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The Nightingale: lo scult dell’anno dell’ex promessa Jennifer Kent

The Nightingale: Jennifer Kent, regista dell’apprezzatissimo Babadook, torna dietro la macchina da presa con un film che ha diviso la critica di Venezia 75 ma non la giuria, tanto da meritarsi due premi: Premio Marcello Mastroianni ad un attore emergente (Baykali Ganambarr) e il Premio Speciale della giuria. 

Nei primi dell’Ottocento, in Tasmania, una giovane donna irlandese (Aisling Franciosi) è in cerca di vendetta per l’omicidio della sua famiglia da parte del capitano delle guardie britanniche (Sam Claflin) e dei suoi sottoposti. Prendendo come guida un aborigeno (Baykali Ganambarr), compie un lungo viaggio per raggiungere il suo scopo.

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Cosa funziona in The Nightingale

Per vedere fino a che punto un film può essere sbagliato, perché è stato lo scandalo dello scorso festival veneziano e perché probabilmente simili reazioni saranno replicate alla sua uscita nelle nostre sale (ma io spero che il film venga condannato allo straight-to-video che nemmeno si merita). Curiosità o mera informazione sono gli unici motivi che possono spingere a una visione talmente aberrante, nella quale si salvano solo i bravi attori.

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Perché non guardare The Nightingale

Perché è il punto più basso e al contempo il contro-manifesto del movimento #MeToo. Un film che osa porre in primo piano la bieca promozione di uno status quo social(e) deleterio arrivando perfino a sovrapporla alle ragioni e alle scelte dei propri personaggi. Ne emerge un corto circuito narrativo che rigetta in toto la logica ma abbraccia l’ultra violenza consapevolmente disgustosa e moralmente improponibile.

Un pasticcio che imbocca più strade e affronta più temi francamente inconciliabili (o che sicuramente non trovano qui un amalgama nemmeno sottile), con squarci horror senza un vero perché e una sequenza di stupro che meriterebbe l’abbandono della sala. Altro che Lars Von Trier. Coro meritatissimo di fischi e insulti alla Kent (Babadook) durante la prima veneziana: un gesto, quest’ultimo, da condannare quanto il film che lo ha generato. Scult dell’anno.

Regia: Jennifer Kent Con: Sam Claflin, Aisling Franciosi, Ewen Leslie, Damon Herriman, Charlie Shotwell, Michael Sheasby, Harry Greenwood, Ben McIvor, Baykali Ganambarr Anno: 2018 Durata: 136 min. Distribuzione: Australia

About Raffaele Mussini

Raffaele Mussini
sono nato a Reggio Emilia (RE) il 19 febbraio del 1992 e abito a Campagnola Emilia (RE). Dopo essermi diplomato in un istituto tecnico di ragioneria linguistica e laureato in Marketing e Organizzazione d’Impresa, ho iniziato a scrivere recensioni per il cinema, quindi il mio primo libro “Volontà Rimosse”, seguito da “La perseveranza della pioggia”. Quanto al cinema, ho sviluppato fin da piccolo una fortissima e viscerale passione e già in tenera età sono arrivato a visionare e collezionare ogni tipo di pellicola.

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