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Racconti di Cinema – Nonno scatenato di Dan Mazer con Robert De Niro e Zac Efron

Sì, oggi, con vostra somma sorpresa, intendo recensire un film abbastanza recente, ovvero Nonno scatenato di Dan Mazer con un debordante, incontenibile, irriconoscibile Robert De Niro e Zac Efron.

I due avevano già girato Capodanno a New York ma non ne condividevano nessuna scena.

Come successo per Capodanno a New York del compianto Garry Marshall, la Critica non è affatto stata certo benevola nei riguardi di Nonno scatenato. Massacrandolo ancor prima della sua uscita in sala. Perché un film che, in originale, si chiama Dirty Grandpa e ch’era vicinissimo a intitolarsi qui da noi Nonno zozzone, prima che la Eagle Pictures, che ha distribuito in Italia la pellicola, ci ripensasse e optasse per un titolo, appunto, molto più contenuto, da collegare antiteticamente e furbescamente all’immortale pellicola di Scorsese, Raging Bull, avendone lo stesso mitico protagonista, non poteva addirsi a uno come De Niro. Una leggenda vivente che, ovvio, negli ultimi vent’anni ha spesso auto-parodiato sé stesso con esiti alle volte infausti e non sempre riusciti, e dunque oramai non ci stupiscono più le sue folli scelte professionali, ma che non avremmo mai e poi mai pensato che potesse addirittura svendere la sua nomea totalmente, partecipando a un film così.

Ma la domanda che, a due anni distanza dalla sua release, mi pongo, è questa. In realtà già me la posi quando lo vidi al cinema. Nonno scatenato è davvero così sconciamente osceno, rappresenta realmente un’indelebile macchia vergognosa e inestirpabile nella carriera dell’insuperabile Bob?

Eh no, Nonno scatenato ha eccome la sua dignità di esistere e non essere, tutto sommato, il film squallidamente pecoreccio e inguardabile che si è detto, per cui si è gridato allo scandalo.

E, a d’uopo, calza a pennello la breve disamina del Dizionario Morandini:

Il 1° LM dello sceneggiatore Dan Mazer (Borat!) si può definire cinico sia perché promuove il ritorno all’animalità, sia perché fa strame del politically correct sfornando a ripetizione battute sessiste, razzistiche, omofobiche, pedofile e comunque volgari. Eppure non si può non coglierne il taglio ironico e liquidarlo tout court come reazionario. Vi si difende il militarismo americano ma vi si combatte anche l’omofobia e il conformismo. È un film che per programma rinuncia a verosimiglianza, coerenza e raffinatezza di scrittura e di regia dandosi come solo scopo quello di irridere, schernire e stralunare. Almeno in parte ci riesce.

Morandini, o meglio le sue figlie Laura e Luisa (perché il padre era già morto ai tempi di Nonno scatenato, quindi la recensione è loro) peccano semmai di una sola inesattezza. Non è il primo lungometraggio di Dan Mazer, bensì il secondo. Il primo è A prova di matrimonio del 2013, tralasciando naturalmente le serie televisive da lui dirette e i tv movie.

Eh già, io la penso allo stesso modo. Nonno scatenato, seppur sbracato, pasticciatissimo, eversivamente confusionario, trivialmente porcellesco, non è affatto da buttare. Anzi, mi complimento ancora una volta con monsieur Bob De Niro che, spiazzandoci inauditamente, a costo di giocarsi ogni cosa con questo film, ha azzeccato e indovinato un altro bizzarro personaggio della sua infinita gallery di maschere interpretative.

Inizialmente, per dovere di cronaca, la parte era stata designata per il lebowskiano Jeff Bridges. Poi, dopo il suo gentile rifiuto, fu contattato il vecchiaccio (eppur pressoché coetaneo di De Niro) malandrino Michael Douglas. Ma anche Mike lasciò stare. E Bob, essendo saltato il progetto Idol’s Eye di Olivier Assayas con Robert Pattinson, accettò arditamente di buon grado questo ruolo ingrato da nessuno ambito. Eh eh.

