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Seven Sisters, Noomi Rapace si fa in sette per Tommy Wirkola

A causa della sovrappopolazione, in America è stata adottata una politica nazionale che consente di poter avere un solo figlio, o figlia. Per trent’anni, chiunque abbia trasgredito a tale regola, si è visto portare via il bambino, il quale è stato messo in crio-sonno fino al momento in cui la popolazione nazionale fosse di nuovo posta sotto controllo. Questo, almeno secondo la verità “ufficiale” del Governo. In un piccolo ospedale segreto, Terrence Settman (William Defoe) ha appena perso sua figlia mentre stava partorendo. Una nascita che ha generato ben sette nipotine. Rifiutandosi di soccombere alla legge, Settman decide di allevare le sette sorelline in segreto. Battezzando ognuna di esse con il nome di un giorno della settimana; e creando infine un piano per le loro vite, che potrebbe permettergli di avere l’assaggio di una vita normale. Sotto le mentite spoglie di una singola persona di nome Karen Settman (Noomi Rapace), a ogni sorella è permesso di uscire di casa per andare al lavoro solo nello stesso giorno da cui il proprio nome. Questo metodo di vita prosegue per decenni e, nel 2073, le sette sorelle continuano a vivere così, fino al giorno in cui accade un incidente. Quel giorno, una di loro non fa ritorno a casa, costringendo le sorelle rimaste a indagare per scoprire una risposta alla pressante domanda: cosa è successo a Lunedì?

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Da spettatore ho la netta sensazione che “What Happened to Monday ( WHtM )” poi ribattezzato in italia con il titolo Seven Sisters, abbia fin dall’inizio accumulato una mole enorme di promesse.. Dato che il film tratta principalmente di un’attrice protagonista che interpreta diverse versioni di se stessa, è difficile non fare confronti con la serie TV recentemente conclusa, “Orphan Black” . Essendo fortemente interessato ad ogni esponente cinematografico del filone distopico della fantascienza, al di là della sua esecuzione, non poteva non attrarmi l’idea e l’ambientazione stessa, nella società orwelliana del 2073, all’origine del film. Dopo tutto, “The Prestige” e “The Illusionist” vennero distribuiti nello stesso anno, eppure il loro approccio al tema della magia non avrebbe potuto essere più diverso. Quindi vedremo se Seven Sisters apporterà qualcosa di nuovo alla storia dell’identità umana.

Distribuito in Italia da Koch Media,  Seven Sisters, parte come un racconto estremamente complesso che richiede almeno 30 minuti per spiegare il retroscena, i personaggi, così come i loro obiettivi e le battaglie che dovranno affrontare. Come tale, hai l’impressione che il film non sia stato il mezzo migliore per una storia così intricata. Forse un libro o una miniserie sarebbero potuti essere un adattamento migliore? Tuttavia, una volta che si è calati nell’ambientazione del film –girato interamente in Romania, e per gli esterni non è che gli giovi- si fa strada una certa fascinazione, mentre scopriamo le vere identità e personalità delle sette sorelle che fingono di essere una sola ragazza. A tal fine, è chiaro che è stato speso molto tempo e sforzi per cercare di rendere in qualche modo distintiva, ogni sorella. Ma il tentativo non riesce a discostarsi troppo dai clichè di base. C’è la sorella “maschiaccia”, la sorella sexy, la sorella nerd, la sorella atletica, e così via. A questo punto, il film avrebbero anche potuto intitolarlo “Spice Girls: 2073” .

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Detto questo, la Rapace compie uno sforzo visibilmente enorme per assicurarsi che ogni sorella si comporti nel cliché che gli viene assegnato. Come la timida sorella casalinga, si aggira per le stanze del grande appartamento in cui vivono tutte assieme, con un senso di preoccupazione riconoscibile sulla sua fronte; mentre la sorella atletica non si sottrae alla lotta fisica e non ha paura di sporcarsi le mani. Questo sforzo rende ancora più deludente il fatto che il carattere di ciascuna sorella sia stato troppo sottosviluppato per poter essere adeguatamente enfatizzato. Anche i personaggi di supporto non riescono a incidere con il registro che la storia richiederebbe. I due più importanti sono William Defoe come il nonno delle sette gemelline e Glenn Close come la malvagia Nicolette Cayman. Defoe ha troppo poco spazio, mentre la Close fa del suo meglio con quello che è un ruolo piuttosto stilizzato, e per lei oramai abituale. Apportando comunque una sorta di dualità alla sua prova, ricorda molto la mistica mamma di “Futurama” : una dolce figura materna in pubblico, e una pazza fanatica e aggressiva in privato.

