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Si Muore Tutti Democristiani – Recensione del sorprendente esordio de Il Terzo Segreto Di Satira

Si Muore Tutti Democristiani porta per la prima volta in sala i ragazzi de Il Terzo Segreto Di Satira, affiancati da nomi quali Valentina Lodovini e Francesco Mandelli. In sala dal 10 maggio.

La scelta di esordire con un film come Si Muore Tutti Democristiani, per un collettivo come Il Terzo Segreto di Satira, può sembrare la cosa più naturale. Forse lo è dal punto di vista tematico (una sorta di autoanalisi su cosa significhi essere “di sinistra” al termine di ogni ideologia), ma non certo da quello cinematografico. Sarebbe stato ovvio giocarsi la propria carta con il prodotto più vigliacco possibile: film a sketch, riproposizione dei tormentoni collaudati, generica satira in ogni direzione. Piccoli colossi come Pills o Jackal avevano già fallito la transizione Youtube-Cinema con flop insospettabili e sconfortanti. Con Si Muore Tutti Democristiani, i ragazzi del Terzo Segreto provano a fare un film. Un film vero, con personaggi scritti, una storia che si sviluppa e una cifra stilistica ricercata e precisa. Il risultato non solo c’è: è sorprendente.

In Si Muore Tutti Democristiani, il trio di sfigatissimi videomaker composta da Enrico (Walter Leonardi), Fabrizio (Massimiliano Loizzi), e Stefano (Marco Ripoldi), campa come può dirigendo piccoli documentari che nessuno vede né distribuisce. Si definiscono impegnati, ma la sinistra istituzionale e ottuagenaria si è da tempo dimenticata di quelli come loro, e mentre l’età avanza la precarietà economica ed esistenziale di fa sempre più pesante. Fino al giorno in cui ricevono una proposta importante: scendere in Africa e girare un documentario umanitario su commissione. Ci sono 150 mila euro per loro. Ma il boss della Onlus è un disonesto, indagato su più fronti, rappresentante di quell’Italia corrotta di cui si sono sempre immaginati nemici. Che fare? Il film seguirà la maniera in cui i tre, separatamente, affronteranno il dilemma: rifiutare di lavorare per il “nemico” e tornare a morire di fame, o accettare il compromesso, e morire democristiani.

Cosa Funziona in Si Muore Tutti Democristiani

Si Muore Tutti Democristiani è con ogni probabilità il miglior “esordio di youtuber al cinema”. Lo è perché gioca un campionato diverso. C’è studio, impegno, voglia di confrontarsi con il medium a viso aperto anziché da turisti. Affiancatisi dal veterano Ugo Chiti, i ragazzi del Terzo Segreto (fuori dal comparto attori, i registi, bravissimi sono Pietro Belfiore, Davide Bonacina, Andrea Fadenti, Andrea Mazzarella e Davide Rossi) sembrano cercare il filone più nostalgico-malinconico della vecchia Commedia all’Italiana, piuttosto che il facile film d’esordio a scenette stile Clerks o Moretti. Il primo punto di riferimento è lo Scola di C’eravamo tanto amati: ma la struttura a trio del cast (che litiga, si divide, riflette su sé stesso) ricorda anche un po’ i primi lavori di Aldo Giovanni & Giacomo al cinema, con cui Si Muore Tutti Democristiani condivide anche il setting di una Milano splendida, vivissima e partecipe. Il risultato è curato, serissimo e fieramente non semplicistico. La prova del nove: avrebbe potuto essere comprato e girato anche da altri autori. Perché è un film vero, che funziona sulle sue gambe.

Al di là del grandissimo studio e impegno registico (fare il raffronto con altri semi-dilettantistici debutti), ciò che rimane di Si Muore Tutti Democristiani sono gli spunti tematici. Lo spirito con cui il crollo di valori è affrontato è quasi lugubre. Non c’è catarsi, non c’è presa di coscienza o stemperamento comico. La comicità, che pure a tratti funziona, è quasi marginale. Alcuni momenti addirittura colpiscono: il viaggio alle radici di un personaggio verso il proprio paesino pugliese e tutto quello che credeva di avervi lasciato per sempre partendo per il Nord. O quando verso il finale, una riflessione durissima prende il G8 di Genova come metafora per ripensare al ruolo (o non ruolo) di una generazione intera in una lotta anti-sistema ormai abbandonata, e forse mai realmente voluta. Addirittura potente.

Perché non guardare Si Muore Tutti Democristiani

Certo, un lavoro come Si Muore Tutti Democristiani, con le sue ambizioni tematiche e narrative, soffre necessariamente l’inesperienza di un team di autori, ricordiamolo, esordienti. In fase di montaggio qualche problema affiora. C’è molto, troppo materiale, e la struttura di racconto incrociata (tre storie personali in contemporanea che confluiscono nel finale) fatica a trovare il suo equilibrio: alcune sequenze durano troppo, altre arrivano troppo tardi, momenti onirici non riuscitissimi rallentano il ritmo in più di un’occasione. Valentina Lodovini, pure splendida, è nel film solo per avere un nome di richiamo in più sul cartellone (meglio Mandelli, in un ruolo fantastico ed essenziale). Anche una certa estetica anti-borghese, con gli uomini d’affari in bombetta ricchi e antipatici, può apparire vecchiotta per il 2018. La retorica è lì ad un passo: ma il Terzo Segreto la sfiora e la evita.

Esordio notevole e ambizioso, Si Muore Tutti Democristiani è più che un timido tentativo di avanzamento di categoria, come tanti ne abbiamo visti tra i professionisti dell’audiovisivo online. E’ un film fatto e finito, con uno stile asciutto, una storia e dei personaggi forti, un messaggio importante. Imperfetto e stupefacente.

Regia: Il Terzo Segreto di Satira Con: Walter Leonardi, Massimiliano Loizzi, Marco Ripoldi, Francesco Mandelli, Valentina Lodovini Anno: 2018 Nazione: Italia Distribuzione: 01 Distribution Durata: 89 min

About Saverio Felici

Romano, classe 1993. Giornalista, inviato e addetto stampa. Collabora in giro da anni, scrivendo malissimo di un sacco di cose.

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