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Franny – Richard Gere a Roma per presentare il suo nuovo film

“It makes me laugh everytime I come here, because it’s totalmente casino.” Così esordisce Richard Gere, di fronte a una sala stracolma di giornalisti, a Roma per presentare il suo ultimo film  Franny, che arriverà nelle nostre sale, in 150 copie,  il 23 dicembre distribuito da Lucky Red. In Franny, l’attore americano interpreta il ruolo di un omonimo, bizzarro miliardario filantropo, ossessionato dai sensi di colpa per la morte di una coppia di amici in un incidente d’auto e dipendente dalla morfina da quando, cinque anni prima, lui fu l’unico sopravvissuto a quello schianto. Un personaggio dunque, sfumato e complesso così come qualcuno fa notare nella prima domanda:

Perché negli ultimi periodi della sua carriera predilige delle scelte così difficili a livello interpretativo?

“Più sono difficili e più ci si diverte. Oltre a Franny c’è anche un altro film Oppenheimer Strategies che uscirà tra poco, anche questo un film che rientra nella categoria degli indipendenti, girato con un basso budget e in pochissimo tempo. In realtà di semplice nella vita non c’è niente, tutti i personaggi, tutte le scelte sono complicate. Quindi perché ridurre la vita a cose semplici quando poi semplice la vita stessa non è. Secondo me qualunque personaggio io interpretassi avrebbe qualche fattore che potrebbe sembrare semplice in superficie, ma scavando in profondità troveremmo la sua complessità.”

Richard so che sei molto interessato alla politica di casa sua: volevo solo chiederti come l’America dovrebbe reagire ad un massacro come quello di San Bernardino e se per lei è un atto di terrorismo o riguarda le armi facili utilizzate in America.

“Dopo un massacro come quello avvenuto, ci si aspettava un discorso che ponesse fine alla grande disponibilità di armi negli States, ma invece di porre un limite al fenomeno, c’è stato un incremento delle vendite, tutti con la voglia di volersi difendere di più. In realtà dovremo scavare a fondo, scavare nelle cause e capire il perché di certi comportamenti e perchè certe cose succedono. Si ha la tendenza ad affrontare gli effetti quando ormai è troppo tardi, piuttosto che andare a fondo nelle cause e cercare di fare qualche cosa. Sicuramente chi si comporta male deve essere fermato e punito dalla legge però poi sono contro qualsiasi spirito di vendetta, la presenza dei vigilanti privati etc. per le strade; piuttosto bisognerebbe insistere sulla saggezza, sull’atteggiamento giusto da adottare nei confronti di queste situazioni e tornare sulle qualità d’amore tipiche proprio dell’essere umano”

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Cos’ha modificato della sceneggiatura originale di Andrew Renzi? E soprattutto, quale dei tanti aspetti di Franny è stato il più difficile da interpretare?

“Sicuramente ogni attore non ha mai lavorato su un film dove la sceneggiatura è rimasta invariata dalla fase di scrittura a quella della realizzazione effettiva: entrano in gioco sensibilità diverse nel momento di girare, si inizia a guardare alla parte estetica del film e a tante altre componenti che in fase di scrittura non possono essere prese in considerazione. Sicuramente ci sono casi in cui ci sono dei cambiamenti radicali e altri casi in cui ci sono cambiamenti minori ma succede sempre così: si discute con i produttori l’evoluzione della storia e poi si passa da un qualcosa di scritto al film che viene girato e questa è la seconda fase. Ma poi c’è pure un terzo film che è quello che viene montato durante il montaggio. Anzi, spesso è il produttore stesso a mettere uno “stop” ai cambiamenti, è giunto il momento di far uscire il film. Riguardo la seconda parte della domanda, questa pellicola poteva essere girata in modo totalmente diverso: poteva prendere la piega dello stalking che arriva quasi a perseguitare questi ragazzi, si poteva insistere di più sull’aspetto della sua dipendenza dai farmaci. Io, invece, volevo metterci tutti gli aspetti, volevo che fosse un film sfaccettato, arricchendolo con dell’umorismo, anche perchè nella vita l’umorismo è sempre presente anche nelle situazioni più difficili, anzi spesso più sono tragiche e più si sfocia sul cosiddetto black humor. Rimane un personaggio sconosciuto, misterioso anche la sua sessualità. E’ irrilevante saperlo ai fini della storia, anche perchè abbiamo voluto evitare di mettergli delle etichette e di inserirlo in una categoria ben precisa”

Com’è stato lavorare con Andrew Renzi, regista giovane ed esordiente?

“Il regista ha scritto la sceneggiatura e ha scritto questo personaggio così affascinante quindi sapevo già con chi avevo a che fare. E’ vero che era al suo primo lavoro di lungometraggio ma aveva già diretto corti, quindi sapeva esattamente i movimenti della macchina da presa e sapeva quale stile voleva dare alla pellicola. Abbiamo creato un certo rapporto di fiducia tra loro, aiutato anche dal clima di competenza e di esperienza del team che circondava Renzi. Il fatto che lui stesse raccontando una cosa molto personale, una storia molto personale per quanto riguarda il film, il personaggio, la città e la casa che diventa uno dei protagonisti del film. Lui aveva già tutto dentro e questo ha aiutato la realizzazione del film”

Farebbe un film in Italia? Le piace qualcuno dei nostri registi? O il casino che facciamo è troppo quindi non lo farebbe?

