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La Casa di Jack – Abbiamo visto il chiacchierato film di Lars von Trier e incontrato il suo protagonista Matt Dillon

La Casa di Jack (The House That Jack Built): Arriva in sala tra polemiche e alte aspettative il chiacchieratissimo ultimo film del sempre più provocatore Lars von Trier. Cosa ci dobbiamo aspettare dalla sua nuova opera? Scoprilo con la nostra recensione de La Casa di Jack

12 anni, 5 “Incidenti” decisivi, più di 60 vittime all’attivo: sono i numeri che scandiscono la “carriera” da serial killer di Jack, un ingegnere che sogna di fare l’architetto, e che ha da tempo in progetto la costruzione di una casa tutta sua. Sono anche i punti fermi de La Casa di Jack, nelle sale italiane dal 28 Febbraio con Videa.

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Lars von Trier (Nymphomaniac) mantiene la sua nomea di eccentrico e controverso regista con la sua opera più recente, La Casa di Jack, che vede come assoluto protagonista Matt Dillon (Rusty il Selvaggio).

Leggenda vuole che all’ultimo Festival di Cannes – dove è stato presentata in anteprima la pellicola – diverse persone siano uscite dalla sala durante la proiezione, senza rientrare per ultimarne la visione. Eppure, al concludersi del film, è seguita addirittura una standing ovation da parte del pubblico restante. Dillon, d’altro canto, ha raccontato durante il nostro incontro a Roma.

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«Non ricordo persone che abbiano abbandonato la sala durante la proiezione. Però noi eravamo seduti davanti, quindi non so, forse è uscito qualcuno tra quelli seduti più indietro?».

Cannes, o non Cannes, ne La Casa di Jack ci sono tutti i presupposti per aprire più di una polemica al riguardo, ma forse, in realtà, anche meno di quel che ci si potrebbe aspettare.

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Cosa funziona in La Casa di Jack

La pellicola di von Trier è una cruda incursione nella mentalità di un serial killer, Jack (Matt Dillon), che attraverso un monologo/dialogo che sembra prendere le vesti di una seduta psichiatrica, ripercorre le tappe più significative della sua “arte”, come ama definire le varie uccisioni. Un’arte che Jack utilizza nel tentativo di trovare se stesso.

«Jack è così tante cose insieme» spiega Matt Dillon «Ne ho discusso parecchio con Lars. È il suo creare tutte queste persone differenti, che derivano da una fondamentale mancanza di un vero e proprio centro, di un nucleo identitario».

A differenza di Jack, Dillon dimostra di possedere quello stesso nucleo, quella stessa identità di cui il suo personaggio è alla così disperata ricerca. Riesce infatti in un compito difficile, ma superato a pieni voti: quello di caricarsi sulle spalle il peso emotivo dell’intera pellicola, dando prova, ancora una volta, delle sue grandi capacità attoriali.

«Credo che questo film sia davvero diverso, unico nel suo genere. Ero curioso di vedere cosa fosse stato scritto sugli psicopatici, così mi sono documentato. C’era così tanto al riguardo, addirittura ho trovato un libro chiamato I 50 serial killer di cui non avete mai sentito parlare. 50! E non ne avevamo la minima idea? Ed era un libro in 4 volumi! Non è un singolo fenomeno, è purtroppo qualcosa di intrinseco alla natura umana, ed è reale. Ma credo che il film sia molto più di questo. […] Ho scelto di lavorare con Lars per tutto il processo che c’è dietro la realizzazione di questa pellicola. In qualità di attore, mi piacciono le sfide, e questa è stata una grande sfida. Non è stato semplice non emettere giudizi sul personaggio che stavo interpretando» racconta l’attore alla stampa romana.

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Perché non guardare La Casa Di Jack

Nonostante la bravura dell’interprete principale, di un profondo e recentemente scomparso Bruno Ganz, e di una incredibilmente tediosa – come d’altronde richiestole dal ruolo – Uma Thurman, il film, proprio come il suo protagonista, sembra vacillare tra quello che vuole essere, e ciò che realmente è.

Spesso le scelte stilistiche e narrative sembrano infatti dettate più dal desiderio di suscitare una precisa reazione nel pubblico in sala, che da una reale necessità della storia. Eccetto qualche episodio – come ad esempio l’anatroccolo o il portamonete, per darvi un’idea senza però anticiparvi troppo – che danno davvero il senso di quanto contorta e raccapricciante possa essere la mentalità di Jack, molte delle violenze qui mostrate non si discostano più di tanto da quel che vedremmo in un qualsiasi altro horror/thriller o anche leggendo/guardando ciò che capita online o in TV.

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Qualcosa che lo stesso Matt confessa quando gli viene fatta la (prevedibile, in questo caso) domanda sulla censura:

«C’è effettivamente una versione in cui sono state tagliate delle scene, una necessità di distribuzione. In realtà non sono un grande fan della censura, anche se ci sono delle scene molto forti qui. Ma sapete… Ricordo di avere avuto molta ansia inizialmente, mi chiedevo se il film fosse troppo violento, troppo oscuro. Ma a volte basta accendere la TV, e dopo neanche cinque minuti, ti rendi conto di come quello che stai guardando sia anche peggio. In ogni caso, credo che il fatto che la violenza in questo film vi colpisca così tanto, sia proprio quello che vuole Lars, perché è così che dovrebbe essere: la violenza è sconvolgente».

Attenzione: La Casa Di Jack sarà nei cinema Italiani dal 28 febbraio in due versioni diverse, di cui una integrale in lingua originale sottotitolata mentre la versione doppiata in italiano sarà censurata.

 Regia: Lars von Trier Con: Matt Dillon, Bruno Ganz, Uma Thurman, Shioban Fallon Hogan, Riley Keough, Sofie Gråbøl Anno: 2018 Durata: 152 min. Paese: Danimarca, Francia, Germania, Svezia Distribuzione: Videa

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