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Much Loved – Il nostro incontro con il regista Nabil Ayouch

In sala dall’8 ottobre, distribuito da Cinema di Valerio De Paolis, Much Loved film che racconta la vita di quattro prostitute nella Marrakech dei giorni nostri: quattro lavoratrici del sesso che si sostengono l’un l’altra, fra violenze e umiliazioni ma anche risate, tenerezza ed emancipazione. Abbiamo incontrato Nabil Ayouch, il regista francese di origini marocchine, che ha ricevuto minacce di morte a causa del film che è stato vietato dalle autorità marocchine, ritendolo offensivo dei valori morali e della donna marocchina, oltre che lesivo dell’immagine del Paese.

Quali sono le sue attuali condizioni di sicurezza?

“Abbiamo passato dei momenti difficili, in particolar modo dopo Cannes quando si è scatenata questa campagna che non posso che definire isterica di odio e di violenza che si è espressa in varie forme e che ha costretto ciascuno di noi a vivere sotto protezione: ho preso una casa per le attrici per proteggerle e ho dato loro una scorta. Io stesso ed i miei cari siamo stati accompagnati per molto tempo da guardie del corpo ma queste minacce erano molto forti e provenivano da più parti. Abbiamo attraversato un periodo, che come immaginerete, è stato veramente difficile ma nonostante questo abbiamo sempre conservato il sangue freddo. Oggi va molto meglio, abbiamo ancora un processo che è stato intentato non da parte dello stato ma da parte di un’associazione privata che ci ha accusato di pornografia ed è del resto il motivo per cui Loubna Abida non è con noi, perchè deve rispondere a dei guidici per il processo. Però le cose vanno meglio, in particolar modo da quando il film è uscito in Francia e in altri paesi europei”.

Immaginava i problemi a cui sarebbe andato incontro? E se oggi, conoscendo quello che è accaduto, lo avrebbe fatto ugualmente?

“Se io non pensassi che il cinema ha la capacità di svegliare le coscienze, probabilmente farei un altro mestiere. Se avessi potuto immaginare le reazioni che il film ha suscitato, lo avrei comunque fatto. Non mi sarei però immaginato reazioni di questo tipo. Quello che io mi aspettavo era un’opposizione forte. Quello che speravo, facendo questo film, era che avrebbe acceso un dibattito in Marocco e nel mondo arabo sul ruolo della donna e la condizione femminile nella società araba.”

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Ha scelto per interpretare queste quattro ragazze non professioniste e non prostitute. Come mai questa scelta e sopratutto, ho letto che ha fatto più di 200 interviste a prostitute, come è riuscito a travasare queste informazioni alle sue attrici riuscendo ad interpretare con grande verità queste protagoniste.

“E’ vero come hai detto tu che non sono attrici professioniste, a parte Loubna Abidar che ha già fatto qualche ruolo ma è vero che tutte e quattro sono cresciute in quartieri popolari, quartieri poveri quindi a contatto con la prostituzione, sono cresciute vedendo queste donne parlare, vedendole esprimersi e quindi in qualche modo comprendono e hanno appreso questo linguaggio ed è stata questa loro conoscenza, che in parte già esisteva, ad aver alimentato la loro capacità di incarnarle. Volevano talmente recitare questo ruolo che alcune, Loubna compresa, hanno mentito affermando di essere delle prostitute.”

Il film ha scene pesanti come lo stupro in questura, il consumo di alcool e droghe. Durante le riprese ci sono stati dei problemi per girare queste scene? E successivamente la visione di queste scene?

“Non abbiamo avuto nessun tipo di problema durante le riprese del film ne abbiamo avuto problemi nel ricevere le autorizzazioni per le riprese. Questo proprio per darvi l’idea che non potevamo immaginare quello che è successo dopo Cannes ed è stato proprio a Cannes che alcuni spezzoni del film sono stati postati su youtube ed è iniziata questa reazione violenta di una parte, e sottolineo una parte, della popolazione che ha poi generato la messa al bando e il divieto.”

