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Sex Education – I dolori del giovane Otis nella nuova serie Netflix

Netflix propone con Sex Education un’ironica serie sulle questioni contemporanee più scottanti in camera da letto.

Nella atmosfera incantata e uggiosa della campagna inglese Otis (interpretato da Asa Butterfield, il bambino di Hugo Cabret) sembra vivere una adolescenza piuttosto comune fra scuola ed amici se non fosse che la madre Jean (una conturbante Gillian Anderson) è una famosa terapista sessuale che della sua intensa vita “sentimentale” e professionale non fa alcun mistero, in particolare con Otis. Jean cerca in tutti i modi di educare il figlio ad una vita sessuale libera e disinibita, con l’inevitabile effetto di reprimere involontariamente le sue naturali pulsioni con la sua presenza eccessivamente controllante. Otis tuttavia avendo ascoltato di nascosto paturnie sessuali e psicologiche di ogni sorta ed essendo dotato di una spiccata propensione all’empatia è un terapeuta nato diventando involontariamente l’assistente sessuale e il confidente di tutta la sua scuola…

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Cosa funziona in Sex Education

Interessante e tagliente l’espediente narrativo che muove questa serie recentemente apparsa su Netflix che affronta con piacevole ironia il variegato spettro dei gusti e delle problematiche sessuali nel mondo adulto e giovanile, evitando il registro drammatico anche nell’affrontare tematiche difficili come il cyber-bullismo o il razzismo. Facilmente si entra in empatia con i personaggi, ben cesellati in fase di scrittura e ottimamente interpretati da un cast ben amalgamato. Interessante anche l’approccio proposto in cui il protagonista Otis è insolitamente preparato, quasi a livello “universitario”, dal punto di vista teorico riguardo le relazioni e le pratiche sessuali ma totalmente incompetente dal punto di vista pratico ed emotivo costruendo un personaggio assolutamente delizioso.

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Perché non guardare Sex Education

Se da un lato la serie fa del suo sguardo senza pregiudizi sul mondo sessuale il suo forte, dall’altro pecca nel proporre quasi costantemente una visone della sessualità ancora eccessivamente fallocentrica e stereotipata. Una serie di questo tipo, ben scritta con un target prettamente adolescenziale, avrebbe dovuto rischiare di più nell’affrontare quella che è tutt’oggi forse la grande sconosciuta: la sessualità femminile. Sex Education, anche essendo caratterizzata da una immagine con una patina fortemente contemporanea e pur citando a tratti la letteratura scientifica del settore, si limita a proporre pratiche quasi totalmente circoscritte al piacere maschile. Si deve arrivare a puntata 6 per iniziare a intravedere la questione del mancato piacere femminile. Da questo punto di vista Sex Education rappresenta un pregevole primo passo, anche se ancora totalmente insufficiente, di diffusione di cultura e consapevolezza in un mondo che ancora fatica moltissimo a riconoscere i diritti delle donne in tutti i campi, in primis in camera da letto dove si gioca continuamente la partita del potere.

Divertente, ben fatta e complessivamente “utile” Sex Education ha il pregio di dipanare molte, anche se non tutte, delle questioni significative che affrontano gli adolescenti e gli adulti di oggi in quella che è forse rimane e rimarrà sempre una delle tematiche più significative nella vita di noi tutti. La vita amorosa, ancora prima di quella sessuale.

Regia: Kate Herron, Ben Taylor (II) Con: Emma Mackey, Gillian Anderson, Asa Butterfield, Chaneil Kular, Alistair Petrie, Connor Swindells, Cerys Watkins, Kedar Williams-Stirling, Aimee Lou Wood, Mimi Keene Formato Anno: 2019 Durata: 47-53 min (episodio) Paese: USA, Gran Bretagna Distribuzione: Netflix

About Elisabetta Prantera

Elisabetta Prantera
Ricercatrice sociale/redattrice, saltella da una vita tra una rilevazione e la visione compulsiva di film e serie tv...perché un buon film può sanare quasi tutti i mali del corpo e dello spirito.

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Un commento

  1. Avatar

    La serie è bellissima oltre che interessantissima, non solo per adolescenti. Finalmente si parla del sesso in maniera semplice ed abbastanza disinibita. Temi come il lesbismo, l’essere gay, o comunque l’essere diversi dagli altri, vengono snocciolati con molta naturalezza.

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