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Escher: Viaggio nell’infinito – Un documentario che colpisce sopratutto dal punto di vista visivo, come le opere del grande incisore olandese.

Escher: Viaggio nell’infinito è al cinema dal 16 dicembre, grazie alla distribuzione della Feltrinelli Real Cinema e di Wanted Cinema, il documentario diretto da Robin Lutz e narrato da Stephen Fry trova il suo maggiore punto di forza negli effetti speciali utilizzati per raffigurare le opere del grafico olandese. Al contrario, non convincono la scelta narrativa e le riprese video.

Il documentario racconta l’artista attraverso i suoi stessi occhi ripercorrendone l’intera vita: l’amore, la famiglia, l’arte, il viaggio; grazie a una serie di inedite interviste ai figli dell’artista e alla partecipazione di Graham Nash (cantautore e musicista britannico, membro della band Crosby, Stills, Nash & Young), il documentario ci restituisce l’ipnotica visione del mondo di Escher permettendo allo spettatore di comprenderne il genio.

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Cosa funziona in Escher: Viaggio nell’infinito

Il documentario risulta assolutamente godibile se ci si lascia trascinare dai paesaggi italiani e spagnoli di Ravello e di Granada, luoghi in cui Escher ha trascorso la sua giovinezza e dove ha trovato ispirazione proprio per le sue opere: le decorazioni arabe dell’Alhambra specialmente, dalle quali ha preso lo stile ripetitivo degli oggetti intersecati tra loro all’infinito. Quando si tratta di raffigurare le incisioni di Escher, risultano davvero ammirevoli le tecniche tridimensionali e animate utilizzate dal regista: insetti che si muovono, soldati che salgono e scendono le scale ed uccelli volanti sembrano davvero uscire dallo schermo risultando tangibili allo spettatore.

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Perchè non guardare Escher: Viaggio nell’infinito

La scelta narrativa utilizzata dal regista Robin Lutz risulta confusionaria e priva di linearità. Le riprese video non risultano minimamente all’altezza degli effetti speciali, sembrando piuttosto un susseguirsi di video amatoriali, il che risulta paradossale. Le interviste ai due figli di Escher e a Graham Nash sono interessanti per i contenuti, ma sono girate in modo superficiale senza una minima cura registica.

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Documentario destinato a una cerchia ristretta di pubblico, per addetti ai lavori e appassionati d’arte, Escher: Viaggio nell’infinito poteva essere una buona occasione per raccontare e valorizzare il lavoro di un grande artista sottovalutato attraverso un film godibile per tutti. Il risultato è invece una visione destinata a non rimanere nel tempo, confusa, priva di una scelta narrativa chiara e sicura di sè. Peccato.

Regia: Robin Lutz Con: George Escher, Jan Escher, Liesbeth Escher, Stephen Fry, Graham Nash Anno: 2018 Durata 90 min. Paese: Paesi Bassi Distribuzione: Feltrinelli Real Cinema e Wanted Cinema

About Valerio Ambrogi

Valerio Ambrogi
Mi chiamo Valerio Ambrogi e sono nato il 02/12/1991 in provincia di Reggio Emilia. Fin dalle scuole elementari ho sempre nutrito una grande ed apparentemente inspiegabile passione per la settima arte. Questa passione è maturata negli anni, passando da quella che era in principio una assidua visione di film alla volontà di “sporcarsi le mani” in prima persona e realizzarne alcuni. Nel 2014 ho deciso infatti, assieme ad altri compagni di Università, di fondare una associazione culturale il cui obiettivo è realizzare lungometraggi e cortometraggi indipendenti. Ad oggi tale associazione vanta un lungometraggio di genere thriller e due cortometraggi di genere horror alla cui lavorazione ho preso parte in veste di produttore e aiuto-regia.

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