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Starcrash – Scontri stellari oltre la terza dimensione – Recensione del BluRay della Dynit

Starcrash – Scontri stellari oltre la terza dimensione: Abbiamo messo le nostre manacce sull’edizione limitata del mitico film di Luigi Cozzi. 

Starcrash potrebbe essere un valido pretendente alla palma del peggior film di fantascienza sulla scia di “Guerre Stellari“. Quando consideri ogni elemento – i suoi valori di produzione ridicolmente scadenti, la sua terribile recitazione, i terribili effetti speciali, il ritmo pericoloso per la salute, i dialoghi assolutamente diarroici e una trama che non solo non ha molto senso, ma copia appunto a piene mani da “Star Wars” e da Ray Harryhausen, è difficile discutere contro la lunga lista di credenziali del film per fargli guadagnare almeno il podio. Ci vuole un certo sforzo – o almeno molta sfortuna e zero conoscenza- per rendere un film terribile in maniera così memorabile e strutturalmente confusa, talmente noioso che mentre speri sia finito ti accorgi che in realtà manca ancora una mezz’ora di agonia.

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Ancora, Starcrash è in grado di suscitare nei suoi spettatori un senso di timore reverenziale, un’esperienza terribile da vivere una volta nella vita, al punto che c’è il desiderio di vederlo per scoprire solamente quanto più in basso si possa andare. Infatti, Starcrash continua a peggiorare con il passare dei minuti, rubando in modo sfacciato scene di un film qui, un’idea da un altro là; fa interpretare ad un attore con l’accento del sud come Marjoe Gortner un robot; ci fa udire alcuni dei più sanguinosi dialoghi mai sentiti in un film; e presenta una recitazione che diventa progressivamente più esagerata fino alla fine, -coinvolgendo persino un interprete di gran classe e onorabilità come Christopher Plummer – e sembra semplicemente costruirsi la sua eredità inquadratura dopo inquadratura, dopo ogni scena e sequenza, finché essa non si è solidificata come quella di uno dei maggiori film bidone di tutti i tempi. Ancora meglio di tutto questo cosa c’è? Starcrash è rumoroso, ma -involontariamente- divertente, rendendo il film altamente guardabile nonostante sia storicamente considerato come pessimo.

Erano appena sopravvissuti a un attacco dell’arma più potente dell’intera galassia!

Frase di lancio originale del film

La galassia è divisa in due fazioni in guerra. Da un lato vi è l‘Imperatore pacifico del Primo Ciclo dell’Universo (Christopher Plummer, niente di meno) e dall’altro lo psicopatico conte Zarth Arn (Joe Spinell!) che desidera solo governare l’universo con ogni mezzo necessario . Quando il figlio dell’imperatore si perde in uno scontro con una nuova e potente arma creata dal conte Zarth Arn, esso commuta le condanne a due dei più famosi criminali della galassia, Stella Star (Caroline Munro, “Maniac” ) e Akton (Marjoe Gortner). Il loro compito: cercare l’arma letale del Conte e localizzare il figlio scomparso dell’Imperatore. La loro destinazione: le Haunted Stars, l’angolo più pericoloso dell’universo. Con l’aiuto delle forze dell’ordine rappresentate da Thor (Robert Tessier), e del robot Elle (Hamilton Camp), Stella Star e Akton partono per l’avventura più grande e pericolosa che la galassia abbia mai visto. Riusciranno a sconfiggere i potenti eserciti del conte Zarth Arn e la sua arma del giudizio universale mentre cercano di recuperare l’unico figlio dell’imperatore?

