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Mostra: KOKOCINSKI La Vita e la Maschera: da Pulcinella al Clown

Dal 17 settembre al 1 novembre 2015 Fondazione Roma Museo-Palazzo Cipolla presenta al pubblico la mostra personale di Alessandro Kokocinski (Porto Recanati, 1948) dal titolo Kokocinski. La Vita e la Maschera: da Pulcinella al Clown. L’esposizione contempla un corpus di oltre settanta opere polimateriche dalle tecniche fortemente innovative – dipinti, sculture, altorilievi, installazioni, disegni, filmati, versi poetici, libri d’artista – ispirate alla metamorfosi della «maschera», che l’artista definisce «mediatrice fra noi e il vuoto insondabile celato», la cui iconografia accompagna da sempre la storia e la storia dell’arte: fra mito, finzione, realtà. La cartapesta – medium essenziale di quasi tutti i lavori – è assoluta protagonista, elemento coagulante, materia dell’effimero. Il limite tra pubblico e palcoscenico si assottiglia fino a scomparire. La marionetta si cala  nell’umano, l’umano si trasforma in burattino.

«Sono molto felice di ospitare nel Museo Fondazione Roma – afferma Emmanuele F.M. Emanuele, Presidente della Fondazione Roma – una rassegna dedicata al maestro Alessandro Kokocinski, cui sono particolarmente legato da un rapporto umano protrattosi negli anni e intercalato da un proficuo scambio culturale. Se è vero che nella produzione di un artista confluiscono le esperienze vissute, ciò lo è ancora di più per Kokocinski, la cui arte è l’immagine trasfigurata della sua storia di ‘uomo tormentato’, che ha sperimentato su di sé l’esilio, la persecuzione politica, la discriminazione sociale, in una sola parola, la cattiveria del mondo». «La mostra – continua Emanuele – rispecchia a pieno titolo la ragion d’essere dello spazio espositivo di Palazzo Cipolla, ossia quella di mostrare la bellezza e le potenzialità dell’arte anche attraverso la presentazione di artisti che si distinguono per l’intensità di un percorso accompagnato da un positivo riscontro critico. Il viaggio che oggi ci  accingiamo a compiere insieme a Kokocinski è sicuramente una esperienza carica di emozioni».

Il percorso espositivo si articola in sei aree, scalate con continuità di rimandi: L’Arena; Pulcinella; Petruška; Sogno; Il Clown; Maschera Interiore. Una quarantina di opere inedite licenziate dal maestro in anni recenti o recentissimi (2012-2014) e composte espressamente per questa eccezionale circostanza. Come lo squarcio di un lampo di luna; Petruška; Poesia; Il cielo respira fra vita e sogno; Volò tra le stelle; Sono solo nel cortile del mio cuore; Abbagliare il mondo. Molte, poi, le unità figurative che hanno viaggiato intensamente, negli anni esposte al Silpakorn Arts Centre di Bangkok, all’Art Fair di Shanghai, al MNBA – Museo Nacional de Bellas Artes di Buenos Aires, al NAMOC di Pechino.

L’itinerario è animato anche da due grandi installazioni (Olocausto del Clown tragico; Non l’ho fatto apposta; quest’ultima si avvale della preziosa partecipazione di Lina Sastri, in un video di corredo) che compongono una miscellanea figurativa satura di spunti linguistici, rielaborazioni di opere precedenti assemblate in nuove configurazioni, variazioni tematiche, affacci e ritorni: tutte sostenute dal rapporto tra finzione e realtà. Ricchissima la grafica e i disegni; quasi pergamene di altri mondi, tra caratteri atletici, forme aperte, lontananze  arcaiche, silenzi luminosi.

