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I bambini sanno di Walter Veltroni – Recensione Film

Che eredità stiamo lasciando ai nostri figli? Walter Veltroni, nota figura politica del nostro paese, prova a raccontarcelo in 114 minuti abbondanti, forse unico problema di questa pellicola. Il risultato tecnico non è dei più riusciti, il montaggio scorre poco fluidamente, ma la veridicità delle interviste ai vari bambini non possono che intrattenere per tutta la pellicola.

Si sa, i bambini non hanno filtri, quella potrebbe essere sfacciataggine per un adulto, per un bambino si chiama innocenza, e quella spiazza sempre. Ma allora cosa ha di diverso questo film da una puntata del buon vecchio “Chi ha incastrato Peter Pan”? Qui si cerca quel tipo di spontaneità che solo in un bambino si può cercare,certo i temi sono molto più importanti, ma comunque la differenza la fanno proprio quei piccoli colpi di genio che fuoriescono dalle risposte.

La pellicola attraversa 6 punti, amore, famiglia, dio, omosessualità crisi e passioni. Il tutto introdotto dalle significative vignette di Atlan. Bellissimo il montaggio iniziale che racchiude tutte le scene più simboliche del cinema con protagonisti loro, i bambini.

Si passa da Billy Eliot, fino ad arrivare al più recente Baarìa di Giuseppe Tornatore.

Il progetto è indubbiamente interessante, intrattenere per 2 ore solo attraverso delle interviste che si intersecano non è cosa da poco, ed il quadro generale lo è ancor di più, gli argomenti trattati sono quelli che hanno interessato di più il nostro paese negli ultimi anni, da notare come alcuni dei bambini trovano soluzioni a dei problemi complicatissimi con la semplicità di chi ha ancora intatta una moralità, che poi indubbiamente si perde, purtroppo, quando si è legati a dinamiche su cui non abbiamo potere. Un viaggio di 2 ore alla scoperta di chi dovrà accudire il nostro paese,dal 23 Aprile nei cinema.

About Alberto Lupocattivo

Appassionato di cinema e letteratura. Nerd all'ennesima potenza è sempre attento al repentino mutamento della cinematografia. Per lui non esiste un genere ma il cinema di genere.

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