Birdman è il quinto lungometraggio cinematografico del regista, sceneggiatore e produttore messicano Alejandro González Iñárritu che prende in prestito il trend dei supereroi alternativi tanto in voga ad Hollywood per presentare la crisi di terza età di un attore allo sbando. Un ex stella di Hollywood alla ricerca di una nuova notorietà lontano dal personaggio di successo da lui interpretato in passato. Un tessuto narrativo ideale per rappresentare i dubbi di un uomo in declino psicologico e per mettere in completo ridicolo il mondo dello spettacolo.
Sorretto da due strabilianti interpretazioni, ottima quella del mattatore protagonista Michael Keaton e ancora più sorprendente la prova di Edward Norton, entrambi negli ultimi anni hanno sofferto più del dovuto la scelta poco azzeccata di prendere parte a pellicole incompiute. Anche il resto del cast di Birdman è di tutto rispetto da Zach Galifianakis (Una notte da Leoni) a Emma Stone (Easy A) per arrivare a Naomi Watts (The Ring), sono tutti assolutamente convincenti e sopra le righe così come la sceneggiatura scritta dal regista in collaborazione con i suoi nuovi compagni di merenda. Collaboratori scelti dopo lo scioglimento dal binomio che lo aveva legato con successo allo sceneggiatore dei suoi primi tre film, Gulliermo Arriaga.
Un’opera affascinante molto più riuscita del precedente Biutiful, che soffriva non poco i limiti di una struttura narrativa non perfettamente bilanciata, capace di divertire ma allo stesso tempo far riflettere per il dramma esistenziale in atto. Un film emozionante, concettualmente molto ambizioso, che ci consegna un uomo al cospetto dei suoi demoni interiori. Musicato e coreografato come una danza tribale, Birdman combina sapientemente dramma, emotività, finzione e realtà riportando al cinema virtuoso un talento tagliente che si scaglia senza peli sulla lingua anche contro i limiti dell’industria cinematografica.
Pellicola travolgente con l’unico limite di essere ridondante in alcuni passaggi che poterebbero disturbare lo spettatore meno attento all’evolversi di un’opera vibrante, surreale ma allo stesso tempo cruda e pungente.