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La vera domanda da porsi in qualsiasi recensione di Starcrash è: Da dove iniziare? Ci sarebbe così tanto da dire che una singola recensione non può certo rendere giustizia a Tutto, quindi nell’interesse del tempo e dello spazio assegnato, saranno trattati solo alcuni punti deboli. Innanzitutto, e ovviamente, Starcrash esiste semplicemente per incassare sulla scia della nascente mania di “Star Wars”; basta una pre-conoscenza del classico di George Lucas e possedere metà delle cellule cerebrali, per mettere insieme due più due, quindi non è esattamente questa una rivelazione importante. Dopo circa un anno dalla nascita del primo capitolo della saga di Lucas, e che aveva abbagliato il pubblico e ottenuto una nomination per il miglior film, Starcrash decide di iniziare dallo stesso prologo di “Star Wars” : la famosa “Principessa Leia che fugge dall’incrociatore spaziale Star Destroyer. Ma in Starcrash c’è una sola nave , sempre nello stesso punto dello spazio, che sembra aver preso spunti di design da tutte le navi di “Star Wars”. La trama principale di Starcrash vede due criminali (potrebbero essere chiamati “ribelli” o forse anche “contrabbandieri”, perché vengono inseguiti dai “poliziotti” nell’ apertura del film) rintracciare un’arma così potente da richiedere un’intero pianeta per nasconderla (provando ad allinearsi alla Morte Nera, forse, un’arma riferita a tal punto a “Star Wars” da essere descritta come l’equivalente di una “piccola luna”). I tre personaggi principali – Stella, Akton ed Elle (che tipo di nome è “Elle” per un personaggio doppiato da un uomo?) – possono essere visti come Han Solo (Stella), in una combinazione di Luke Skywalker e Obi -Wan Kenobi (Akton, de facto“Jedi”nel film, che detiene un potere misterioso e combatte con una rozza arma simile alle spade laser), e un ibrido C-3P0 / Chewbacca (Elle) il cui costume prende spunti di design da Darth Vader, e che si innervosisce viaggiando nell’iperspazio (come il famoso “odio [di] C3-PO ai viaggi nello spazio”). Inoltre, Starcrash prende spunti anche da “Giasone e gli Argonauti” di Ray Harryhausen, in particolare durante diverse scene d’azione costruite con la stop-motion e da una forte somiglianza con l’esercito di scheletri dello stesso, e della torreggiante statua di Talos. Non importano le somiglianze dirette e indirette, però, Starcrash ha una cosa che manca sia a “Star Wars” che al film di Harryhausen: Amazzoni a cavallo!

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Un giovane David Hasselhoff all’interno del cast

Eh sì. “Amazzoni a cavallo”. Ciò si adatta perfettamente alla discussione sulla sceneggiatura e sui dialoghi particolarmente orribili del film, e con enfasi ulteriore su quanto sia stato diretto male. Immaginate che la battuta “a cavallo” venga ripetuta con la stessa cadenza di un bambino di cinque anni che proclama la sua eccitazione nel vedere il coniglietto pasquale al centro commerciale. Ora immaginate tutto questo combinato con l’accento sudista(alla “Star Trek: Enterprise”) da parte di un robot alto 6 piedi”.” Sì, Starcrash è solamente una specie di film fantasy-sci-fi, dalle tante altre gemme ivi contenute come “Aha! Sembra la polizia!” “Va bene, abbiamo vinto! Ce l’abbiamo fatta!” “Allora, sarete anche voi tra i morti! “e” Uccidili! Uccidili! Laggiù! “, l’ultima battuta urlata da un terribilmente eccitato Joe Spinell che ritrae il malvagio conte Zarth Arn vicino alla fine del film, mentre ordina alle sue truppe di uccidere i “good guys” protagonisti, camminando vorticosamente avanti e indietro dinnanzi ai suoi uomini, ignaro degli spari e apparentemente senza paura di essere colpito nel caos, preoccupandosi solo del fatto di assomigliare a una sorta di combinazione tra l’Imperatore Ming di “Flash Gordon” e Bison di “Street Fighter” . Se mai avessero assegnato al film un premio per la recitazione più incredibile ed esagerata, la performance di Spinell avrebbe vinto, a mani basse. Oltre a Spinell, la performance peggiore viene facilmente e gentilmente concessa da Marjoe Gortner nei panni del “Jedi sudista” Akton; attraversa l’intero film con quegli occhi spalancati e quel ghigno stupido intonacato su tutta la faccia quasi in ogni scena. I suoi sforzi di apparire serio in un contesto del genere sono encomiabili ma sono nulla dinnanzi all’abissale spettacolo offertoci dalla marchetta più incredibile di tutte le altre. Ovvero quella del venerabile Christopher Plummer – che avrà preso parte al film unicamente per il chilometrico conto al bar- telefonatissimo nei suoi monologhi teatrali, e che veramente si ammanta di ridicolo come e più dell’intero film. Dando un’occhiata al trailer di Starcrash presente sul Blu-Ray e online, si nota –in originale- qualcosa di strano? La voce di Plummer è l’unica che si ascolta; la ragione è spiegata negli extra, ma guardando il trailer dopo aver visto il film non si può fare a meno di pensare che i realizzatori si siano resi conto che tutti erano così atrocemente pessimi che non c’era altro modo per portare lo spettatore al cinema. Paradossalmente il film negli Stati Uniti fu un grande successo di pubblico soprattutto nei Drive-in e nei cinema grindhouse di provincia.

