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Mindhunter 2: recensione dell’episodio 5 di Andrew Dominik con protagonista Damon Herriman/Charles Manson

Ebbene, siamo arrivati al tanto sospirato Episodio #2.5 della seconda stagione di Mindhunter.

Episodio della considerevole durata di un’ora e undici minuti diretto da Andrew Dominik, regista dello stupendo L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford e del sottovalutato Cogan – Killing Them Softly, pellicole che vedevano come protagonista Brad Pitt.

Dominik sta attualmente girando Blonde, biopic su Norma Jeane, più comunemente nota come Marilyn Monroe. Che sarà incarnata dalla sempre più in ascesa, bellissima Ana de Armas (Hands of Stone, Blade Runner 2049).

Ecco, già basterebbe la nomea di Dominik per considerare, a prescindere dalla sua avvenuta visione e dal suo susseguente giudizio, positivo o negativo che sia, l’episodio 5 di Mindhunter 2 come degno di assoluto, primario interesse.

Ora, se a ciò aggiungiamo il fatto, come saprete, che in tale episodio assistiamo all’interrogatorio del tristemente celeberrimo Charles Manson da parte dei nostri beniamini agenti dell’FBI Bill Tench (Holt McCallany) e Holden Ford (Jonathan Groff), capite bene come tal succitato segmento di Mindhunter sia imprescindibile per chi, come noi, si considera un aficionado di questa serie straordinariamente intrigante firmata da David Fincher e creata da Joe Penhall.

Bill Tench e sua moglie Nancy (Stacey Roca) sono assai preoccupati per quanto sta succedendo al loro unico figlio. Difatti, loro figlio è indagato e i due coniugi, impotenti dinanzi alle lapidarie decisioni degli organi giudiziari, malvolentieri si attengono alle prescrizioni loro imposte. La loro casa viene dunque perquisita dagli assistenti sociali e la coppia viene costretta assurdamente ad accettare l’ingiusto verdetto emesso inappellabilmente dal giudice che ha obbligato loro figlio a un terapeutico programma riabilitativo.

Intanto, la dottoressa Wendy Carr (Anna Torv) fa l’amore con la sua nuova compagna, la barista Kay Manz (Lauren Glazier).

Al che arriviamo all’annunciata, iper-agognata scena attesa da tempo immemorabile nella quale, come sopra scritto, Tench e Ford interrogano Charles Manson.

Manson è interpretato dall’attore Damon Herriman. Caso più unico che raro d’interprete che, in questi mesi, ha interpretato lo stesso personaggio, ovvero Manson, sia in Mindhunter che in C’era una volta a… Hollywood di Quentin Tarantino.

Herriman ne fornisce un ritratto fra lo spaventoso, il grottesco, il patetico e l’irresistibilmente sardonico e la sua caratterizzazione di Manson risulta piuttosto credibile nonostante, va detto, non ce ne vogliano Dominik eTarantino, malgrado la bravura di Herriman, le differenze somatiche fra il vero Manson e quello, appunto, incarnato da questo baldo australiano sono alquanto evidenti.

E il gioco di somiglianza furbescamente cinefila non sempre funziona.

La scena comunque è vincente, Manson/Herriman sa infondere al suo personalissimo Manson un eccentrico tocco creativo, ammantando perfino l’odioso Manson d’una sorta di magnetica aura simpaticamente carismatica, grazie alla verve della sua parlantina sciolta e in virtù del suo plateale, nevrotico gesticolare squisitamente contagioso. Riuscendo a trasmetterci inquietudine e perturbante paura per merito della sua mimica facciale assai espressiva.

Una scena scritta benissimo nella quale palpiamo vividamente l’innocenza diabolica d’uno dei più grandi criminali di tutti i tempi.

Mostruosamente delittuoso poiché, per quanto Manson sia reputato, appunto, una delle menti assassine più pericolose di sempre, non si macchiò di nessun omicidio.

Lui fu il mandante di molteplici stermini, compresa l’indimenticabile strage compiuta efferatamente ai danni dell’ex moglie di Roman Polanski, Sharon Tate ma, di suo pugno, non si macchiò mai di sangue.

Incredibile ma purtroppo tragicamente vero.

Un episodio cult, irrinunciabile.

About Stefano Falotico

Stefano Falotico
Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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