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La scelta di Michele Placido – Recensione Film

Ispirato al testo teatrale L’innesto di Luigi Pirandello del 1919 che fece scandalo e scalpore  tanto da dividere pubblico e critica, La scelta racconta un tema che, oggi come allora tocca la nostra sensibilità. Può una donna assumersi con coraggio la scelta di diventare madre pur non sapendo se il bambino che aspetta è figlio della violenza subita? E quanto è importante per un uomo il legame biologico con il proprio figlio? A quali certezze si è disposti a rinunciare per amore?

Mi sono appassionato a questa storia perché la considero attualissima, non datata. Pirandello è stato premiato col Nobel per aver raccontato meglio di chiunque altro le donne borghesi del periodo in cui scriveva. Lui più di chiunque altro riusciva a raccontare le donne e la loro sensibilità. Basta leggere i testi pirandelliani per rendersi conto della sua estrema empatia per il mondo femminile” parla così un’entusiasta Michele Placido che presto partirà per partecipare con questa pellicola al Festival del Cinema di Pechino. Laura il personaggio interpretato da Ambra Angiolini è una donna forte, coraggiosa, una donna a tutto tondo che non vuole essere identificata con la violenza subita come la stessa attrice ammette “Il mio personaggio ha il coraggio di uscire fuori dalla fila, di fare una scelta diversa da quella che vogliono gli altri”. Infatti è proprio nel momento in cui Laura si dovrà confrontare con la società, con la famiglia, con il marito sceglierà autonomamente di portare avanti la sua gravidanza facendo quindi ricadere “la scelta” sul marito, Giorgio, un uomo profondamente innamorato, un uomo ferito che subisce ciò che è stato fatto alla sua donna, che viene quasi spogliato della sua virilità e che attraverserà tutti gli stati d’animo dalla rabbia, all’orgoglio, alla fragilità per giungere a capire che tutte le domande non hanno senso e l’unica cosa che conta, nonostante le difficoltà, è l’amore. Da il volto a Giorgio un’inedito Raul Bova Devo ringraziare Michele per questo personaggio. Questo film credo che sia necessario proprio per come parla del dolore, delle possibilità di affrontarlo. Lavorandoci sopra mi sono accorto di come Giorgio viva in simbiosi con Laura, di come riesca attraverso l’Amore a vivere la rabbia, il dolore e l’orgoglio.”

Il punto di vista della protagonista è quello che maggiormente risalta nella pellicola, viene molto indugiato su primi piani degli occhi e del volto quasi a voler cercare i reali stati d’animo che non sono visibili ai più. Il suo sentire è accentuato ed espresso dalla scelta della musica, Laura insegna canto ai bambini del conservatorio, e la musica è come se fosse continuamente nella sua testa a seconda di quello che sta vivendo. E’ la donna che rigenera il tutto, è lei che riesce ad andare avanti e rendere in positivo un evento drammatico come uno stupro, così come conclude il regista “La donna reagisce in positivo e questo film è anche una metafora. Io sono anche più laico di Pirandello, che non credeva, ma ci sono domande così importanti che non possiamo evitare di porci e la donna ha qualcosa in più di straordinario rispetto all’uomo”

About Federica Rizzo

Campana doc, si laurea in Scienze delle Comunicazioni all'Università degli Studi di Salerno. Web & Social Media Marketer, appassionata di cinema, serie tv e tv, entra a far parte della famiglia DarumaView l'anno scorso e ancora resiste. Internauta curiosa e disperata, giocatrice di Pallavolo in pensione, spera sempre di fare con passione ciò che ama e di amare follemente ciò che fa.

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