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Lo spettatore può, grazie al Blu-ray e al dvd pubblicati da Dynit, notare finalmente al meglio anche i set straordinariamente economici e gli effetti speciali ottici approntati sull’immagine. Certo, Starcrash non fu realizzato come “Star Wars” da 20th Century Fox, con tempi ragionevolmente lunghi per la laboriosissima e necessaria pre-produzione, ma il film sembra a dir poco terribile anche considerando il suo budget ridotto. Impallidisce pure a fianco di alcune delle serie televisive di fantascienza della sua era, come “Battlestar Galactica” e, addirittura un anno dopo, “Buck Rogers”. Anche la serie “classica” di “Star Trek” degli anni ’60 mostrava più cura e splendore, oltre che attenzione ai dettagli. Sfortunatamente, il problema non deriva solo dai vincoli di budget. Starcrash sembra intenzionato a mescolare elementi classici della fantascienza degli anni ’50, da sempre tanto cari a Cozzi, con molte delle lungimiranti anticipazioni viste in “Star Wars”, e il risultato è un aspetto generale decisamente troppo confuso anche per un film “povero” come questo. L’immagine è piena di elementi che spaziano per lunghi tratti dalla bizzarria alla stranezza; da una nave stellare a forma di artiglio a cavalli alieni tinti di rosso e costretti a indossare una maschera fasulla di plastica rossa per coprire i loro musi equini. Starcrash ci sembra costantemente incline a trovare elementi stravaganti che rendono il film solo più insolito e non coeso. Persino alcune delle spade laser sembrano uscire dalle armi con un’angolazione a 90 gradi o comunque fuori centro, e vari effetti sonori hanno un effetto economico da botti della festa di Piedigrotta. Tra gli aspetti positivi si fa per dire, i campi stellari dalle luci multicolori sembrano piuttosto divertenti e fanno tanto luci dell’albero di natale, e le esplosioni sui modellini di Armando Valcauda sono probabilmente il miglior effetto speciale del film.  Cozzi dice che Starcrash ha provato ad essere il primo film italiano con un alto numero di effetti speciali visivi. I risultati tuttavia non ci sono.

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Su questa nota è importante inquadrare tutta la bruttezza descritta in questa recensione di Starcrash, ma nel contesto appropriato. Certamente, nessuno potrebbe dire apertamente che Starcrash sia l’apice del cinema di fantascienza italiano come sognerebbe Cozzi, o un segno distintivo per gli effetti speciali del nostro cinema di genere, un apice dimostrativo dei talenti artigianali del nostro cinema popolare dell’epoca. Tuttavia, per tutto ciò che il film è, ovvero solo terribilmente brutto e piatto- non c’è molto altro che possa rientrare in un diverso range più positivo – il film emana però per molti suoi cultori e per una miriade di ragioni, uno strano fascino. Che sia per divertirsi dell’assurdità di tutto questo, ridere della sua sceneggiatura e della recitazione atroci, o chiedersi perché nel mondo una delle ultime battaglie principali del film sia rappresentata dal cast principale che semplicemente guarda la battaglia su uno schermo, invece di apparire e partecipare effettivamente in essa. Starcrash è un film che ha attirato il suo pubblico negli anni per miscuglio di diversi elementi, ma che lascia comunque l’amaro in bocca per tutto quello che non è, e non sarebbe mai riuscito ad essere, dopo ogni sua visione. Ciò nonostante, anche attraverso tutta la sua bruttezza, Starcrash presenta e mantiene sempre qualcosa di onesto, felice e spensierato nei suoi toni; mentre invece nelle intenzioni dei produttori avrebbe voluto prendersi sul serio e non essere una parodia alla “Flesh Gordon- Andata e ritorno dal Pianeta Porno”(1974) di Howard Ziehm e Michael Benveniste. Cozzi da cineasta ben intenzionato non sembra però mai prendere tutto ciò sul serio. Tuttavia, Starcrash avrebbe potuto funzionare meglio se fosse stato intonato ad una cadenza leggermente diversa per dare la sensazione di una parodia alla “Balle Spaziali”, perché molti dei suoi elementi – in particolare la recitazione sopra le righe – sembrano già più nei risultati una parodia un film serio. Indipendentemente da ciò, Starcrash è quello che è, e per gli appassionati di Science Fiction low-budget è a dir poco irrinunciabile per tutte le ragioni sbagliate fin qui elencate.

