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Racconti di Cinema – Escape Plan – Fuga dall’inferno con Stallone & Schwarzenegger

Ebbene, oggi voglio parlarvi di un film di qualche anno fa che tornerà presto di moda, visto il fatto che sono in dirittura d’arrivo due sequel già completati, pronti quanto prima a essere distribuiti.

Sto parlando di Escape Plan – Fuga dall’inferno, dell’anno 2013, per la regia di Mikael Håfström (1408, Il rito).

Escape Plan che ha avuto una gestazione contorta e duratura. Per anni, infatti a Hollywood si cercava di fare un film su un uomo, esperto d’ingegneria, che progetta una prigione di massima sicurezza da cui è impossibile fuggire, il quale viene incastrato, piazzato proprio nel bunker infernale da lui stesso ideato, e da cui dovrà cercare di evadere nonostante sappia che la sua creazione è praticamente perfetta e non permette possibili evasioni. Inizialmente, il film doveva essere interpretato da Bruce Willis (Il Giustiziere della Notte) e all’epoca Antoine Fuqua (I Magnifici 7) fu accostato alla regia. Poi, lo script subì parecchi rimaneggiamenti e la sceneggiatura fu sottoposta a svariati trattamenti e revisioni, sino a essere modificata da cima a fondo.

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La parte quindi andò a Stallone, e la trama di Escape Plan divenne questa: Ray Breslin (Sylvester Stallone) è un uomo che svolge un lavoro decisamente anomalo e bizzarro. Viene pagato, ma non ci viene specificato se a cottimo o in maniera forfettaria, per stazionare in prigioni durissime, progettate per non permettere ai detenuti di scappare, se riuscirà ogni volta a escogitare il modo di evadervi per riferire poi ai mandatari della missione una sorta di recensione sull’efficienza dei penitenziari, riferendone loro i difetti strutturali, avendo trovato per l’appunto vie di fuga che si credevano impensabili e che ne hanno invece sorprendentemente dimostrato le finitudini organiche, le basilari limitatezze. Insomma, la loro incompiutezza. Cosicché alle suddette prigioni possano essere apportate migliorie atte a perfezionarle per renderle maggiormente inviolabili.

Un assunto assurdo, incarnato nel fisico ancora statuario, sebbene rugoso, leggermente avvizzito e un po’ deperito, persino incartapecorito di uno Stallone dai capelli nerissimi e foscamente tinti, dalle occhiaie vistose ma dalle movenze ancora feline ed energiche. Quale pazzo svolgerebbe d’altronde un lavoro simile?

Sì, a prescindere dalla bislacca tesi astrusa che sta alla base di Escape Plan, il nostro Sly è abbastanza credibile in questo ruolo, nonostante l’età. Come si dice, possiede ancora appieno il physique du rôle.

Al che, consuetamente, il nostro Breslin/Stallone accetta un altro incarico. Deve svolgere al solito il suo lavoro sporco in una prigione ipertecnologica e avveniristica, chiamata La Tomba. E quindi, sempre come da programma, fuggirvi e recensirla…

Peccato che stavolta venga imprigionato davvero e perfidamente ingannato. Adesso è stato catapultato, sì, nella Tomba, ma da carcerato ergastolano. Angariato da un sadico direttore che ha le smunte fattezze di un Jim Caviezel che, dopo il suo Cristo di Mel Gibson, qui gioca a fare l’aguzzino spietato.

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Dopo pochi giorni, Ray fa comunella con un prigioniero, il tosto Rottmayer (Arnold Schwarzenegger). I due diverranno sempre più amici e reciprocamente solidali, elaborando uno strategico piano d’evasione, studiato con certosina meticolosità.

Ray adesso vuol sapere chi è stato a incunearlo in questo posto maledetto da Dio, una prigione-nave che galleggia nell’oceano, per acciuffarlo e vendicarsi.

Riusciranno i nostri due eroi a scappare? E giustizia sarà fatta?

Ecco, dobbiamo essere chiari. Escape Plan è il classico “filmetto” al quale ogni dizionario “serio” di Cinema affibbierà un voto abbastanza basso, ma personalmente devo ammettere che ero prevenuto, restio a vederlo, pensando si trattasse del tipico, pedestre star vehicle per far rilucere le carriere oramai sul viale del tramonto degli attempati Sly e Schwarzy, e invece il film mi ha coinvolto più di quanto immaginassi.

Dopo dieci minuti di Escape Plan, ho onestamente pensato… ma che stronzata è mai questa? Ma col fluido scorrere dei minuti, nonostante una certa monotonia della vicenda e una sua palese prevedibilità, il film mi ha totalmente assorbito, perché va ammesso che ha buon ritmo, le scaramucce fra i due “miti” funzionano a dovere, il film non è affatto pretenzioso, e si lascia gustare tutto d’un fiato.

Esemplare b movie come se ne facevano negli anni ottanta, e infatti Sly e Schwarzy provengono da quel periodo per loro aureo e non hanno intenzione alcuna di rinnegare le loro origini, da valorosi “semidei” inossidabili di un Cinema scacciapensieri, artigianale, svelto, ruvido e che non bada ad andare molto per il sottile, fregandosene della veridicità e vivendo di scazzottate, inseguimenti e goliardiche battutine stupide.

E la regia di Håfström li asseconda, riverisce e accontenta. Grazie alla fotografia granulosa di Brendan Galvin, che pare spuntare da un film eighties, appunto, di Mario Kassar e Andrew Vajna.

E oltre al già citato Caviezel è da annotare il parterre di facce caratteristiche: Vinnie Jones, la bella Amy Ryan, 50 Cent (del quale però fatichiamo a comprendere il percorso “artistico”, perché pur di lavorare con grandi star continua ad accettare particine infime, dallo scarsissimo minutaggio in film, come in questo caso, prodotti dalla Emmett/Furla), Vincent D’Onofrio, e soprattutto Sam Neill, a cui spetta il prezioso ruolo di un medico che, sbattendosene della deontologia professionale da servo del sistema, attinge a Ippocrate (e viene infatti menzionato un passo, qui un po’ sinceramente decontestualizzato, strumentalizzato e anche variato del suo celeberrimo Giuramento), tradendo i padroni per l’onore della verità e della sua fede all’incorruttibile rettitudine morale.

Adesso, aspettiamo dunque i due imminenti seguiti. Non ci sarà più Schwarzenegger ma potrete consolarvi con la presenza altrettanto rocciosa e granitica dell’ex wrestler Dave Bautista.

About Stefano Falotico

Stefano Falotico
Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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