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Un Figlio A Tutti i Costi: in distribuzione limitata, il primo film di Fabio Gravina

Trenta sale per l’adattamento cinematografico di Un Figlio a Tutti i Costi, opera di Fabio Gravina ora con Roberta Garzia e Maurizio Mattioli. Dal due marzo.

Cinque anni ci sono voluti a portare sul grande schermo l’adattamento della commedia teatrale Un Figlio a Tutti i Costi, dice l’autore Fabio Gravina. Lo stimatissimo regista e attore romano ha voluto a tutti i costi cimentarsi con la prova delle grande sale, e per farlo ha giustamente scelto il suo lavoro di maggior successo. In maniera del tutto indipendente, per Un Figlio a Tutti i Costi, Gravina ha messo insieme un bel cast di caratteristi, volti più o meno noti, veterani da palcoscenico; ha spostato con facilità il setting dalle quinte del palco ai quartieri altoborghesi di Roma; ha trovato un buon numero di patrocinanti più o meno importanti grazie allo spunto di partenza vagamente controverso. Da questo weekend farà una comparsata su una trentina di schermi.

Un Figlio a Tutti i Costi ha nel titolo più o meno tutto ciò che c’è da sapere riguardo la sua trama. Orazio Pettine (Gravina) è un quarantenne sposato con Anna (Roberta Garzia). Lei, con insistenza al limite del patologico, vuole un figlio, in qualunque maniera. Lui non riesce, forse è sterile. Nell’impianto tipico della farsetta teatrale, il protagonista andrà incontro ad una serie di vicissitudini tragicomiche per impedire che la consorte si rivolga ad un altro uomo, eventualità questa vista come unica soluzione percorribile al problema. Sullo sfondo, più o meno coinvolte nella storia, due dozzine di macchiette regionali accumulano scenette.

Perché Vedere Un Figlio A Tutti i Costi

L’idea di base di Un Figlio a Tutti i Costi non sarà originalissima, ma per un motivo o per l’altro è una sorta di evergreen comico dagli spunti più o meno infiniti. In più, il dramma della sterilità e le sue possibili soluzioni sono problematiche all’ordine del giorno, e Gravina accumula un buon numero di “variazioni sul tema” piuttosto fantasiose nel mettere nei guai il fantozziano protagonista (la migliore coinvolge il commissariato di polizia guidato da un Ivano Marescotti in vena di auto-parodia). La maschera comica di Gravina è quella classica sordi-verdoniana del borghesotto patetico e impacciato nel rapportarsi a problematiche sociali e soprattutto di genere, e l’autore la porta con mestiere. Il resto dell’apprezzamento nutribile nei confronti di Un Figlio a Tutti i Costi è direttamente proporzionale al grado di gradimento delle macchiette di matrice teatrale che affollano le inquadrature. E’ un discorso soggettivo, ma Masciarelli, Mattioli a tratti e il già citato Marescotti ci sono parsi piuttosto in palla.

Cosa non funziona in Un Figlio A Tutti i Costi

Come le decine e decine di altri adattamenti teatrali italiani che i rispettivi autori tentano periodicamente di portare al cinema, Un Figlio a Tutti i Costi non riesce ad essere un film. Sarà il frutto di un atteggiamento mentale, peraltro un po’ sgradevole, che porta a vedere il Cinema come una forma espressiva subordinata e pertanto inferiore al Teatro? Un Figlio a Tutti i Costi non è il primo e non sarà l’ultimo a portare nelle inquadrature e nel montaggio una serie di stilemi che al cinema semplicemente non appartengono. Li conosciamo: i personaggi senza ruolo né arco che fanno capolino solo per enunciare qualche battuta in dialetto; la composizione del cast senza alcun tipo di criterio realistico, a partire dalle età e dalla provenienza dei personaggi; la recitazione sopra le righe e farsesca che porta una serie di attori potenzialmente bravissimi ad esprimersi a smorfie, faccette, e con toni di voce improbabili (povera Garzia). E’ l’approccio classico alla commedia di varietà, che semplicemente in quella cinematografica non può funzionare. E questo limitandosi al comparto attoriale, senza discutere di elementi tecnici come gli errori di montaggio, il sonoro invadente, la messa in scena e i tempi delle battute completamente sballati. Un Figlio a Tutti i Costi sembra il lavoro di chi è andato sul set senza aver mai studiato un film prima.

Un Figlio a Tutti i Costi, cimentandosi con una tematica difficile non senza una certa dose di coraggio , dovrà per forza di cose prepararsi a ricevere un giudizio in merito. In realtà, gli elementi controversi vengono espurgati quasi subito in favore di un approccio per famiglie, con un lieto fine che annulla retroattivamente tutte le considerazioni possibili sul materiale di partenza.
In compenso, Un Figlio a Tutti i Costi fa di tutto per imporsi come buffo manifesto reazionario, con foga addirittura agonistica: in meno di novanta minuti riesce a concentrare propaganda anti fecondazione assistita, maternità surrogata, adozione, aborto, divorzio e separazioni, lezioni contro fumo, alcol e droghe, ironia sugli omosessuali e un paio di battute neanche tanto velatamente razziste. Come dire, quando lo si vuole davvero, l’ispirazione arriva.

Un Figlio a Tutti i Costi sa essere divertente più nelle sue premesse che nella messa in scena, che sconta una grande difficoltà nel tradurre in cinema il suo materiale di base. La storiella regge a tratti, il meglio viene da alcuni comprimari. Ma manca una minima professionalità.

Regia: Fabio Gravina, Con: Fabio Gravina, Roberta Garzia, Maurizio Mattioli, Ivano Marescotti, Stefano Masciarelli, Paola Riolo Anno: 2018, Nazione: Italia Distribuzione: Easy Cinema Durata: 90 min

About Saverio Felici

Romano, classe 1993. Giornalista, inviato e addetto stampa. Collabora in giro da anni, scrivendo malissimo di un sacco di cose.

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