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La Dynit ha reso disponibile in Italia Starcrash su Blu-ray o dvd a doppio disco in una “Ultimate Edition” piena zeppa di extra, e derivata dal master già pubblicato dall’americana Shout!Factory a 1080p, 1.78: 1. E un’edizione così sul mercato italiano di questi tempi per questo tipo di film è quasi incredibile, persino in alta definizione, non trattandosi certo di uno degli ultimi blockbuster estivi o natalizi, e considerando il basso budget, le origini modeste e l’età del film, questa edizione italiana è a dir poco inaspettata. L’immagine mostra i titoli di apertura dell’edizione inglese -un po’ traballanti- ed è disseminata di residui di sporcizia, ma soltanto questi rappresentano praticamente gli unici difetti che possiamo trovare all’interno del trasferimento. Starcrash mette in mostra una fotografia molto morbida e flou, anche se con l’alta definizione si scorgono lo stesso i fili utilizzati negli effetti speciali a basso costo. Per il resto della pellicola l’immagine è nitida e stabile, rivelando bei dettagli che mettono in risalto non solo le trame dei volti e dei vestiti ma, spesso, l’economicità dei set e degli oggetti di scena; l’alta definizione potrebbe essere la cosa migliore e peggiore che sia mai accaduta a Starcrash. O meglio ancora, Starcrash non sembra mai essere vittima della ripulitura digitale; il trasferimento mostra uno strato moderato di granulosità, ma è anche caratterizzato da un leggero rumore di fondo e da alcuni artefatti minori dovuti alla compressione che si muovono sullo sfondo in diverse sequenze. I colori sono ricchi e costanti, mai eccessivamente vibranti, ma nemmeno noiosi. I toni della pelle mantengono una tinta neutra e i livelli di nero non sono incontaminati, ma lo stesso, generalmente impressionano. Starcrash non è un Blu-ray dalla qualità di riferimento in termini di presentazione visiva, ma la Dynit attraverso la Shout!Factory deve essere lodata per il lavoro offerto su di un titolo così di nicchia per il mercato italiano, oramai così asfittico.

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Primo film italiano missato con il Dolby Stereo allora di ultima generazione, Starcrash in Blu-ray ha ottenuto una colonna sonora senza alcuna perdita in DTS-HD MA 5.1. Proprio come per la qualità video, impressiona senza raggiungere lo status di élite; manca della precisione millimetrica e della chiarezza superiore delle migliori colonne sonore, ma offre comunque un ascolto piacevole. Sebbene a volte il dialogo possa perdersi sotto una montagna di effetti sonori, è generalmente chiaro e preciso, anche se in alcune occasioni si diffonde in modo innaturale sugli altoparlanti anteriori destro e sinistro. Inoltre, emergono ogni tanto minori problemi di sincronizzazione labiale. La traccia certamente non aveva bisogno di una impostazione del Dolby Surround ancora più aggressiva. Starcrash è colmo di una cacofonia di suoni che fluisce da ogni direzione, e manca di quella posizione più precisa che conferisce un senso di immersione assoluta, il mix è a volte goffo ma anche molto divertente, e soddisfa abbastanza bene l’aspetto e lo stile del film. La pista offre una fascia bassa ma ben realizzata in diverse occasioni, in particolare quando il gigantesco “Talos” (di “Jason and The Argonauts”) insegue Stella ed Elle sul pianeta amazzonico. La colonna sonora senza defaillance composta dall’altrimenti grande John Barry non ha vinto nessun premio, ma è piacevole e ed è un buon accompagnamento per il film.

Starcrash arriva su Blu-ray italiano con diversi extra in questo caso “esclusivi” alternativi, rispetto a quelli contenuti nell’edizione della Shout!Factory, e disponibili soltanto in questa edizione italiana. Il “piatto forte” è un documentario su Cozzi regista e sceneggiatore di tutti i suoi film, si intitola “Fantasticozzi”, dura 80’ ed è stato realizzato dal brasiliano Felipe Guerra nel 2016, in occasione del Festival del Cinema Fantastico di Porto Alegre. Il secondo è il lungo making of di un’ora e dieci realizzato all’epoca e incentrato sugli effetti speciali a modellini e passo uno di Armando Valcauda, mandato in onda nei primi anni ottanta su Canale Roma 56 nell’ambito di una trasmissione sul cinema fantastico e di fantascienza, presentata da Cozzi. A differenza del Blu-ray della Shout! Factory mancano le due tracce di audio commentary dell’esperto e appassionato Steven Romano. Entrambe le tracce erano d’altronde facilmente rinunciabili; educate, piene di notizie e aneddoti, ma con nient’altro che un amore sincero e profondo per la pellicola.

