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Sorry we missed you – Ken Loach presenta il suo ultimo film anche in Italia – Recensione

Quasi un anno dopo la presentazione al Festival di Cannes, e in tempo per il senso di colpa legato alle consegne del periodo natalizio, esce in sala Sorry we missed you di Ken Loach, che ha incontrato la stampa a Roma.

Ricky (Kris Hitchen) e la sua famiglia vivono a Newcastle in Inghilterra e cercano di andare avanti come possono. Dopo la crisi finanziaria del 2008 hanno perso l’occasione di acquistare la casa dei loro sogni, e Ricky ha poi perso il suo lavoro nell’edilizia. Sua moglie Abby (Debbie Honeywood) lavora a chiamata come badante, senza né protezioni né sicurezza. Una nuova occasione sembra darla l’acquisto di un furgone e la possibilità di diventare lavoratori autonomi in appalto ad una ditta di consegne. Ma è tutto più complicato di quello che sembra.

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Alla fine della proiezione di presentazione di Sorry We Missed You si è tenuta una conferenza stampa moderata da Diego Bianchi, in arte Zoro, alla presenza del regista Ken Loach. Una delle prime domande di Bianchi riguardava qualcosa che è evidente nel cinema del regista inglese: non c’è mai un lieto fine. La speranza non ha spazio in questo film come nel precedente, I, Daniel Blake che aveva un finale beffardo ma amaro. Abby e Ricky non lavorano per vivere, ma vivono per lavorare, perdendo pezzi di loro stessi, perdendo contatto con la famiglia.

La nuova classe operaia è quella 2.0, creata dalla smaterializzazione del lavoro, dalla digitalizzazione della vita. Neanche i padroni sono più materiali, esistono solo superiori e responsabili, ma il padrone che dà il lavoro è un’entità astratta, una multinazionale con una sede estera che viene contenuta tutta in una “pistola”, l’arma che dà e toglie lo stipendio al lavoratore a seconda del numero di consegne effettuate.

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Cosa funziona in Sorry we missed you

Come tutti i recenti film di Ken Loach, ancora una volta abbiamo un ritratto spietato e tragico della realtà. In questo caso si tratta di una sorta di distopia realizzata, in cui la distanza fisica fa dimenticare l’esistenza delle persone al di qua e aldilà dell’algoritmo. Una delle scene più forti della pellicola è il confronto tra le foto della sindacalista e quelle di Abby. Da quelle dell’anziana donna esce vitalità, resistenza, lotta. Quelle di Abby sono un ricordo sbiadito di giornate qualsiasi, o in un caso, anche di un ricordo spiacevole. Il film funziona come monito a non dimenticare mai l’umanità.

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Perché non guardare Sorry we missed you

Ken Loach punta al suo pubblico, non concede speranze, anche se c’è una scenetta divertente che riguarda due tifosi di calcio che ricorda Il mio amico Eric, che riusciva a trattare con una certa leggerezza un tema duro come la depressione.

Sorry we missed you sarà in sala distribuito da Lucky Red a partire dal 2 gennaio 2020.

Regia: Ken Loach con: Kris Hitchen, Debbie Honeywood, Rhys Stone, Katie Proctor Paese: Uk Durata: 100 minuti Distribuzione: Lucky Red

In coda alla proiezione Ken Loach ha parlato del suo film e inevitabilmente delle recenti elezioni in Gran Bretagna e della futura e ormai inevitabile Brexit: “Credo che i media abbiano svolto un ruolo principale di propaganda contro Corbyn. Non solo i media conservatori, ma anche quelli più vicini ai Labour. Lo hanno dipinto come un razzista, e questo non è vero, come un amico dei terroristi, e non c’è cosa più lontana da lui. Se c’è una cosa che di cui mi posso lamentare è solo questo, che la stampa non è stata capace di capire il messaggio di Corbyn”.

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Relativamente agli attori del suo film ha poi commentato: “Ho cercato persone che fossero il più possibile credibili per quel ruolo, e soprattutto che fossero i primi a credere al ruolo che stavano recitando. Ricky (Kris Hitchen) è alla sua seconda prova da attore, normalmente è un idraulico, Abby (Debbie Honeywood) è un’attrice alle prime armi, che lavora come insegnante nella scuola dove abbiamo trovato i due ragazzi che interpretano i loro figli. Per farli recitare come una famiglia abbiamo provato molto, i due attori principali si sono iniziati a frequentare e spesso facevamo in modo che stessero insieme come una famiglia cucinando l’uno per l’altro. Inoltre, fornivo a loro i dettagli della storia un poco per volta, così da avere le reazioni più genuine, e credo che sia servito”.

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