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Dio è donna e si chiama Petrunya – recensione del film di Teona Strugar Mitevska

Presentato con successo al Festival di Berlino 2019, vincitore al Festival di Torino 2019 del Premio Lux, arriva in sala Dio è donna e si chiama Petrunya, un film sulla libertà delle donne firmato da una regista albanese.

Disillusa dalla vita e senza un lavoro, Petrunya (Zorica Nusheva)si ritrova per caso nel mezzo di un’affollata cerimonia religiosa riservata agli uomini: una croce di legno viene lanciata nel fiume e chi la recupera avrà un anno di felicità e prosperità. Con aria di sfida, anche Petrunya si getta in acqua, riuscendo a prendere la croce per prima, nello scandalo generale: mai a una donna era stato permesso di partecipare all’evento e tanto meno di vincere. Tutto il paese sembra unito nel chiederle di restituire la croce, con le buone o con le cattive, ma Petrunya è decisa a non arrendersi e a tenerla con sé a ogni costo… (sinossi)

Alcuni risultati li diamo ormai per scontati. Sembra antico e reazionario dire quanto sia difficile essere una donna, ma in molti paesi, anche inaspettatamente, bisogna sostenere la propria posizione come se fosse un diritto civile.

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Cosa funziona in Dio è donna e si chiama Petrunya

Il film della Teona Strugar Mitevska mette in luce un aspetto arretrato del suo paese ma che trova radici un po’ ovunque: è naturale e anche immediato per un uomo dare per scontato che alcune attività siano precluse alle donne. Nella messa in scena del film della regista albanese, si tratta di un rito locale, riservato per qualche ragione ai soli uomini, ma pensando in grande si può applicare lo stigma delle autorità religiose e civili e dei comuni mortali, un po’ a tutte le situazioni che giornalmente le donne affrontano a volte al posto, a volte nonostante gli uomini.

Petrunya nel film viene qualificata in vari modi. Tutti aggettivi, che ogni donna si è vista affibiare in una situazione o in un’altra, e ai quali ha reagito o resistito.

La solidità di Petrunya rappresenta la resilienza di un genere, quello femminile.

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Perché non guadare Dio è donna e si chiama Petrunya

Il film balcanico non porta con sé la follia solita delle pellicole che vengono da quella zona geografica. Non si arrende a sonate etniche né a astrazioni oniriche. E’ un film di attesa e resistenza, con ciò che ne consegue.

Dio è donna e si chiama Petrunya è in sala a partire dal 12 dicembre distribuito da Teodora Film.

Regia: Teona Strugar Mitevska Con: Zorica Nusheva, Labina Mitevska, Simeon Moni Damevsk Anno: 2019 Durata: 100 min. Paese: Macedonia Distribuzione: Teodora Film

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