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Manca anche l’intervista esclusiva di 41 minuti a Cozzi in cui egli con la sua consueta passione, discute della storia del film e delle origini della sua personale fascinazione per le pellicole di fantascienza e di mostri, le somiglianze e l’influenza con “Star Wars”, il casting, la sceneggiatura, le influenze delle creazioni di Ray Harryhausen , la colonna sonora di John Barry, l’uscita nei cinema e il paventato sequel mai realizzato. Ma la più interessante featurette a mancare nell’edizione della Dynit è senza dubbio“The Music of John Barry: Commentary of the Score for the compositing Mars of Deadhouse Music” (1080p, 12:55), che ci presenta il fondatore di deadhousemusic.com condividere i suoi pensieri sulla colonna sonora di John Barry. Seguono cinque gallerie fotografiche (1080p): disegni , storyboard , dietro le quinte , materiale illustrativo promozionale e opere d’arte dei fan ispirate dal film . Nell’edizione italiana ve ne è una sola incentrata sugli storyboard. E’ presente anche il trailer cinematografico in inglese per la versione internazionale (1080p, 2:36), mancano il trailer con commento di Joe Dante (1080p, 2:36), il trailer con commento di Eli Roth per concessione di trailersfromhell.com (1080p, 2: 58), il trailer in lingua francese (1080p, 2:56), uno spot TV di “Starcrash” (1080p, 0:32) e diversi spot radio (1080p, 1:33).

Sull’edizione della Dynit mancano anche alcuni contenuti speciali aggiuntivi come l’intervista a Caroline Munro (480p, 1:13:00), una featurette nuova ed estesa che vede protagonista l’attrice che ha interpretato “Stella Star” e principale motivo d’interesse del film. All’interno della confezione sia in Blu-ray che in DVD (con slipcase) è contenuto un booklet di 16 pagine redatto dallo stesso Cozzi.

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Starcrash guadagna da questa edizione un po’ di considerazione per il suo status di clone di “Star Wars”. “Così brutto da essere divertente” sottocosto e sottodimensionato. Rimane assolutamente orribile in quasi ogni aspetto della sua realizzazione, ma è anche stranamente attraente per ragioni che, anche dopo un paio di visioni, non si sono ancora pienamente manifestate. Forse ha semplicemente a che fare con il riuscire a cogliere cose nuove e aspetti interessanti che rendono il film o solamente peggiore di quanto si pensasse in precedenza, o forse come un brutto micio senza riparo che nessuno vuole adottare. Non c’è nulla di apprezzabile alla prima visione di Starcrash, ma non si può negare il cuore e lo strano fascino che si scova sotto la laboriosità del suo ritmo e della narrazione, degli effetti risibili e della trama a casaccio. Un brutto film ma pur sempre con un seguito di culto che merita per qualche motivo il tempo dedicato. Starcrash è l’epitome dalla bruttezza fatta in 35 mm.

La versione della Dynit dal master precedentemente utilizzato dalla Shout! Factory è il miglior modo fin qui mai visto per entrare nel suo mondo. Caratterizzata da un buonissimo trasferimento, una colonna sonora senza perdita di qualità in 5.1 e un’incredibile gamma di extra.

About Enrico Bulleri

Enrico Bulleri
Laureato in Storia e Critica del Cinema vecchio ordinamento, e poi in Discipline dello Spettacolo Laurea breve successivamente, all'Università di Pisa, da sempre scrive di cinema e musica, teatro, spettacolo in genere, per varie testate cartacee elettroniche come online, quali Nocturno cinema, Hot Video & Film, La Nazione FI, Il Pisorno, Toscana Oggi, Il Tirreno LI ecc., Ha svolto anche attività di organizzatore e di consulenza in ambito di Fondazioni Teatrali e manifestazioni festivaliere cinematografiche, per organizzazione dei progetti di rassegne, retrospettive, mostre multimediali nell'area cinematografica, e in sinergia con la programmazione cartellonistica della danza, del teatro, della lirica. Appassionato collezionista in proprio dagli anni ottanta epoca del vhs e del Beta, possiede più di 15000 titoli solamente tra Blu-ray e dvd.

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