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Pelican Blood: l’horror che non ti aspetti, ma nel quale non tutto fila liscio | Venezia 76 – Recensione Film

Sinistro e dolente, Pelican Blood convince a metà, scoperchiando tematiche e questioni di grande rilevanza che però si rivela inadatto ad affrontare, spiegare e narrare.  La nostra recensione del film d’apertura della sezione Orizzonti della 76ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia con protagonista Nina Hoss.

La quarantacinquenne Wiebke (Nina Hoss) vive con la figlia adottiva Nicolina in un allevamento di cavalli. Dopo molti anni di attesa, può finalmente adottare un’altra bambina, la piccola Raya, per dare a Nicolina la sorellina che ha sempre voluto. La convivenza però, armoniosa nelle prime settimane, diventerà presto turbolenta a causa del carattere aggressivo e selvaggio della bambina.

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Cosa funziona in Pelican Blood

Pelican Blood è l’horror che non ti aspetti. Dramma familiare gelido senza famiglia, che scoperchia fin da subito la doppia faccia dell’elemento estraneo subentrante, il film fa proprio un immaginario territoriale a stelle e strisce (il ranch) lontanissimo dalla propria provenienza geografica (Germania/Bulgaria) e vi adagia sopra un racconto cupo e tesissimo, a tratti disturbante. 

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Perché non guardare Pelican Blood

Un film che si beve in un sorso, fino alla fine, ma dove proprio l’epilogo è obiettivo sbiadito. Depista e confonde, affastella e accumula, cita e ammicca (“L’esorcista”, “Omen”), ma rimane vago nei propri intenti smarrendosi nelle proprie molteplici piste.

Un exploit in crescendo, un “Babadook” raggelato, che rifugge la complicità empatica dello spettatore e sfida il ridicolo e l’assurdo. Se il terrore deriva da ciò che non si vede, può ben definirsi un film terrificante, per lo meno in molti passaggi, ma finisce per crollare sotto il peso della propria irrisolutezza, non prendendo mai una vera e propria posizione. 

Regia: Katrin Gebbe Con: Nina Hoss, Yana Marinova, Murathan Muslu, Sebastian Rudolph, Samia Muriel Chancrin, Dimitar Banenkin, Sophie Pfennigstorf, Katinka Auberger, Christoph Jacobi, Justine Hirschfeld, Katerina Lipovska Anno: 2019 Paese: Germania, Bulgaria

About Raffaele Mussini

Raffaele Mussini
sono nato a Reggio Emilia (RE) il 19 febbraio del 1992 e abito a Campagnola Emilia (RE). Dopo essermi diplomato in un istituto tecnico di ragioneria linguistica e laureato in Marketing e Organizzazione d’Impresa, ho iniziato a scrivere recensioni per il cinema, quindi il mio primo libro “Volontà Rimosse”, seguito da “La perseveranza della pioggia”. Quanto al cinema, ho sviluppato fin da piccolo una fortissima e viscerale passione e già in tenera età sono arrivato a visionare e collezionare ogni tipo di pellicola.

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