Eppure il Marocco è visto come un esempio di monarchia illuminata…

“È vero che il Marocco di Muhammad VI non è più quello dell’epoca di suo padre, Hassan II. In quindici anni, sono stati fatti notevoli passi avanti e c’è una maggior libertà di espressione. Libertà che è tutelata anche dagli art. 24 e 25 della Costituzione nel nostro paese. A maggior ragione sono scioccato da questa interdizione. Che però mi convince sempre più che bisogna continuare a combattere per difendere i diritti civili, dal rischio non solo di una battuta di arresto, ma addirittura di una regressione. Bisogna continuare a esprimere la propria voce. E voglio sottolineare che il film è stato proibito non dal Palazzo reale, ma dal Ministro della comunicazione, cioè da un organo politico. E si sa, oggi più che mai, la politica soffre di un certo populismo”.

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E’ soddisfatto del dibattito che si augura di aver animato in Marocco e in Europa? 

“Come inevitabilmente accade ovunque, una censura rende il film molto più appetibile, che uno lo voglia o meno. Il film ha comunque suscitato un dibattito in Marocco e in tutto il mondo arabo e queste donne hanno iniziato ad esprimersi, sempre di più oggi la gente si interroga sulla loro vita. Se c’è un merito è quello di averle fatte uscire dal bosco, dall’ombra in cui vivevano. Molte ci hanno ringraziato dicendo prima noi non esistevamo, ora esistiamo. Questo è un grande dono che ci è stato fatto. L’altro dono è stato quello di leggere commenti di persone che hanno deciso di esprimersi dopo aver visto il film, e hanno difeso il diritto della popolazione marocchina a scegliere cosa andare a vedere e cosa non andare a vedere.”

Volevo avere qualche notizia in più sui casting che ha fatto e se qualcuna ad un certo punto, capendo il ruolo che andava ad interpretare, ha avuto timore di avere troppa responsabilità.

“Ho incontrato molte donne durante il casting. Quello che era importante per me era la loro motivazione. Ho detto a tutte che si trattava di un film difficile, di cui bisognava portare il peso, in qualche modo. Scelte le interpreti, ho provato molto con loro, soprattutto riguardo al modo di muoversi, di parlare. Quello che contava era riuscire a far emergere la loro interiorità, che poi aderisse a dei personaggi da rendere finalmente visibi, visto che visibili non sono.”

Chi ha paura di Ayouch?

Vorrei saperlo anch’io. Le pare che io faccia paura? Penso che il sesso e i suoi mestieri siano un tabù molto più grande di quanto immaginassi, nel mio paese. Se avessi dipinto queste donne come non sono, cioè delle vittime e non le guerriere che ho mostrato, forse il film non avrebbe disturbato. Ho dato uno specchio alla società marocchina: poteva decidere di specchiarsi o di romperlo, e in qualche modo ha scelto di romperlo”.

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Perché raccontare il Marocco e le sue duplicità?

“Ho deciso 15 anni fa di stabilirmi in Marocco. La società e la vita quotidiana lì m’ispirano per la loro vitalità e le loro contraddizioni, che spesso generano paradossi e ipocrisia e di cecità. Vivendo là, posso affrontare temi che mi ossessionano, di aprire una finestra su situazioni di gente emarginata, che non ha possibilità di essere vista né ascoltata. Forse ciò dipende dal fatto che sono cresciuto in una banlieue parigina e mi sento vicino a questa realtà”.

Cosa la colpisce delle prostitute che ha conosciuto per il film?

“Il loro spirito d’indipendenza, da ciò ricavano un potere e una forza che non si trovano in altre realtà. Contrariamente all’Europa, le prostitute in Marocco non hanno protettori, non hanno dei magniaccia, sono donne che si sono costruite da sole in una società patriarcale. Questo genera la solidarietà reciproca, la capacità di resistere anche attraverso l’umorismo e la voglia di ridere. Un’altra cosa che mi ha stupito molto e mi ha toccato profondamente è il rapporto con la famiglia: queste donne troppo amate, male amate hanno un disperato bisogno d’amore che esprimono senza nessun tipo di pudore. La loro famiglia d’origine resta, per loro, il fondamento imprescindibile della loro identità e ciascuno di loro mi ha detto che alla famiglia da tutto quello che guadagnano in cambio di un amore che, invece, è sempre negato ricevendo rifiuto completo.”

About Federica Rizzo

Campana doc, si laurea in Scienze delle Comunicazioni all'Università degli Studi di Salerno. Web & Social Media Marketer, appassionata di cinema, serie tv e tv, entra a far parte della famiglia DarumaView l'anno scorso e ancora resiste. Internauta curiosa e disperata, giocatrice di Pallavolo in pensione, spera sempre di fare con passione ciò che ama e di amare follemente ciò che fa.

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