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Racconti di Cinema – Limitless di Neil Burger con Bradley Cooper, Robert De Niro ed Abbie Cornish

Ebbene, oggi recensiamo Limitless.

Film della durata di un’ora e quarantacinque minuti, distribuito in Italia nell’Aprile del 2011 dalla Eagle Pictures, diretto da Neil Burger, il regista di The Illusionist – L’illusionista, di Sempre amici con Bryan Cranston e Kevin Hart, atteso quest’anno con Voyagers.

Limitless è tratto da un romanzo di Alan Glynn, ovvero The Dark Fields, da noi tradotto col titolo Territori oscuri, edito dalla Rizzoli.

Se volessimo categorizzarlo e collocarlo in un genere cinematografico, potremmo circoscrivere e definire Limitless come un thriller di fantascienza dalle morbide atmosfere noir e dalle sofisticate venature adrenaliniche. Soavemente avvolte in una confezione di lusso leggermente patinata per ammantarlo, in forma mainstream, d’un facile, commerciale appeal.

Difatti, Limitless fu molto apprezzato dal pubblico e ricevette perfino lusinghiere recensioni. Totalizzando un consenso critico, su rottentomatoes.com, più che lodevole. Vale a dire il 69% di voti positivi. Una media assolutamente rimarchevole se consideriamo comunque il fatto che Limitless è sinceramente un buon film di puro entertainment senza però eccellere di particolari qualità memorabili, scevro volutamente com’è di alcuna pretesa artistica. A dispetto del materiale, originariamente a disposizione, ovvero la succitata novella di Glynn, colma a sua volta di sotto-testi psicanalitici e filosofico-esistenzialistici d’indubbia rilevanza, perlomeno potenzialmente adattabili in un film a più ampio raggio teoretico, Limitless non ambisce a essere un film portatore di chissà quali ecumenici, profetici messaggi educativi o illuminanti riguardo il senso della vita e non è sua intenzione soffermarsi sui suoi consequenziali, complessi substrati e inconsci, molteplici significati.

Sebbene sia un film assai movimentato a livello prettamente diegetico e leggermente inclassificabile, evidenziamolo, in un preciso ambito.

Inoltre, al di là dei forti incassi al botteghino e, a prescindere dalle lodi ricevute in maniera piuttosto uniforme, rimane una pellicola assolutamente godibile ma certamente limitata, perdonate il gioco di parole col titolo del film stesso, da uno script narrativamente incongruente e onestamente assai superficiale.

La sceneggiatura è di Leslie Dixon e apporta alcuni cambiamenti, comunque sostanzialmente irrilevanti per quanto concerne l’intreccio, rispetto alla vicenda narrata da Glynn. A eccezione del finale che, ovviamente, non vi riveleremo

Trama:

Eddie Morra (Bradley Cooper, nel libro il suo cognome è Spinola) è tossico ed è un modesto, sgarrupato copywriter innamorato della sua bellissima fidanzata di nome Lindy (l’avvenente ed elegantissima Abbie Cornish). Lei però è costretta a lasciarlo per via dei suoi problemi con la droga.

Al che, Eddie casca rovinosamente nella depressione più nera. Poi, incontra in un bar suo cognato che gli propone di deglutire una pillola, l’NZT. Sostenendo che essa possieda delle stupefacenti, miracolose molecole in grado di ottimizzare le facoltà cognitive di una persona, aumentandone a dismisura le doti intellettive. Eddie è inizialmente scettico, riluttante a ingerirla, pensando che si tratti di uno scherzo.

Non avendo però nulla da perdere, alla fine la ingoia. Da quel momento in poi la sua mente viene prodigiosamente potenziata in maniera, per l’appunto, sterminatamente illimitata. La sua creatività me giova in modo estremamente sensibile. Così tanto che Eddie, nel giro di una sola notte, completa un romanzo e, in una breve manciata di ore, arriva a memorizzare una quantità sconfinata d’informazioni.

Comincia dunque ad avere successo perfino col gentil sesso, arricchendosi in un infinitesimale lasso di tempo.

Viene notato da Carl Van Loon (Robert De Niro), boss della finanza che decide di provinarlo e, dopo un colloquio da Eddie sostenuto egregiamente, assumendolo nel suo lussuoso e assai redditizio impero aziendale.

Intanto Eddie si riconcilia con la sua giammai dimenticata, sempiternamente amata Lindy ma, al contempo, viene pedinato e poi perseguitato da degli strozzini della mafia russa. I quali, venuti a conoscenza delle proprietà strepitose del farmaco assunto da Eddie, dopo averlo positivissimamente testato sulla propria pelle ma soprattutto dopo averne constatato, a livello neuronale, le virtù fantasticamente portentose, lo ricattano al fine di derubarlo di tutte le scorte personali di NZT.

Suadentemente fotografato da Jo Willems, Limitless è, come sopra dettovi, un buon film assai suggestivo in molte scene. Ma è narrativamente poco coeso non poco si sfilaccia, perdendosi totalmente nel finale. Smembrandosi, nell’ultima mezz’ora, in una confusa e sin troppo frenetica storia di semi-detection incoerente.

Annientando le potenzialità di un film che, ripetiamolo, sulla carta poteva risultare molto più interessante se fosse stato dato più spazio ai suoi più profondi e allo stesso tempo inquietanti, assai affascinanti, melliflui e torbidi “significanti” che sarebbero potuti derivare dal materiale di partenza, cioè il libro di Glynn.

Ché è una critica, non tanto velata e null’affatto trascurabile, sulla società odierna improntata al falso culto dell’edonismo e della “piacioneria” a tutti i costi.

Una società cinica, materialistica, psicologicamente violentissima ove gli unici valori importanti pare che siano la bellezza fisica, la finta cultura più esteticamente appariscente, più eticamente, sbrigativamente limitata e cucita addosso, come si suol dire, all’abito che fa il monaco.

About Stefano Falotico

Stefano Falotico
Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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