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The Brink – Sull’Orlo dell’Abisso: recensione del documentario dedicato alla figura di Steve Bannon

Arriva anche in Italia The Brink di Alison Klayman, atteso documentario dedicato al guru dell’Alt-Right e stratega dietro i movimenti populisti mondiali. Distribuito nelle grandi sale a partire dal 30 aprile 

The Brink – Sull’Orlo dell’Abisso è il secondo documentario del 2018 dedicato alla figura di Steve Bannon. Il che la dice lunga sull’improvviso peso acquisito dal personaggio agli occhi del mondo: da oscuro burattinaio dietro la vittoria di Donald Trump alle Presidenziali americane del 2016, a ronin-superstar della causa sovranista nel mondo, mente geniale e indipendente dietro le manovre coordinate dei principali partiti di estrema destra occidentali. Due film, dunque: il primo, American Dahrma di Errol Morris, utilizza l’arma dell’intervista uno a uno per raccontare le opinioni e ambizioni di Bannon, con un tono tra l’agiografia e l’interessato character study. Il secondo, questo The Brink, firmato dall’operatrice Alison Klayman su mandato della produttrice e amica di Bannon Marie Therese Guirgis, non punta i fari sul personaggio politico quanto sullo stratega dietro, inquadrandone i geniali e rivoluzionari metodi comunicativi che hanno decretato il trionfo della Destra nell’immaginario di questo decennio.

Alla base di The Brink, l’amicizia di lunga data tra Bannon e la produttrice ed ex-collega Guirgis. La donna riallacciò i contatti con il misterioso personaggio in seguito al Russiagate e al licenziamento-scandalo dalla Casa Bianca; la proposta, prontamente accettata, fu di lasciarsi seguire per un anno dalla documentarista Klayman, al fine di consegnare al mondo una visione “da dentro” del suo operato. In quei giorni Bannon entrava nella mappa della politica spettacolo: architetto, marine, manager per la Goldman Sachs negli anni ’80, produttore cinematografico, co-fondatore di Breitbart News e Google Analytica, attivista di destra nella Hollywood liberal. Un personaggio bigger than life, che The Brink segue nel periodo che va dal trionfo dei primi mesi trumpiani alla doccia fredda delle Midterm. Dipingendo un personaggio carismatico, determinato, forse geniale, animato dal sogno di operare nelle retrovie della Storia per guidare la rivolta populista mondiale.

Cosa funziona in The Brink – Sull’Orlo dell’Abisso

The Brink è un documento quasi fondamentale nel comprendere le meccaniche dietro lo scarto perpetrato dalla Destra internazionale su un’opposizione impotente e smembrata di qualunque identità. Attraverso i dialoghi sornioni di Bannon (ben felice di mostrare la propria astuzia operativa a favor di cinepresa), è possibile tracciare il quadro quasi completo della machiavellica macchina della comunicazione Alt-Right. Tutto ciò che ha contribuito ad unire le destre europee e americane parte dalle intuizioni di Bannon, dal finanziamento di Breitbart in piena era Obama al fatidico 2016: la narrazione oppositiva (il popolo in rivolta contro la fantomatica e onnipotente élite liberal-giudaica), i richiami d’appartenenza cristiani e nazionalisti, gli insondabili canali comunicativi dei podcast e dei social (“la Sinistra non ne ha mai capito il potere”, spiega mentre dialoga in diretta radio con ascoltatori adoranti).

Non solo: mentre mostra dall’interno la struttura promozionale, e i suoi potenti effetti sulle classi meno istruite dell’America rurale, Klayman prova  con The Brink ad inquadrare le mire transnazionali del movimento. Da Farage a LePen, passando per populisti belgi e olandesi fino a una Giorgia Meloni in difficoltà con l’inglese, il film traccia l’interessante filo nero tra i movimenti del Vecchio Continente, mentre un sempre più messianico Bannon diffonde le sua dottrine di città in città, incontrando leader e fissando punti.

Perché non vedere The Brink – Sull’Orlo dell’Abisso

Della politica in sé, delle motivazioni o delle eventuali ragioni dietro il discorso più ampio, The Brink dice poco. Il film resta concentrato sul suo protagonista con il tono del più giornalistico documentario d’osservazione, senza o quasi commenti esterni, dati in sovrimpressione o narrazioni di alcun tipo. E’ una testimonianza muta e imparziale della colossale macchina di Bannon, che giogioneggia e mostra orgoglioso le trame delle sue complesse battaglie. Inevitabile il rischio fascinazione: il suo protagonista ne emerge come una sorta di guru malvagio, un carismatico villain bondiano determinato a portare al collasso l’equilibrio geopolitico mondiale. Un controsenso inevitabile. Se Bannon appare come un genio della politica di questo secolo, è perché lo è.

The Brink sceglie la via delle testimonianze e dei contenuti, come American Dahrma puntava sulla dialettica dell’intervista. Il film che viene fuori dai dodici mesi di girato non racconterà nulla di nuovo ai più informati, ma ha il merito di porre ancora una volta sotto i riflettori una figura tra le più decisive di questi anni, e il colossale meccanismo centrato attorno a lui. In un certo senso, un lavoro importante.

Regia: Alison Klayman Con: Steve Bannon Anno: 2019 Durata: 91 min Nazione: USA Distribuzione: Wanted Cinema

About Saverio Felici

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Romano, classe 1993. Giornalista, inviato e addetto stampa. Collabora in giro da anni, scrivendo malissimo di un sacco di cose.

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