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Tutti pazzi a Tel Aviv – Amore e guerra a Ramallah

Sameh Zoabi, con Tutti pazzi a Tel Aviv, osa l’impensabile ironizzando sul conflitto israelo/palestinese attraverso la scrittura di una soap opera romantica.

Salam (Kais Nashif) è un giovane palestinese sfaccendato che vive a Gerusalemme. Grazie allo Zio, uno dei creatori di Tel Aviv on fire la soap opera più nota in Palestina e in Israele ambientata nel fatidico 1967, lavora come assistente di produzione nella serie e sogna di diventare uno degli autori della stessa. Dato che la serie è prodotta a Ramallah per raggiungere il set tutti i giorni, Salam, è costretto ad attraversare un check-point gestito da Assi (Yaniv Biton), un capitano israeliano con velleità da scrittore, che una volta appreso che Salam lavora sul set di Tel Aviv on fire cerca di costringerlo a modificare la trama a suo piacimento. Il “sodalizio” artistico del giovane scrittore palestinese, che nel frattempo si è fatto strada nella produzione grazie alle intuizioni narrative di Assi, e del romantico generale non potrà non fare esplodere le contraddizioni di due visioni della storia tanto diverse in un turbinio di situazioni divertenti. L’amore si dimostrerà come sempre il collante migliore delle situazioni più disperate.

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Cosa funziona in Tutti pazzi a Tel Aviv

La pellicola, applaudita alla biennale di Venezia del 2018, è una divertente commedia che attraverso l’espediente narrativo della scrittura del copione di una soap opera descrive ironicamente la quotidianità di due “vicini di casa” che, seppur generalmente arroccati nelle loro posizioni diametralmente opposte, sono in realtà spesso molto più simili di quello che pensano di essere.

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Perché non guardare Tutti pazzi a Tel Aviv

Se la pellicola di Sameh Zoabi è animata da nobilissime intenzioni, sdrammatizzare una realtà politico-sociale incancrenita e avvicinare realtà che sembrano inconciliabili, fallisce proprio nella capacità di costruire situazioni genuinamente comiche. L’ottimo espediente narrativo non viene ben sfruttato e il difetto peggiore della pellicola è quello di risultare qualcosa di già visto e rivisto, sprecando l’opportunità di ironizzare efficacemente su due culture apparentemente molto lontane ma in realtà per molti versi cugine, attraverso un’opera corale che avrebbe potuto moltissimo nella battaglia culturale fra questi due mondi. Per queste ragioni appare totalmente fuori luogo l’accostamento fatto da alcuni di Tutti pazzi a Tel Aviv con la produzione di Woody Allen che, seppur in maniera discontinua, ha costruito negli anni analisi ben più sofisticate della contemporaneità, delle strutture sociali o familiari e delle idiosincrasie dei fanatici religiosi.

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Tutti pazzi a Tel Aviv rimane comunque una pellicola divertente che non soddisferà i palati più smaliziati ma che offre comunque uno interessante e inatteso sguardo su due mondi che generalmente appaiono solo come teatri di una guerra senza fine.

Tutti pazzi a Tel Aviv è al cinema dal 9 maggio con Academy Two.

Regia: Sameh Zoabi Con: Kais Nashif, Lubna Azabal, Yaniv Biton, Nadim Sawalha, Maisa Abd Elhadi, Salim Dau, Yousef ‘Joe’ Sweid, Amer Hlehel, Ashraf Farah, Laëtitia Eïdo Anno: 2018 Durata: 97 min. Paese: Lussemburgo, Francia, Belgio, Israele Distribuzione: Academy Two

About Elisabetta Prantera

Elisabetta Prantera
Ricercatrice sociale/redattrice, saltella da una vita tra una rilevazione e la visione compulsiva di film e serie tv...perché un buon film può sanare quasi tutti i mali del corpo e dello spirito.

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