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Wolfenstein: Youngblood – Abbiamo giocato il nuovo sparatutto di Machine Games e Arkane Studios

Wolfenstein: Youngblood: A distanza di un anno esatto dal suo annuncio all’E3 2018, lo spin-off della saga anti-nazisti di Bethesda è arrivato sulle nostre macchine da gioco. Abbiamo giocato il titolo su X-Box One S e questa è la nostra recensione. 

Youngblood è ambientato negli anni’80 e ci vede nei panni di Jessie e Zofia, le figlie di William “B.J.” Blazkowicz, l’indimenticabile eroe della saga, misteriosamente scomparso. Come avrete già capito quindi, la nostra missione sarà quella di ritrovare il nostro caro genitore partendo dall’ultima sua posizione conosciuta, Neo Parigi. Al nostro arrivo in città saremmo presto coinvolti in una sanguinaria battaglia per liberarla dal male.

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Perché giocare a Wolfenstein: Youngblood

Sviluppato da Machine Games, artefici della saga principale, in collaborazione con il team Arkane Studios, creatori della serie Dishonored, il gioco offre molti degli elementi di base che hanno reso famosa la saga di Wolfenstein, come l’hub centrale che rappresenta la nostra base, ai quali però aggiunge una serie di novità interessanti che rendono il gameplay ancora più frenetico e con una struttura portante maggiormente aperta alle missioni, suddivise tra principali e secondarie, e una nuova e intrigante modalità cooperativa.

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L’intreccio narrativo della trama è effettivamente molto semplice ma completare il tutto vi porterà via circa 10/12 ore della vostra vita. Le missioni ci vedranno impegnati nel recupero di determinati oggetti, nel salvataggio di alcuni personaggi, in frenetici raid contro il Reich e alcune missioni casuali divise tra giornaliere o settimanali. Come nel recente passato è possibile rigiocare alcune missioni per conquistare ulteriori ricompense per realizzare l’upgrade del proprio equipaggiamento. Una delle migliori caratteristiche di Wolfenstein: Youngblood è sicuramente la modalità cooperativa ottimamente gestita, non solo dal punto di vista dello shooting ma anche da quello della strategia attraverso le abilità del proprio personaggio da abbinare al nostro compagno di gioco. Da non sottovalutare che il tutto può essere giocato attraverso la possibilità del Buddy Pass che vi permette di invitare in missione un amico senza acquistare due copie del gioco. Tecnicamente parlando siamo più o meno sui livelli di Wolfenstein II: The New Colossus. Youngblood ci ha pienamente convinto: tanto nel level design quanto negli effetti visivi che nella gestione dell’illuminazione. Menzione d’onore la merita l’audio soprattutto per la sua galvanizzante colonna sonora.

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Perché non giocare a Wolfenstein: Youngblood

Jessie e Zofia sono due ottime protagoniste, anche se lontane dalla coattanza del padre, tuttavia il resto dei personaggi del gioco ci sono parsi sottotono rispetto al passato. Qualche perplessità la regala anche la ripetitività di determinate missioni, soprattutto se giocate e rigiocate più volte in singolo. Dispiace infine per l’assenza della possibilità di utilizzare la modalità cooperativa anche in locale.

Wolfenstein: Youngblood è uno sparatutto frenetico e scoppiettante che, al netto di qualche lacuna, offre una decina di ore di divertimento ad un prezzo veramente irrisorio per un titolo Tripla-A.

About Davide Belardo

Davide Belardo
Editor director, ideatore e creatore del progetto Darumaview.it da più di 20 anni vive il cinema come una malattia incurabile, videogiocatore incallito ed ex redattore della rivista cartacea Evolution Magazine, ascolta la musica del diavolo ma non beve sangue di vergine.

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