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Soul: quanto sono importanti i tuo sogni? – Recensione del nuovo film Disney Pixar

Soul: Presentato per la prima volta al London Film Festival l’11 ottobre 2020, e quattro giorni dopo come film di apertura della quindicesima Festa del Cinema di Roma, sarà disponibile su Disney+ per tutti dal giorno di Natale di questo anno.

Joe Gardner è un insegnante di musica di una scuola media di New York, con il sogno di diventare un musicista Jazz. Dopo l’ennesima giornata lavorativa poco soddisfacente per una fortunata casualità riesce a far colpo su un gruppo di jazzisti esperti, che gli consentiranno di esibirsi in un numero di apertura molto importante. Sulle ali dell’entusiasmo comincia a camminare per la Grande Mela senza guardare dove mette i piedi… Imprudenza che lo porterà a una brutta caduta, e al suo viaggio verso l’aldilà.

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Una cosa che l’anima di Joe non riesce ad accettare, così elude la sorveglianza, finisce nell’anzi-tempo, e si finge uno dei maestri che devono iniziare le nuove anime alla vita sulla Terra. Gli capiterà l’anima 22 che, come evidenzia il numero, è in quel limbo da tempo immemore. Su di lei hanno rinunciato santi, scienziati e filosofi… ma per Joe è la scelta giusta, cosa c’è di meglio di un’anima che non vuole nascere, disposta dunque a cedergli il suo lasciapassare per la Terra una volta ottenuto?
Ma il compito non è appunto dei più semplici, e oltre al controllore delle anime, Joe deve far fronte a un ritorno sulla Terra decisamente non programmato.

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Cosa funziona in Soul

Diretto dall’attuale direttore creativo della Pixar Pete Docter, e co-diretto da Kemp Powers (alla sua prima esperienza da regista), Soul attinge molto dal recente passato del suo studio cinematografico, ossia Coco ed Inside Out.

Contrariamente a quanto succede nei fumetti di Topi e Paperi, parlare di morte non è un tabù sul grande schermo per la Disney, così ecco vedere di nuovo il protagonista fare un viaggio in un ipotetico aldilà, deciso a tornare nell’aldiquà per poter realizzare il suo sogno, che è tra l’altro lo stesso di Miguel: diventare musicista.

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Riguardo al secondo c’è una forte affinità con il mondo delle emozioni, dove tutto è computerizzato, e le anime ricordano non solo quei personaggi, ma anche bollicine di Acqua Lete miste al fantasmino Casper, mentre gli addetti all’aldilà sembrano usciti da un quadro di Picasso.

Quando è ambientato nel mondo terreno, Soul è tutto incentrato su una location, la New York in prevalenza black, fatta di attività decisamente di cultura afromericana, non solo i locali di Jazz ma anche le sale da barbiere. Un bellissimo viaggio visivo, sia per chi è stato nella Grande Mela, sia perché ha sempre desiderato andarci, del resto New York ha sempre avuto un fascino ancor più particolare nei lungometraggi d’animazione Disney, basta pensare ad Oliver & company e Bianca e Bernie.

Soul ha un buon lato comico, con il gatto tra i maggiori protagonisti, senza dimenticare i “camei ultratterreni” di anime famose, e offre anche diversi spunti di riflessione.

Dopo decenni di film d’animazione Disney pieni di ottimismo e speranza, la Casa di Topolino, soprattutto con la Pixar, sembra cominciare ad allontanarsi a questa visione positiva della vita, passando da “i sogni son desideri/Non smettere mai di sognare” a “Smettila di illuderti di essere ciò che non puoi essere, e accontentati di quello che sei, e hai”.

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Così, dopo i sogni infranti di Mike Wazowski di diventare uno spaventatore in Monsters University, ecco Joe Gardner, che dopo aver inseguito e ottenuto la sua grande occasione, si accorge che anche senza di quello la sua vita era comunque meravigliosa. Ma non solo, in una parte di questo aldilà scopriamo che coloro che inseguono troppo un obbiettivo possono arrivare a perdere del tutto la loro anima…

Non manca anche stavolta una critica ai genitori, così ossessionati dalla realizzazione dei figli da non accorgersi che il lavoro sicuro non è sempre sinonimo di felicità, ma quello più importante è l’inno alla vita su questo pianeta: soprattutto se hai la fortuna di capitare in un democratico stato occidentale, il nostro è un mondo piacevole da vivere e scoprire, con la sua natura ma anche le piccole cose artificiali, come la musica e la pizza. Il “Joe Gardner 22”, insomma, è come Eddie Murphy in “Piacere Dave”.

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Perché non guardare Soul

Soul al tempo stesso è un piccolo passo indietro per la Pixar, almeno per quel che riguarda le opere originali. Coco e Onward si sono dimostrati decisamente più commoventi rispetto a lui, e come dicevamo la somiglianza di tematiche rispetto ad Inside Out e Coco lo rende un minimo come un qualcosa di già visto, anche se, rispetto ad Up, riesce ad essere molto più coinvolgente nella parte centrale.

Soul sarà disponibile dal 25 Dicembre sulla piattaforma digitale Disney+ gratuitamente per tutti gli abbonati. Si spera che in seguito sarà disponibile anche per il mercato Home Video, per consentire anche ai non abbonati alla piattaforma streaming di poterlo vedere e rivedere tra le mura casalinghe, e dato che alle varie rassegne è stato naturalmente distribuito solo in versione originale, gli appassionati nostrani di doppiaggio sono curiosi anche di sentire le voci che doppieranno grandi attori come Jamie Foxx, Tina Fey e Phylicia Rashad (la signora Robinson/Huxtable per i nostalgici degli anni ’80).

Regia: Pete Docter, Kemp Powers Con: Jamie Foxx, Tina Fey, John Ratzenberger, Daveed Diggs Anno: 2020 Durata: 100 min. USA, 2020 Distribuzione: Walt Disney 

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