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Racconti di Cinema – Hell or High Water di David Mackenzie con Chris Pine, Ben Foster e Jeff Bridges

Oggi, per il nostro consueto appuntamento coi Racconti di Cinema, vi parliamo di un film targato Netflix, piuttosto recente. Distribuito sulla piattaforma di streaming più famosa al mondo nel 2016. E, ovviamente, per i suoi abbonati, perennemente disponibile alla visione, ovvero Hell or High Water firmato da David Mackenzie. Regista discontinuo del quale comunque sarebbero da rivalutare le sue altre opere, in primis Young Adam e probabilmente anche la sua ultima fatica, cioè Outlaw King – Il re fuorilegge (sempre, peraltro, di Netflix) con Chris Pine. Il quale, inoltre, conobbe Mackenzie sul set di questo suadente Hell or High Water, splendida pellicola da noi presa qui in questione. Che, sinteticamente ma speriamo in maniera esaustivamente pertinente e sagace, proveremo a disaminare nelle righe seguenti con brevità arguta e dogmaticamente lapidaria. Sentenziando infatti fin da subito che trattasi di film, come già poc’anzi scrittovi, veramente brillante e potente. Indiscutibilmente straordinario e ineludibilmente avvincente.

Presentato al Festival di Cannes nella collaterale, fuori Concorso, sezione denominata Un Certain RegardHell or High Water è il classico film sleeper per antonomasia. Vale a dire uno di quei film cresciuti nel tempo esponenzialmente. Per essere precisi, invero a distanza di pochi mesi, per cui la Critica mondiale, inizialmente, non ne rimase però particolarmente entusiasta. Accogliendolo perciò con indifferente tiepidezza assurda. Poi ricredendosi in merito con estrema repentinità e doveroso mea culpa. Tant’è vero che, oggi come oggi, Hell or High Water, omaggiato all’epoca con ben quattro candidature all’Oscar assai rinomate, è assurto vertiginosamente in auge e può vantare una prestigiosissima e notevolmente lusinghiera media recensoria, su metacritic.com, dell’eccezionale 88%. Una valutazione ineccepibile, ritraente il suo valore cinematograficamente profondo e oggettivamente veritiero.

Scritto da Taylor Sheridan (Yellowstone) e idealmente facente parte del secondo segmento, approssimativamente definiamolo in tale sbrigativo modo e così cataloghiamolo semplicisticamente per via d’esigenze dizionaristiche di natura prettamente burocratica d’ermeneutica inutilmente “cinefila”, della sua trilogia incentrata sulla frontiera americana (superbo trittico d’alta scuola narrativa che consta del primo capitolo, Sicario, e del successivo “episodio” I segreti di Wind River), Hell or High Water è uno di quei film ove, apparentemente, pare che non succeda nulla eppure, malgrado ciò, emoziona e coinvolge a pieno ritmo lungo la sua appassionante durata, secca e tagliente, di due ore e quarantadue minuti, vivendo perlopiù d’inaspettate invenzioni registiche e soffici, struggenti atmosfere crepuscolari veramente suggestive e visivamente ammalianti (delicata fotografia quasi naturalistica, di forte presa, a opera di Giles Nuttgens).

In quanto la trama e gli eventi descrittici e mostratici s’inscrivono entro coordinate talmente lineari e, di primo acchito, banali e alquanto telefonate, da poter in effetti lasciarvi perplessi e insoddisfatti così come lo furono, difatti, sia il pubblico che la stampa critica dopo la sua prima ufficiale svoltasi a Cannes.

Lo spiantato padre divorziato e sfigato, seppure esteriormente molto figo ragazzone Toby Howard (un magnetico, sofferente ma coinvolgente Chris Pine) e il suo già malavitoso ed ex galeotto fratello viveur e sbruffone di nome Tanner (Ben Foster) s’improvvisano rapinatori di banche a tutte le ore. Al fine di procurarsi i soldi per poter saldare il debito del ranch lasciato loro in eredità dalla madre da poco morta. Estirpandolo, neanche a farlo apposta o forse volutamente, con la stessa banca da loro appena rapinata, la Texas Midlands Bank.

Presto, i due ladri da “strapazzo” vengono ricercati dalla polizia del luogo. Capeggiata dal veterano Texas Ranger di nome Marcus Hamilton (un grande Jeff Bridges che, per questa sua robusta interpretazione, fu candidato agli Academy Awards come miglior attore non protagonista) e dal suo inseparabile collega e amico di nome Alberto Parker (Gil Birmingham).

Ce la faranno i nostri due simpatici antieroi, scalcagnati e gaglioffi, a prendere per fessi tutti i poliziotti o qualcuno vi rimetterà le penne, tragicamente? Riusciranno a intascare furbescamente e impunemente il restante, assai remunerativo, malloppo senza perdervi soltanto un dollaro?

Non possiamo svelarvelo ma, naturalmente, il film non mancherà di sorprese geniali che, senza dubbio alcuno, v’estasieranno non poco.

Hell or High Water si lascia infatti vedere e gustare che è una bellezza.

Grande film nichilista, cattivo, mozzafiato e micidiale, tosto caper movie sui generis dalla strepitosa potenza visiva, perfino perturbativa, con echi romantici degni della tradizione più nostalgicamente affascinante dei grandi tempi.

About Stefano Falotico

Stefano Falotico
Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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