Perturbante a tratti e più che mai soave, Kokocinski  combina gli spunti del fantastico russo col realismo
sudamericano (assimilato durante la giovinezza trascorsa tra Brasile, Cile, Argentina: le terre che accolsero la sua famiglia esule dall’Europa straziata dalla macchina totalitaria), la tradizione pittorica italiana e spagnola coi monumenti del teatro popolare napoletano, il dettato dell’arte scenica con quello della componente circense. È infatti al circo che afferisce la maggior parte delle opere esposte – alla cui selezione ha contribuito l’autore stesso – da Kokocinski ben conosciuto per avervi lungamente lavorato. Pulcinella affianca Petruška, Arlecchino si mescola alle clownerie, la stravaganza teatrale si alterna alla gravità, gli esercizi coi cavalli alle tauromachie. In una galleria di composizioni mosse da influssi esistenzialisti. La coscienza della maschera umana tutto permea. E  il mascheramento diviene verità.
Il superamento del pastiche del circo trapela da ogni dove; sebbene non manchino spunti giocosi o grotteschi, è una gioiosità dal volto melanconico – talvolta persino plumbeo – nei sentimenti di una meditazione che evolve l’eccitazione dello spettacolo nella riflessione dell’interiorità. Talvolta è la componente poetica a prevalere, specie nelle annotazioni scelte da Kokocinski per la titolazione delle opere: ben più estese di semplici diciture di  accompagnamento, prediligendo lo sviluppo di brevi versi dal linguaggio fortemente evocativo:  Scendo vestito di luna; Prigioniero di questo giardino dolente, ombra solitaria; Guarda come ci parlano dal Paradiso; Partirò con le mani vuote ma con l’anima speranzosa; Il poeta: con inchiostro azzurro e sangre bizantina. Sotto il tendone da circo sempre vivo,

Come scrive la curatrice, Paola Goretti: «  Kokocinski è un assalto al cuore  colmo di paesaggi con uomini rotti, il canto di un disastro partorito a morsi e a morsi sputato nelle latrine, un colore pentecostale acceso di lapilli. Ma anche uno sterminato orizzonte aereo dai riflessi felici e iridescenti, catapultati verso il cielo; un volume sottile -infinitamente esangue- esaltato dalla dimensione funambolica dell’arte circense. Un graduale affettivo fitto di allacci, un vibrante sedimento della memoria dell’umanità. Tra
Vita, Maschera, Sogno».

Il Percorso della Mostra:

1. L’Arena
Introdotta dalla voce narrante di Sergio Castellitto, in un tributo al mondo del circo bisbigliato mediante «La preghiera del Clown», nell’arena si sostanzia il tema taurino – anzitutto – mentre, solenne come uno scorticamento, appare il gioco del rovescio. Tutto è possibile, tutto coesiste, tutto si contraddice. Talvolta è il minotauro spettrale abitato da atmosfere apocalittiche; talvolta il caprone irriverente alle cui corna pencolano i sonagli del Matto dei Tarocchi (Scendo vestito di luna), il monello dissidente, l’ombra giullaresca delle imprese impossibili, l’esperienza profetica di un misterioso illusionista. Di tanto in tanto compaiono inserti drammatici debitori alla tradizione seicentesca, filtrati nei volti lividi che paiono cavati dall’ossuto pennello di El Greco o da quello accecante di Caravaggio. Di tanto in tanto tutto si ribalta, sul filo del volteggiare aereo (Il magico sogno di un comico; Volò tra le stelle), introducendo all’arte funambolica delle tante figure sospese inanellate.

2. Pulcinella

Guitto bonario e un po’ cialtrone, fedele all’arte dell’arrangiarsi e del trarsi d’impaccio col sorriso dai drammi della vita, feroce coi potenti e gentile con gli umili, troneggia Pulcinella nel carosello napoletano di Kokocinski, rafforzando il senso dell’antipotere. Eccolo mascherato come un fantasma, accecante come un’apparizione, presente in molte sale. C’è il Pulcinella dolente che accoglie il sonno di un bimbo (Bajo el calor de la luna 2 ) e  quello gaudente che sembra colloquiare con le voci del cielo (Ancora un canto). Quello che sbuca in tarantella tra le pagine di un libro d’artista (Accarezzavamo le stelle), quello che si rianima come un burattino levando il capo all’insù (Udii un canto). Infine, quello in diagonale di potenza propulsiva (Sono solo nel cortile del mio cuore), a chiusura dell’intera esposizione. Già volato lontano.

3. Petruška

Caposaldo tradizionale, marionetta esemplare dall’andatura a scatti e le emozioni imprigionate, resa celeberrima dal genio di Stravinsky e da lui musicata durante l’inverno del 1910-11 per i Balletti russi di Diaghilev (con interpretazione di Nijinsky), Petruška concentra nella sua essenza la sintesi del dramma patito per l’affermazione dell’identità, in risposta all’annichilimento del potere. Parente di Pulcinella, prossimo a Pinocchio, creatura dell’accumulazione – del doppio, del rovescio – in cui convergono infinite migrazioni folkloriche provenienti dai patrimoni dell’oralità (è Polichinelle in Francia, Kaspar in Germania, Punch in Inghilterra, Don Cristobal in Spagna, Punk in Olanda), gloria dei burattinai tedeschi di Mosca e Pietroburgo, eccolo in Kokocinski, nello spirito degli enigmi e dell’insensatezza: sfatto dalla fatica, monumentale e a riposo come una venere dormiente che guarda in faccia la morte già in agguato (Quello che ho Quello che spero Tutto quello che sono Tutto quello che amo), nostalgico e sontuoso come un’icona (Nel cuore di Petruška), eroe fiabesco, altare di libertà.

