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La Vérité – la grande delusione che ha aperto Venezia 76

La prima trasferta occidentale dell’acclamato regista di “Father and son” e “Ritratto di famiglia con tempesta” è un impersonale dramedy alla francese che non parte mai, ingabbiato in uno schema narrativo sterile e obsoleto.

Fabienne  (Catherine Deneuve) è una vecchia gloria del cinema francese. Quando pubblica le sue memorie, la figlia Lumir (Juliette Binoche) torna in Francia con la sua famiglia. L’incontro tra le due donne è destinato però a far emergere verità e confessioni sepolte.

Cosa funziona in La vérité

Funzionano le performance attoriali, sulle quali il film è interamente costruito. Proprio questo è uno dei tanti difetti dell’ultima fatica di Hirokazu: l’utilizzo di appeal, talento, presenza scenica e magnetismo del lussuoso cast internazionale come trampolino di lancio per il proprio salto continentale. Il film diventa questo: un atto esibizionistico, lo spettacolo circense di un acting cucito addosso alla personalità e all’indole degli attori in scena.

Perché non guardare La vérité

La famiglia disfunzionale è sempre stata al centro del cinema di Hirokazu. Eppure stavolta qualcosa non funziona: il meccanismo s’incarta, tenta di farsi metatestuale ma si avvita su sé stesso, urla e sbandiera quando dovrebbe solo raccontare e suggerire. Un plot appartenente a uno schema narrativo abusatissimo, consumato, rimasticato da più di un decennio di cinema d’auteur. E la mano di Hirokazu sparisce, si ritira, si nasconde.

Foriero di basse aspettative fin dalla propria annunciazione, La vérité è il deludente film d’apertura di questa settantaseiesima edizione del Festival nonché probabilmente il peggior film di un altrove grande regista. Non è facile per un cineasta radicato in una cultura e un modo di fare cinema propri compiere il salto in direzione di un mercato e un contesto cinematografici così diametralmente opposti. Significa spesso scendere al compromesso tra la conservazione della propria visione e poetica e la necessità di assecondare le esigenze di una cultura e ideologia altre. Hirokazu, semplicemente, ha costruito “La vérité” in rapporto a questa urgente ambizione, dimenticandosi del cuore, della passione e del cinema.

About Raffaele Mussini

Raffaele Mussini
sono nato a Reggio Emilia (RE) il 19 febbraio del 1992 e abito a Campagnola Emilia (RE). Dopo essermi diplomato in un istituto tecnico di ragioneria linguistica e laureato in Marketing e Organizzazione d’Impresa, ho iniziato a scrivere recensioni per il cinema, quindi il mio primo libro “Volontà Rimosse”, seguito da “La perseveranza della pioggia”. Quanto al cinema, ho sviluppato fin da piccolo una fortissima e viscerale passione e già in tenera età sono arrivato a visionare e collezionare ogni tipo di pellicola.

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