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Le Nostre Battaglie, recensione del film di Guillaume Senez con Roman Duris

Le Nostre Battaglie riporta in Italia il cinema civile alla francese: secondo film di Guillaume Senez, Roman Duris protagonista, distribuito da Parthénos

A tre anni da un esordio importante come Keeper (2015, miglior film al TFF), il belga Guillaume Senez ripropone con Le Nostre Battaglie (Nos Bataille, 2018) un’altra storia di speranza e responsabilità, cinema civile virato sul sentimentalismo come piace a lui. Il film non possiede forse la specificità dell’esordio, simile com’è per sviluppo e messa in scena a tanti altri prodotti simili, ma conferma la presenza di uno sguardo, una visione tutto sommato particolare. Le Nostre Battaglie è un po’ quel genere di film che in Italia vedremmo affidato a Valerio Mastandrea, un lavoro di denuncia in toni minori molto inquadrato, a sancire ancora una volta la continuità di gusti tra il nostro Paese e la Francia. La chiave di lettura intimista è il tratto distintivo della visione proposta da Senez.

Le Nostre Battaglie sono quelle combattute da Olivier Vallet (Roman Duris), dalla sua famiglia, e dalla sua classe sociale in generale: il mondo dei proletari moderni, tanto esteticamente simile quanto in fondo differente da quello rappresentato trenta, quaranta anni fa. Olivier lavora in un magazzino di smistamento prodotti, in cui i licenziamenti ed il ricambio terroristico del personale sono all’ordine del giorno. E’ caporeparto e sindacalista, ma simili ruoli non hanno quasi più valore nelle logiche dell’impresa ai tempi della disoccupazione: la gente non lo ascolta, e di fronte a un management spietato e invisibile non ha alcun potere. I problemi veri iniziano quando Claire (Laure Calamy), moglie di Olivier e madre dei suoi due figli, va via di casa in piena crisi depressiva. Olivier dovrà farsi carico della famiglia da solo, proprio nel momento economicamente più difficile.

Cosa funziona in Le Nostre Battaglie

Le Nostre Battaglie sceglie di delegare il racconto della realtà operaia al privato, mostrando ciò che accade ai lavoratori dopo il fine turno. Le vesti di “cinema civile” sono solo apparenti, e Senez lascia ogni tipo di considerazione politica in secondo piano, limitandosi ad una rappresentazione della nuova fabbrica volutamente superficiale. Il protagonista assoluto è invece Olivier in quanto padre, e quindi indirettamente la struttura familiare che in tale contesto va in decomposizione. Alla fuga della moglie, il maschio di casa si ritrova de-istituzionalizzato, de-virilizzato, privo di ruolo e incapace di rapportarsi con i propri familiari. Vediamo Olivier provare disperatamente ad assolvere i propri doveri genitoriali, invidiare la sorella “spirito libero” interpretata da Lucie Debay, lottare per mantenere (come Volontè in La Classe Operaia) tutti quei piccoli privilegi middle class che è inevitabilmente destinato a perdere. La fragilità economica che sfocia nella fragilità delle relazioni, e un invito idealista a farsi coraggio tutti insieme per superare le avversità.

Perché non guardare Le Nostre Battaglie

Rifugiandosi nel mini-dramma familiare, Le Nostre Battaglie evita accuratamente di affrontare forse la parte più succosa della questione. L’inferno del lavoro ai tempi di Amazon rimane sullo sfondo, mentre un film più cattivo (e meno mieloso) avrebbe puntato i fari proprio lì: il nuovo concetto di operaio (donne, anziani, ragazzini) figliato dalla rivoluzione tecnologica; la macchina stritolante delle grandi aziende senza volto e senza neanche più capi con cui prendersela; la scomparsa del sindacalismo e dell’identità di classe. Argomenti solo sfiorati, e che avrebbero meritato un film più attento.
In più, la messa in scena di Le Nostre Battaglie è drammaticamente vecchia, bloccata in un prevedibile naturalismo a metà tra il Ken Loach periodo ’90 e i primi Dardenne. Macchina a mano, luci naturali, e non ultima un’estetica del proletariato piuttosto macchiettistica, fatta di barbe lunghe, berretti di lana e guanti senza dita. Lo stesso Duris, fino a pochi mesi fa supervillian da thriller, sembra a suo agio fino a un certo punto.

Le Nostre Battaglie si lascia sedurre da intenti politici, ma si rifugia piuttosto in fretta nel privato, rinunciando ad attaccare il vero centro della questione: ne esce un bel film con qualche idea e i bei momenti, una forte dimensione umana, ma che non sembra avere il coraggio di sparare le sue cartucce migliori.

Regia: Guillaume Senez Con: Roman Duris, Laure Calamy, Laetitia Dosch, Lucie Debay Anno: 2019 Nazione: Belgio, Francia Distribuzione: Parthénos Durata: 98 min

About Saverio Felici

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Romano, classe 1993. Giornalista, inviato e addetto stampa. Collabora in giro da anni, scrivendo malissimo di un sacco di cose.

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