4. Sogno
Dal sognatorio di Kokocinski prendono forma pinocchietti svelti e appuntiti, Arlecchini innamoranti, eleganze flessuose, pergamene di altri mondi. I gesti sono concisi, debitori alla slavitudine di inizio secolo; i caratteri atletici abbozzati, con forme aperte e profili di grecità. La ruota funge da attrezzo, gli squilli di un trombettiere convocano tutto l’amore possibile. La tenerezza emerge da fondali bizantini, l’ardore ha un volto arcaico. Un musicato aereo ballabile dai segni frugali. Le tribolazioni si placano. Il Clown cede il posto al Poeta. Tutt’attorno, il vuoto. Il vuoto del bambino felice, quello del funambolo appagato che riceve uno scroscio di applausi, quello dell’uomo che si specchia nelle Pleiadi senza volere niente. E infine il volo. Le figure hanno addosso il giorno nuovo e l’orlo di tutto il divenire. Nato dalla ballata dei profughi e degli aruspici, spodestato dalla terra e apolide per destino, Kokocinski ha eletto il cielo a patria universale, liturgica, abbagliante. Ecco perché Abbagliare il mondo, nei silenzi della luce. Un cavallino dei miracoli sorretto da corda trapezoidale e sorreggente un angelo
funambolo esplode di esilità, mentre tutto diviene opera di scintillamento. In una cantillazione senza limite.

5. Il Clown
Nella cancellazione del reale si attua il mistero del Clown, nella grammatica dello spettacolo ispirato dall’ala poetica e dalla più intima essenza spirituale. Impastato di biacca e di artificio è il Clown, nel grande scudo- mandala vagheggiante tutti i mondi interiori. Quello che un tempo era il clown futurista o il ghigno di un sorriso macabro e triste di tenebra, in Kokocinski diventa una maschera  contemplativa (E il Clown catturò il Cielo), una ruota lunare addormentata (Metamorfosi), mentre Il figlio del Clown pare uscito da steppe mongole e tibetane. Quasi un piccolo Buddha.

6. Maschera Interiore
L’educazione al vivere senza menzogna da sempre incita Kokocinski a trafficare con la morte –apocalissi, asinerie, eresie – per prendersi gioco del nostro folleggiare. Goya, che in lui giganteggia e signoreggia su ogni altro probabile acquisto culturale (Bellonzi 1979), è filtrato da Bacon, Grosz, Fautrier, Grünewald. Ma anche dagli occhi allucinati di Füssli, spalancati sulla vertigine. La forma impietosa si evince fin dalle prove degli anni ’90, tragicamente annunciata dal precoce Yo quiero a la Argentina. Y Ud? (1977): un fantoccio sinistrato in posa sbilenca e demodé che offre la sintesi di tutte le dittature, sfacciatamente accomodato di fronte all’immane  urlatoio del mondo.

La mostra, a cura della Fondazione Kokocinski con Paola Goretti, è promossa dalla Fondazione Roma e
Il progetto espositivo propone atmosfere dal forte impatto scenografico ed evocativo, largamente ispirate al tema del mascheramento e rispecchiamento: tra identità, doppio, disidentità. L’ingresso è libero.

In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo edito da Skira, con scritti di Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Tiziana Gazzini, Paola Goretti, Fabio Lazzari, Margaret Mazzantini.

Vettore ufficiale della mostra è Trenitalia.

KOKOCINSKI
La Vita e la Maschera: da Pulcinella al Clown
Roma, Fondazione Roma Museo – Palazzo Cipolla (via del Corso, 320) 17 settembre – 1 novembre 2015

Ingresso libero

Orari

lunedì ore 15.00 > 20.00
dal martedì alla domenica ore 11.00 > 20.00 Ultimo ingresso ore 19.30

Informazioni

T. 06 69924641 www.mostrakokocinskiroma.it e www.fondazioneromamuseo.it

About Davide Belardo

Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

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