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Don’t Forget to Breathe: storia di un rito di passaggio che si adatta a tutte le fasce di pubblico.

Diretto dal regista triestino Martin Turk e presentato ad Alice nella Città evento parallelo e autonomo della Festival di Roma 2019, Don’t Forget to Breathe, trae ispirazione dai grandi classici americani anni ’80 sulla adolescenza fino a ricordarci il più recente Guadagnino di “Call me by your name”. Un’opera che si rivolge ad un pubblico vasto per far rivivere le emozioni e gli episodi che possono aver coinvolto ognuno di noi nel passato o, perché no, nell’attuale presente.

Klemen (Matija Valant)è un giovane ragazzo sloveno che vive con la madre e il fratello maggiore Peter (Tine Ugrin) in una piccola casa nelle campagne slovene. Passa le giornate estive in compagnia del fratello a giocare sul fiume, ad allenarsi per le partite di tennis e a fare delle prove di guida con la macchina dell’istruttore di tennis. L’armonia in famiglia viene spezzata proprio quando Klemen assieme ad un gruppo di amici trova una sera delle chiavi di una macchina perse in un parcheggio. Riconosciuta l’auto, il gruppo di amici vi entra, ma nessuno sa guidare, a parte Klemen, il quale in stato di ebrezza si mette alla guida e in seguito, inevitabilmente, va fuori strada facendo un incidente. La madre e il fratello assumono così un atteggiamento ostile nei confronti di Klemen e, come se non bastasse, a peggiorare il clima in famiglia si aggiunge il fatto che Peter inizia a frequentare una ragazza bellissima, Sonja (Klara Kuk), la quale scatena in Klemen un insieme di reazioni miste tra l’attrazione e la gelosia.

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Cosa funziona in Don’t Forget to Breathe

Questa co-produzione italo-slovena riesce a creare un film che si adatta a ogni tipo di pubblico, specialmente il pubblico giovane, poiché il film di Turk è un film sui giovani e sulle loro turbe ed emozioni adolescenziali. I due attori protagonisti Tine Ugrin e Matjia Valant dimostrano una buona prova di recitazione, calandosi perfettamente nei ruoli rispettivi di fratello maggiore e minore. Altrettanto buone sono la fotografia e la colonna sonora, quest’ultima composta da Teho Teardo, già compositore per Sorrentino ne “Il Divo” e ne “L’Amico di Famiglia”. Il film fondamentalmente si adatta a qualsiasi fascia di pubblico, ma soprattutto è adatto a coloro che vogliono guardare un’opera per riconoscersi nei personaggi e per entrare in sintonia coi sentimenti provati da questi.

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Cosa non funziona in Don’t Forget to Breathe

Don’t Forget to Breathe può fare colpo, anche in modo considerevole, su un pubblico che forse ha la memoria corta  o che non ha mai visto alcuni film anni ‘80 sulla adolescenza come “Stand by me” di Rob Reiner o il più recente e bellissimo “Noi siamo infinito” di Stephen Chbosky. Certo, va considerato che questi ultimi film appena citati appartengono al circuito mainstream hollywoodiano, hanno goduto di tutt’altro budget a disposizione e sono stati diretti da registi “veterani” del settore. Tuttavia la critica e il paragone di chi scrive non vuole puntare il dito contro la messa in scena di Don’t Forget to Breathe, piuttosto contro la volontà di un regista (Martin Turk) che nel 2019 vuole tornare su tematiche già trattate e viste senza apportare nulla di particolarmente significativo e nuovo dal punto di vista puramente narrativo. Inevitabile infine il paragone con il film di Luca GuadagninoCall me by your name”: le due opere presentano analogie sia dal punto di vista scenografico sia dal punto di vista delle tematiche trattate e questo non giova affatto al film di Turk, poiché le analogie non si trasformano in punti di forza tipici del citazionismo, piuttosto in un tentativo di copiare male chi ha già fatto meglio, scadendo così nel “già visto”.

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Opera prima di un regista che sicuramente ha delle carte da giocare e che, probabilmente, sentiremo spesso nei prossimi anni, Don’t Forget to Breathe è un discreto esordio per un regista che migliorerà le sue capacità narrative nel corso degli anni e che, per il momento, ha il grande merito di essersi “sporcato le mani” come tutti coloro che provano a fare cinema e che vanno incoraggiati sempre. Consigliato a quelli che stanno affrontando un periodo di transizione o che hanno bisogno di essere rincuorati  dal fatto che le stesse emozioni sono state provate da molte altre persone, sia nei film che nella vita reale.

Don’t Forget to Breathe è al cinema da giovedì 24 ottobre con Quasar Multimedia.

Regia: Martin Turk Con: Matija Valant, Tine Ugrin, Klara Kuk, Ronja Matijevecm Jerman, Iva Krajnc, Nikola Djuricko, Jakob Cilensek, Miha Rodman Anno: 2019 Durata: 91 min. Paese; Slovenia, Italia, Croazia Distribuzione: Quasar Multimedia

About Valerio Ambrogi

Valerio Ambrogi
Mi chiamo Valerio Ambrogi e sono nato il 02/12/1991 in provincia di Reggio Emilia. Fin dalle scuole elementari ho sempre nutrito una grande ed apparentemente inspiegabile passione per la settima arte. Questa passione è maturata negli anni, passando da quella che era in principio una assidua visione di film alla volontà di “sporcarsi le mani” in prima persona e realizzarne alcuni. Nel 2014 ho deciso infatti, assieme ad altri compagni di Università, di fondare una associazione culturale il cui obiettivo è realizzare lungometraggi e cortometraggi indipendenti. Ad oggi tale associazione vanta un lungometraggio di genere thriller e due cortometraggi di genere horror alla cui lavorazione ho preso parte in veste di produttore e aiuto-regia.

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