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Venezia 76 – Giorno 3 : da Polanski a Kristen Stewart

La giornata inizia col botto: “J’accuse” di Roman Polanski é un grande thriller storico, storia del capitano Alfred Dreyfus, un giovane soldato ebreo che nel gennaio 1895 viene accusato di essere una spia della Germania e condannato all’ergastolo sull’Isola del Diavolo. Tra i testimoni della sua umiliazione vi è Georges Picquart, direttore dell’unità di controspionaggio militare che lo ha incastrato e che scoprirà verità spiazzanti sulla vicenda.
Stile classico ma non per questo manierista, regia impeccabile e Dujardin perfetto. Tra i migliori del festival fino ad ora. E, aggiungo, non avevamo dubbi.

Purtroppo l’idillio viene immediatamente spezzato dal successivo “Seberg” con Kristen Stewart, biophic sull’attrice Jean Seberg, sul suo rapporto con le Pantere Nere e sulla sua tormentata e difficile vita. 

L’ennesimo tentativo di glorificare un’icona giocando di soluzioni facili e cliché, qualunquismi e banalità degne di un tv movie da passare il mercoledì sera su Rai2. Peccato per l’ottimo cast sprecato.

Faccio appena in tempo a vedere l’inizio della conferenza stampa di “Seberg”, con una serissima ma splendida Kristen Stewart dal look punk e aggressivo, perché la masterclass di Brian De Palma mi impone una corsa forsennata e la rinuncia al pranzo.

E ne é valsa la pena: quando il maestro si presenta é un’intensa e impareggiabile emozione. Accompagnato da Rossy De Palma, Valeria Golino e Nadine Labaki, il regista ha parlato di alcuni dettagli della propria gloriosa carriera, come la realizzazione della sequenza della scalinata de “Gli intoccabili” (girata, dice De Palma, quando il budget impose un diverso set da quello originariamente previsto) o il bislacco omaggio di un rapper a “Scarface” (“molti anni fa ho girato un film chiamato Scarface”, dice il regista, ed é subito scroscio di applausi).

Alla risposta su quale sia il film di recente uscita più rappresentativo del futuro del cinema, De Palma risponde elogiando “Marriage Story” di Noah Baumbach, tra i film in Concorso quest’anno, ma rimane visibilmente dubbioso e perplesso in merito alla direzione intrapresa dalla Settima Arte e dal suo ambiguo avvenire. La prima esperienza cinematografica della quale invece ha memoria é la visione di “Scarpette rosse” (1948) di Powell e Pressburger, uno dei suoi film del cuore. 

All’inevitabile domanda poi su quale sia il suo rapporto col cinema di Hitchcock, suo noto e principale punto di riferimento, De Palma risponde parlando di una sequenza che ama particolarmente: quella dell’attacco aereo nel deserto su “Intrigo internazionale”.

Rossy de Palma ha invece parlato soprattutto delle proprie esperienze con Pedro Almodovar, mentre Nadine Labaki e Valeria Golino hanno raccontato le loro esperienze come attrici e come registe.
Purtroppo, a chiudere la giornata é il pessimo “Ema” di Pablo Larraìn, tanto atteso stando alle pazzesche e interminabili code all’entrata. 
Storia di Ema, ragazza costretta a fare i conti con le conseguenze di un’adozione non andata a buon fine, che distrugge la sua famiglia e la sua vita.

Lo stile del regista cileno, fatto di virtuosismi lirici e narrazione profondamente ellittica, può contrariare e respingere. Sicuramente però qui siamo anni luce lontani dalla grandezza di film come “Jackie” o “Neruda”. 

Meglio berci sopra: un americano gustato in compagnia al bar dei Leoni chiude la giornata e conduce verso il sonno.

About Raffaele Mussini

Raffaele Mussini
sono nato a Reggio Emilia (RE) il 19 febbraio del 1992 e abito a Campagnola Emilia (RE). Dopo essermi diplomato in un istituto tecnico di ragioneria linguistica e laureato in Marketing e Organizzazione d’Impresa, ho iniziato a scrivere recensioni per il cinema, quindi il mio primo libro “Volontà Rimosse”, seguito da “La perseveranza della pioggia”. Quanto al cinema, ho sviluppato fin da piccolo una fortissima e viscerale passione e già in tenera età sono arrivato a visionare e collezionare ogni tipo di pellicola.

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