“Perchè no? Sono molto aperto a lavorare in Italia; il casino non mi scoraggia. Però sono tante le ragioni per cui alla fine si arrivi a realizzare o non realizzare un film. Non è che io sia schizzinoso ma ci sono tanti elementi che debbano combinarsi e mettersi insieme per far creare questa alchimia fantastica che fa si che un film venga realizzato o meno.  Questo purtroppo non è ancora avvenuto, ma io sono molto aperto a questa possibilità. Con Claudio parliamo spesso della possibilità di fare il prossimo film di Bernardo Bertolucci, quindi speriamo che ci sia, ma ci sono tanti altri registi italiani di talento con cui mi farebbe piacere lavorare.”

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Quanto è difficile per questo tipo di pellicole, così simili alla vita, trovare una distribuzione commerciale, visto che sono così distanti dal livello mainstream delle ultime produzioni hollywoodiane?

“Sicuramente la questione dei costi di un film è completamente diversa tra gli Stati Uniti e l’Italia. Negli Stati Uniti quando si fa un film dal costo di 5, 6 milioni di dollari che credo che in Italia siano già per film importanti, negli Stati Uniti siamo nella fascia dei film a basso costo. Con quella cifra si può fare qualsiasi tipo di film basta lavorare in questa maniera: con Franny abbiamo girato 31 giorni, Time Out of Mind siamo stati sul set 21 giorni. Sicuramente quando si ha un budget ridotto si lavora  in maniera più concentrata, molto più spontanea, si mantiene anche la freschezza della recitazione, non si perde tempo dietro a inquadrature e tecnicismi vari. Si ha una maniera di reagire veloce a quelle che sono le decisioni e sicuramente il risultato è ottimo e si possono raccontare queste storie di questo tipo. Mi piace lavorare in questa maniera proprio per la spontaneità che c’è in questo tipo di lavorazione.”

Quanto c’è, nel personaggio di Franny, di Howard Hughes?

“C’è parecchio, come pure di Hemingway: ad esempio c’è una citazione, una scena specifica nella vasca da bagno all’interno del film dove si rifà esplicitamente allo scrittore americano, che alla fine della propria vita si è lasciato andare notevolmente, era trasandato, aveva messo su un sacco di kg. Anche Franny si lascia andare tanto che anch’io come attore per arrivare a rappresentarlo ho dovuto mettere su peso. Anche la personalità dii Howard Hughes non era così limpida, ci sono dei misteri che ancora la circondano, ecco perchè c’è qualcosa di lui nel personaggio di Franny”

Ieri, nel programma di Fazio, ha detto che vedrebbe bene un incontro tra il Papa e il Dalai Lama. Secondo lei di cosa parlerebbero? Cosa si direbbero?

“Parlerebbero di questo pianeta, di come aiutare gli abitanti di questo pianeta, come renderli più saggi, più compassionevoli, più gentili, meno violenti. Questo si direbbero. Si interrogherebbero sicuramente su come fare per mettere fine a questa follia dilagando che si sta impossessando di questo nostro mondo. Forse cercherebbero la maniera di insegnare un po di sanità mentale alle gente che popola questo pianeta. Sono due persone straordinarie quindi a me viene naturale pensare al loro incontro perché pur avendo una cultura completamente diversa, rappresentando popolazioni completamente diverse, sono due persone che veramente potrebbero insieme fare tantissimo rivolgendosi al mondo intero.”

Quali storie sta cercando in questo momento e se magari queste opportunità si possono trovare più in tv che al cinema in questo momento? Sarebbe interessato a fare una serie televisiva?

“Fin dall’inizio della mia carriera non ho mai pianificato nulla, non mi sono mai posto degli obiettivi: ho scelto sempre per istinto senza mai avere un piano. I film che interpreto arrivano in due modi: ci sono dei progetti che mi colpiscono profondamente da vicino e da subito decido di fare e poi invece ce ne sono altri che arrivano così improvvisamente e me ne innamoro. Perchè uno si innamora? Non lo so, succede e basta e a quel punto non vedo l’ora di far parte di quel mondo, di condividere quell’universo e di passarci più tempo possibile. Ogni film che interpreto deve avere un contenuto d’umanità e rispettare le complessità della natura umana, anche se si tratta di commedie sentimentali con personaggi goffi: ogni storia deve rispettare la complessità della natura umana ecco. Questi sono i principi che seguo. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda: sono molto legato all’esperienza cinematografica, alla fruizione della pellicola, alla quale non rinuncerei mai. La tv americana (Sowtime, Starz, HBO, Netflix etc) ha dei prodotti di gran lunga a volte migliori del cinema. Riconosco che siamo in un periodo di cambiamenti e che bisogna adattarsi, ma la condivisione del piacere della proiezione di una pellicola sullo schermo cinematografico non ha paragoni.”

Leggi la recensione del film 

Guarda le foto della nostra Carmen Cerminara al photo Call di Roma

About Federica Rizzo

Campana doc, si laurea in Scienze delle Comunicazioni all'Università degli Studi di Salerno. Web & Social Media Marketer, appassionata di cinema, serie tv e tv, entra a far parte della famiglia DarumaView l'anno scorso e ancora resiste. Internauta curiosa e disperata, giocatrice di Pallavolo in pensione, spera sempre di fare con passione ciò che ama e di amare follemente ciò che fa.

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