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Sfortunatamente, Seven Sisters non si sottrae alla trappola cui avvolte cade la fantascienza più ambiziosa: non rispettando le regole che originariamente aveva per sé stabilito. Per esempio, se la società è ora uno stato totalitario con un regime repressivo, perché ci sono ancora “libere” elezioni? Oppure, e più importante, in un mondo basato sull’identificazione delle impronte digitali e dell’iride, come mai sarebbe stato possibile che le sette gemelle potessero riuscire a fingere di essere la stessa persona, per così tanti anni?

Domande come queste sono solamente coerenti; ma il film sceglie di tentare di fondere una premessa interessante con estese sequenze d’azione che sembrano lì inserite come “farcitura”, solo per attirare il pubblico più giovanile che deve guardare il film tra una birra e l’altra, al sabato sera. Semmai, questa è la seconda trappola in cui cade: possiede un’idea unica e accattivante, ma sceglie di esplorare questa idea attraverso la lente dell’azione “esteriorizzata” piuttosto che di un dramma introspettivo. (Analogamente ai diversi approcci, “Non lasciarmi”[Never Let Me Go][2010] di Mark Romanek, e “The Island” di Michael Bay, prendono in considerazione il problema della donazione di organi: uno è chiaramente superiore all’altro).

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È difficile ignorare la fastidiosa sensazione che Seven Sisters sia stato concepito semplicemente intorno alla idea di fare interpretare ad un’attrice sette diversi personaggi, e quindi di costruire una storia unicamente attorno a questa idea. Se si sta cercando un film con una premessa affascinante ma certo non in grado di fare pensare troppo in termini di apologo sociale e metaforico, e dalle sequenze d’azione comunque abbastanza solide, allora Seven Sisters è in fondo una buona prova della maturità, per il regista norvegese Tommy Wirkola. Ma quelli con un palato fantascientifico più raffinato potrebbero voler rivolgere le loro attenzioni altrove.

Seven Sisters – Curiosità:  

Girato interamente in Romania.

Girato in 94 giorni.

Il titolo è cambiato in “Seven Sisters” durante la post-produzione, ma quando Netflix lo ha acquistato, è stato di nuovo cambiato in “What Happened to Monday”, il suo primo titolo originale.

Netflix ha acquistato i diritti di streaming del film per gli Stati Uniti e altri mercati.

La sceneggiatura originale di Max Botkin era nella Black list 2010 delle migliori sceneggiature non ancora prodotte, a Hollywood.

Le sorelle adulte possono essere distinte per le loro acconciature: Domenica) coda di cavallo, Lunedì) capelli ondulati lunghi, Martedì) testa rossa, Mercoledì) capelli di media lunghezza, Giovedì) capelli corti, Venerdì) cappello di maglia, Sabato) biondo platino.

I personaggi principali che prendono il nome dai giorni della settimana condividono la sola identità di Karen Settman.

Nel 2011 Morten Tyldum era stato nominato regista del film, ma alla fine scelse The Imitation Game (2014) come suo prossimo progetto.

Attenzione Spoiler: Il film condivide una storia simile al racconto “2BR02B” di Kurt Vonnegut, riguardante il fatto che la popolazione fosse bilanciata con un numero stabilito di nascituri, e che per ogni bambino nato, qualcuno doveva morire.

 

 

About Enrico Bulleri

Enrico Bulleri
Laureato in Storia e Critica del Cinema vecchio ordinamento, e poi in Discipline dello Spettacolo Laurea breve successivamente, all'Università di Pisa, da sempre scrive di cinema e musica, teatro, spettacolo in genere, per varie testate cartacee elettroniche come online, quali Nocturno cinema, Hot Video & Film, La Nazione FI, Il Pisorno, Toscana Oggi, Il Tirreno LI ecc., Ha svolto anche attività di organizzatore e di consulenza in ambito di Fondazioni Teatrali e manifestazioni festivaliere cinematografiche, per organizzazione dei progetti di rassegne, retrospettive, mostre multimediali nell'area cinematografica, e in sinergia con la programmazione cartellonistica della danza, del teatro, della lirica. Appassionato collezionista in proprio dagli anni ottanta epoca del vhs e del Beta, possiede più di 15000 titoli solamente tra Blu-ray e dvd.

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