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Fury 03

Fury di David Ayer – Recensione Film

Che David Ayer avesse familiarità con il concetto di trincea non è mai stato un segreto, stiamo parlando di un signore che ha sceneggiato Training day, e scritto e diretto sia Harsh time – i giorni dell’ odio che End of Watch – tolleranza zero, quindi uno che sa il fatto suo e che ci ha portato varie tipologie di guerre, ma che fosse così abile da portarci in una seconda guerra mondiale personalmente ne sono rimasto molto colpito.

Brad Pitt torna nella Germania nazista dopo Bastardi senza gloria e ci accompagna in una delle pagine più crude della storia dell’ uomo. Il punto di vista del regista è chiaro, vittime e carnefici sono sullo stesso piano, e se si vuole combattere il male non lo si può fare con la diplomazia, il male va combattuto con la stessa moneta, anche se il fine è la libertà dalla tirannia.

Affrontare il genere in questione penso sia tra le cose più difficili, soprattutto se si a che fare con riferimenti storici. Il rischio di portare il film ad un livello di denuncia inutile é così alto, che spesso la guerra  soltanto un pretesto per un tipo di moralismo che stona sempre e che non porta mai a niente. Fortunatamente l’opera in questione non ha nulla a che fare con tutto ciò. Il regista non ha nessuna voglia di far passare nessuno da eroe, qui tutti uccidono e nessuno si salva e il grado di violenza mostrato è talmente alto che è impossibile non sentirsi coinvolti. Personalmente trovo di un grande coraggio quel tipo di scrittura che entro e non oltre 60 secondi ti catapulta nell’ azione senza tante pretese, mettendo il regista nella situazione non facile di tenere alta la tensione per tutta la sua durata, la pellicola a mio avviso va oltre, e dalla prima scena infatti possiamo essenzialmente capire il concetto che più volte si presenterà allo spettatore durante la visione.j

Il film si apre con un soldato nazista che avanza lentamente sopra un cavallo bianco, creando un paradosso visivo non indifferente, la purezza contrapposta al dolore in una sola inquadratura. Quindi è quasi impossibile che allo spettatore non arrivi la sensibilità del regista, che, una volta conquistata l’ attenzione di quest’ ultimo  lo immerge senza tanti giri di parole nella crudeltà più assoluta, contestualizzando ma senza mai giustificare, tutte le azioni che Brad Pitt e i suoi fidati commilitoni saranno costretti a fare lungo il loro cammino.

Le note a favore dell’opera sono innumerevoli, a partire dal comparto attoriale strepitoso, amalgamato alla perfezione e con un intesa palpabile, fino ad arrivare ad una regia pulita, soprattutto nei combattimenti tra Panzer, dove si da spazio in egual misura sia alla spettacolarità che la pulizia visiva nel mostrare il lato strategico. Fortunatamente la pellicola non è privo di difetti, ribadisco fortunatamente perché non è la perfezione che cerca di raggiungere ma la veridicità e la cattiveria dell’ uomo. Partendo proprio dai vari scontri tra carri armati, trovo errata la scelta di mostrare le traiettorie dei vari proiettili come fossero raggi laser, e non esagero, si poteva evitare allo spettatore, che già deve passare sopra ai capelli impeccabili di Brad Pitt, la visione di un carro armato da cui sembrano fuoriuscire raggi fotonici. Una piccola nota a sfavore potrebbe anche essere ricercata in un epilogo con un paio di forzature che standardizzano il tutto ad un patriottismo fuori luogo, anche se su questo punto le interpretazioni potrebbero essere varie. Personalmente ho trovato una certa ambiguità nel finale che mi ha lasciato perplesso  ma non necessariamente deluso ,quindi fate vobis.

Era dai tempi de Salvate il soldato Ryan che non si vedeva un film del genere, con il coraggio e la crudeltà necessaria per descrivere quanto fa schifo la guerra. In ogni sua forma.

About Alberto Lupocattivo

Appassionato di cinema e letteratura. Nerd all'ennesima potenza è sempre attento al repentino mutamento della cinematografia. Per lui non esiste un genere ma il cinema di genere.

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