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Il Mio Corpo – Allo specchio due realtà diverse e allo stesso tempo uguali del nostro paese – Recensione

Il Mio Corpo: In una Sicilia deserta e da scenario quasi post apocalisse si svolgono le vicende dei protagonisti reali e non attori in questo esperimento che unisce il documentario al film, diretto da Michele Pennetta. Presentato e vincitore del Premio Raffaella Fioretta al miglior film italiano tra le opere prime e seconde della XVIII edizione di Alice nella Città, sezione parallela e autonoma della Festa del cinema di Roma.

Oscar è un giovane ragazzino siciliano che vive con il padre scapestrato andandosene, anziché a scuola, in giro a raccogliere ferraglie arrugginite che il padre poi rivenderà. Stanley invece è un povero ragazzo di colore immigrato, che vive tutti i giorni nella speranza di poter avere un permesso di soggiorno prolungato, che sembra per lui un sogno ad occhi aperti. Due realtà così diverse per provenienza, ma così simili per destinazione. Due mondi opposti che si incrociano sfiorandosi per tornare poi alle proprie origini.

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Cosa funziona ne Il Mio Corpo

Come spesso si può affermare per film che presentano tematiche sociali, anche in questo caso il documentario di Michele Pennetta offre uno spaccato di realtà che non può non farci riflettere su come siano difficili e disastrate alcune realtà del nostro paese.

Pennetta mette sullo stesso piano due mondi che sono distanti tra loro e lo fa con un uso intelligente della telecamera: alcune scene in mare ricordano, probabilmente in modo volontario, “Moonlight” di Barry Jenkins.

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Perché non guardare Il Mio Corpo

Per quanto riflessivo e profondo, il film non vanta certo di originalità, o meglio non tanto il film in sé, ma il progetto del film. Ossia un esordiente finanziato dal Mibact per interesse culturale e sociale poiché tratta temi come la precarietà e l’immigrazione: quante volte si è sentito tutto questo? Troppe. E lo spettatore che guarda che fa? Si auto convince che ciò che sta guardando è degno di attenzione da un punto di vista morale, ma scontato e ridondante da un punto di vista tematico e cinematografico.

È un’opera che va sostenuta assolutamente, ma sarebbe bello vivere in un mondo (o meglio in un paese) dove si vedono finanziati ogni tanto come progetti esordienti anche pellicole di finzione di qualsiasi genere che non presentino per forza tematiche socio-culturali, ma meritevoli da un punto di vista registico e di linguaggio cinematografico.

Il Mio Corpo è una produzione Close Up films con Kino Produzioni e Rai Cinema.

Regia: Michele Pennetta Anno: 2020 Durata: 82 min. Paese: Italia, Svizzera, 2020 Distribuzione: Antani, Kio Film

About Valerio Ambrogi

Valerio Ambrogi
Mi chiamo Valerio Ambrogi e sono nato il 02/12/1991 in provincia di Reggio Emilia. Fin dalle scuole elementari ho sempre nutrito una grande ed apparentemente inspiegabile passione per la settima arte. Questa passione è maturata negli anni, passando da quella che era in principio una assidua visione di film alla volontà di “sporcarsi le mani” in prima persona e realizzarne alcuni. Nel 2014 ho deciso infatti, assieme ad altri compagni di Università, di fondare una associazione culturale il cui obiettivo è realizzare lungometraggi e cortometraggi indipendenti. Ad oggi tale associazione vanta un lungometraggio di genere thriller e due cortometraggi di genere horror alla cui lavorazione ho preso parte in veste di produttore e aiuto-regia.

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