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Apocalypse Now – Final Cut – Abbiamo visto il capolavoro di Coppola in compagnia del Maestro

Nella caldissima sera di venerdì 28 giugno, Francis Ford Coppola ha presentato in Piazza Maggiore a Bologna il suo Apocalypse Now – Final Cut, anticipando la proiezione con un discorso esplicativo della sua genesi. Alla prima uscita nel 1979, i distributori lo ritennero troppo lungo e troppo “strano” (Coppola pronuncia la parola in italiano). Nel tentativo di adattarlo al mercato e renderlo maggiormente conforme allo standard dei war movie dell’epoca, tagliarono almeno mezz’ora. Molti anni dopo, definitivamente insoddisfatto della versione cinematografica da 146’ minuti, a suo dire troppo sforbiciata, reintegrò tutte le parti precedentemente tagliate e diede vita nel 2001 alla nota versione Redux. Quest’ultima viene accolta tiepidamente dal pubblico (molto più calorosamente dalla critica), che la ritiene eccessivamente lunga, conclusione in merito alla quale lo stesso regista, dopo varie riflessioni, si mostra concorde. Dopo quindi ben diciotto anni Coppola ci mostra quella da lui battezzata come la versione perfetta del suo capolavoro.

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Ed è stato un viavai frenetico, caos tumultuoso per accaparrarsi i posti a sedere, anche ore prima della proiezione, con tanto di panini o pizze consumati alla bell’e meglio nella fitta platea. Cosa non si fa per il cinema. Avrei voluto chiederlo soprattutto a coloro che, senza sedia, si sono seduti per terra o sugli scalini della chiesa della piazza, costituendo così un pubblico forse perfino più numeroso rispetto a quello di chi – come me – aveva trovato posto a sedere. E ogni volta che durante la visione alzavo la testa per vedere in quanti abbandonavano la nave, magari infastiditi dal terribile caldo umidiccio o dalla scomodità delle loro postazioni, rimanevo estremamente stupito: nessuno si muoveva. Tutti hanno infatti visto fino alla fine queste tre lunghe ore di capolavoro. Che rimarrà sempre tale a prescindere dalla versione che lo propone. Ciononostante questo “Final Cut” ha rafforzato in me una considerazione già fatta per il precedente “rimaneggiamento” del 2001: che il migliore Apocalypse Now rimanga sempre e comunque quello “originale”, scorrevole, perfetto e inappuntabile nelle sue due ore e mezza sfiorate. Come già nella “Redux”, anche in questa “Final Cut” si percepisce un eccesso che a tratti appesantisce la visione. Rispetto alla prima versione cinematografica, modello in rapporto al quale paragonare le due successive, questa presenta svariate aggiunte. Quelle più evidenti e degne di nota sono:

  • il capitano Willard che ruba la tavola da surf preferita dal comandante Kilgore e si allontana in fretta e furia insieme al suo plotone
  • un dialogo tra due soldati antecedente l’incontro notturno con la tigre
  • la lunga parte ambientata nell’avamposto francese in Cambogia.

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Il Dio del cinema mi perdonerà di certo per questo audace e contestabile punto di vista, perché Apocalypse Now è uno dei miei dieci assoluti film del cuore. Un cuore che ha battuto forte quando l’incipit ha fatto scattare un applauso sotto le note dei Doors, o quando la celeberrima Cavalcata delle Valchirie si è manifestata in tutto il suo splendore con la potenza reiterativa di un rito celebrativo.

Un’opera che andrebbe sempre (ri)vista così: su uno schermo gigantesco come le immagini immortalate da Vittorio Storaro (al quale Coppola ha dedicato il film durante il discorso introduttivo), con un sound maestoso che tolga il respiro, ma soprattutto con un pubblico numeroso, desiderante, eccitato, infiammato e commosso col quale condividere l’esperienza.
Perché è lui, ovvero quella massa che diventa un unico grande spettatore, il vero cuore del cinema. Parole del Maestro.

About Raffaele Mussini

Raffaele Mussini
sono nato a Reggio Emilia (RE) il 19 febbraio del 1992 e abito a Campagnola Emilia (RE). Dopo essermi diplomato in un istituto tecnico di ragioneria linguistica e laureato in Marketing e Organizzazione d’Impresa, ho iniziato a scrivere recensioni per il cinema, quindi il mio primo libro “Volontà Rimosse”, seguito da “La perseveranza della pioggia”. Quanto al cinema, ho sviluppato fin da piccolo una fortissima e viscerale passione e già in tenera età sono arrivato a visionare e collezionare ogni tipo di pellicola.

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