla partecipazione di Grazia De Michele che ha cantato per Normality, su riarrangiamento del musicista Luciano Vaccariello, “Il Tempio” uno dei brani della cantante più cari a Lazzaro, che lo ha ritenuto perfetto per il suo corto.

Secondo i due autori, il cortometraggio ha diversi obiettivi. Per Lazzaro uno degli scopi principali era quello di creare lavoro per i giovani attori, perché recitare è un’esigenza; in questa prospettiva si pone quindi l’altro obiettivo che è quello di trovare una produzione per poter sviluppare Normality in un progetto più ampio come un lungometraggio e più duraturo come una serie tv. Per la psicoterapeuta Lo Russo invece è stato un vero e proprio banco di prova, un’occasione per scuotere le coscienze, mettendo in scena le patologie che si creano inconsapevolmente nelle famiglie e che poi sfociano negli orrori di cui sentiamo parlare ogni giorno e a cui siamo assuefatti. Il suo obiettivo principale è quello di fare informazione e prevenzione sociale attraverso Normality, presentandoci il malato come l’anello di una relazione malata.

 

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