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Intervista a Arantxa Echevarria regista di Carmen y Lola

Abbiamo incontrato e fatto alcune domande a Arantxa Echevarria regista di Carmen y Lola, suo primo film, vincitrice di 7 premi Goya, tra cui quello di miglior regista esordiente.

Sei una regista esordiente ma il film è molto ben definito, da dove hai preso ispirazione per la storia?

Arantxa Echevarria: “L’ispirazione del film nasce da suggestioni personali e da un fatto di cronaca realmente accaduto.

Da una parte, infatti, il tutto si ispira al ricordo del mio primo amore. Un qualcosa che vediamo sempre raccontato da uomini, nella lettura, nel cinema, nella cultura in generale. Tutto è sempre raccontato da loro, l’amore, la maternità, il sesso…Io volevo parlare di amore ma dal punto di vista di una donna. Basandomi sui miei ricordi tutto appariva così “naif”, meno sessuale di quanto siamo abituati a vedere nei film. E poi il primo amore è un tema assolutamente universale, se è tra una coppia etero o una coppia omosessuale non cambia nulla.

Dall’altra, c’è stata una vicenda che mi ha particolarmente colpita. Era il 2009, quando lessi sui giornali la storia del primo matrimonio tra due ragazze gitane in Spagna, a Granada. Mi colpì molto, anche perché la legge sul matrimonio omosessuale esisteva già da molti anni in Spagna. Quando iniziai a leggere l’articolo mi resi conto che la foto delle due donne era di spalle e che i nomi erano falsi perché non volevano essere riconosciute. Avevano paura di quello che sarebbe potuto accadere loro. Così, mi immaginai come sarebbe stato prendere quella foto, girarla, vedere le due donne in faccia e raccontare la storia del loro primo amore. Così è nato Carmen y Lola.”

Leggi la recensione di Carmen y Lola

La comunità gitana spagnola ti ha aiutato nella realizzazione di questo film?

Arantxa Echevarria: Sì, assolutamente. Io non sono gitana e sono dei Paesi Baschi, che sono molto lontani dalla cultura del sud e da quella gitana in generale. Quindi, mi sono avvicinata a questo mondo con moltissimo rispetto, senza conoscere quasi nulla di quella cultura, perché anche se sono qui da più di 500 anni e sono più spagnoli d noi – loro si sentono assolutamente spagnoli –, io non conoscevo quasi nulla di loro, eccetto i soliti stereotipi che certamente non sono positivi. Quindi, per fare questo film sono dovuta entrare in contatto con loro poco a poco, “chiedendo il permesso”. Quando iniziai a dire che volevo raccontare la storia d’amore tra due ragazze gitane, loro mi dissero che ero pazza, perché questo non accade nella loro cultura ma solo tra “los pallos” (che sarebbero i non gitani). Dopo che ci siamo conosciuti meglio, più da vicino, passati i sei mesi di casting e altri sei mesi di lavorazione, qualcuno ha iniziato a dirmi che effettivamente conosceva una cugina che stava con una ragazza però nessuno lo diceva, era tutto tenuto segreto.

Lavorare con loro è stato come costruire una grande famiglia di gitani e “pallos”, gitani dal punto di vista artistico e “pallos” dal punto di vista tecnico. Si è creata una forte unione e un’armonia meravigliosa. Abbiamo imparato tanto l’uno dall’altro.

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Che altro hai fatto prima di questo lungometraggio?

Arantxa Echevarria: “Questo è il mio primo lungometraggio, ma dai 18 anni in poi ho sempre lavorato nel cinema, ricoprendo diversi ruoli. Ho sempre saputo di voler fare la regista ma non era facile. Ho iniziato circa dieci anni fa ma è stato molto complicato per diverse ragioni. Intanto perché sono una donna ed ero già abbastanza grande, e poi perché ho iniziato nel mondo del cortometraggio senza avere soldi, coinvolgendo molta gente, ecc. Però alla fine ce l’ho fatta. Ho iniziato a fare cortometraggi e quando inizi a cimentarti nella regia non puoi più fermarti, Il cinema è una specie di droga, quando hai la vocazione respiri cinema in ogni angolo.”

Stai lavorando a qualche nuovo progetto?

Arantxa Echevarria: In questo momento sto lavorando a diversi progetti. Uno di questi è un film più commerciale sulle donne di cinquant’anni, su cosa succede alle donne quando arrivano a quell’età. Perché sembra che quasi non esistiamo, che non abbiamo più una vita. Ci siamo convertite in spose e madri, e sembra che anche la nostra vita lavorativa sparisca completamente. Ma soprattutto, il film è incentrato su cosa succede quando una donna di cinquant’anni all’improvviso decide di cambiare tutto e vivere. È un film divertente, femminista ma con molto umorismo.

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