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Il Club di Pablo Larraín-05

El Club di Pablo Larraín – Recensione Film

Partiamo da una premessa interessante che suscita curiosità nello spettatore: cosa fanno i preti allontanati dalla chiesa? Questo è l’argomento sul quale si basa tutto El Club di Pablo Larraín,  che ci racconta le vite di queste figure sparite nel nulla. Già dai primi momenti del film intuiamo in che modo verrà affrontata questa premessa, come sarà raccontata questa storia nei suoi aspetti più raccapriccianti. Non fa sconti, racconta tutto senza via di mezzo, in una pellicola puramente discorsiva che riesce comunque ad impressionare per la sua violenza. 

Fin da subito risulta difficile da mandare giù, troppo crudo, ma essendo ancora all’inizio c’è ancora un barlume di speranza. Con l’arrivo di nuovi personaggi si spera nell’arrivo della positività, di una sorta di eroe che affronti tutta la negatività dei protagonisti. Durante lo svolgimento ci accorgiamo però che nessuno si salva. Non c’è un personaggio, non uno, che incarni qualcosa di buono, dei valori o una sorta di moralità. In un modo o nell’altro, non solo i preti, tutta la cornice di persone che gli si costruisce intorno si rivela marcia e impossibile da salvare.

La recitazione è impressionante, molto credibile e a tratti spaventosa. Tutti i personaggi vengono affrontati coraggiosamente dagli interpreti, capaci di far percepire allo spettatore la vera faccia dei protagonisti.Un’opera lenta e riflessiva che si regge su di un intreccio labile ma che funziona. Statico, discorsivo e con pochissime scene nelle quali vediamo un po’ di azione, quando per azione si intende semplicemente il movimento.

La fotografia è bella soprattutto nelle esterne con l’ambientazione naturale è mozzafiato. E’ proprio qui che nasce il contrasto: l’unica cosa piacevole del film sono appunto queste inquadrature che ritraggono mari, scogliere, affiancate dalla miseria del pesino, opera dell’uomo. Non solo le costruzioni umane stridono ma l’uomo stesso. Opposto a questa grande bellezza del paesaggio, l’uomo è mostrato con la sua faccia peggiore. Si parla di un tipo di violenza particolare, non di morte o di squartamenti, del rifiuto della colpa, della negazione totale e del non riuscire a capire del male di cui si è capaci.

Non si può considerare un bel film. Una pellicola d’impatto, un’opera che lascia un segno nello spettatore, un film che si batte per portare alla luce cosa che tutti vogliamo seppellire, questo si. Ma non è un bel film. Tecnicamente parlando non presenta alcun interesse, dal punto di vista narrativo nemmeno, è importante l’argomento di cui si sta parlando e la franchezza con cui è affrontato. E’ giusta la sua realizzazione, così come è giusto che venga distribuito tuttavia prima di andarlo a vedere è meglio sapere cosa ci aspetta. “Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate” in questo caso calza a pennello. Non c’è speranza, non c’è bellezza. C’è un argomento pesante, affrontato con pesantezza, e che ci rende più consapevoli del male di cui l’essere umano è capace senza averne la minima cognizione.

About Alice De Falco

Innanzitutto è fondamentale dire che prova molto imbarazzo nel descriversi in terza persona, ma cosa non si fa per la gloria. Al mondo da fine 1996, fa le scuole (come tutti) e poi le finisce (come quasi tutti), dicendo addio al liceo scientifico e ciao al magico mondo del cinema. Da grande vuole fare la regista, avere un sacco di soldi e possibilmente sposare Wes Anderson anche se è un po’ brutto.

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