Nonno scatenato, film della durata (forse un po’ esagerata, considerando la tipologia di film) di 1h e 42 minuti, scritto da John Phillips.

Mi limito col dire che la trama è un pretesto, sostanzialmente, per mettere in scena una sarabanda interminabile di parolacce e battute “bassissime”, appunto, sporcaccione. Come direbbero i bacchettoni.

Un signore un po’ in là con l’età e in pensione, Dick Kelly (De Niro), è un ex militare tosto e sboccato che ha appena perso sua moglie, della quale si stanno tenendo i funerali.

Alla cerimonia funebre pare inconsolabile, un vedovo rimasto tristemente solo e devastato dal lutto della sua amata, defunta consorte.

Il giorno dopo, invece, è bello arzillo e sgallettante, si masturba davanti a un filmino porno e convince il pulitissimo nipote avvocato (Efron) ad avventurarsi con lui in Florida per darsi alla pazza gioia e divertirsi come un dannato. Un impudico schiaffo in faccia alla vecchiaia.

Sì, il film è tutto qua, la versione nonnesca e mainstream di Spring Breakers.

Chiunque, dal primo all’ultimo critico, tranne casi eccezionali come nel succitato Morandini, ha coperto d’insulti il film. Definendolo addirittura depravato, un turpe, mostruoso spettacolo immondo di schifezze e sconcezze. Verbali e non.

No, non dobbiamo mai essere assolutisti e prevenuti. I film vanno guardati e analizzati attentamente.

Dan Mazer è stato infatti uno dei “creatori” del dissacrante e funambolicamente terribile Sacha Baron Cohen, non dimentichiamolo. E questo film è perfettamente in linea con la sua poetica. Discutibile o meno, ma sempre di poetica si tratta. Sì, certo.

Se c’è una colpa che si può, invero, imputare a Mazer è quella di aver realizzato, a conti fatti, un film per niente scabroso. Che oramai, al giorno d’oggi, non si scandalizza nessuno per roba del genere. Prima ha gettato il sasso, poi ha nascosto e tirato indietro la mano, raffrenando gl’impulsi più ludicamente cafoni. Cioè, non ha trasgredito in realtà nessuna regola del Cinema comunque accettabile e confezionato per attirare spettatori di ogni età (il film ha incassato alla grande).

Un film paradossalmente moralistico (parrebbe una contraddizione in termini ma non lo è) che le spara grosse ma in verità accontenta ruffiano la carineria perbenistica del pubblico di massa. Tant’è vero che il tanto agognato, finale amplesso improponibile fra l’anziano De Niro e la pimpante pollastrella Aubrey Plaza (di nome Lenore, come nel Corvo di Poe) avviene pateticamente candido, con lei che cavalca Bob in maniera tenera, indossando interamente gli slip.

È proprio in quest’ottica ipocritamente puritana che il film, perciò anche Mazer, non si è giocato apertamente le sue sfacciate carte di partenza e il tutto è diventato fastidiosamente conformista e innocuo. Un giochetto puerile.

Caro Mazer, dovevi azzardare e non inibirti per paura della censura.

Nonno scatenato, al di là di quest’imperdonabile errore strutturale e concettuale, però funziona. Sì, non sto bestemmiando.

È L’attimo fuggente che incontra Porky’s. E la morale non è male. Come dire: ragazzo, sei ancora giovane per farti imbrigliare in una vita all’apparenza soddisfacente ma invece bigotta, borghese e noiosissima. Divertiti finché puoi. Insomma, goditela.

E la scena all’ospizio con Danny Glover non è deprimente. È orribilmente vera. Terrificante nel senso di raggelante. Una bella botta.

Riguardate Nonno scatenato con meno pregiudizi.

About Stefano Falotico

Stefano Falotico
Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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