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Racconti di Cinema – Avventure di un uomo invisibile di John Carpenter

Anno 1992 e Carpenter esce, dopo quattro anni da Essi vivono, con Avventure di un uomo invisibile. Film uscito, per l’esattezza, negli USA il 28 Febbraio del 1992, da noi invece molto in ritardo, a fine anno, il 3 Dicembre, in periodo quasi natalizio. Avventure di un uomo invisibile ha una durata di 1h e 39 min, ed è tratto dal libro di H. F. Saint e sceneggiato da Robert Collector, Dana Olsen e da William Goldman, autore di film come Papillon, Tutti gli uomini del presidente e Butch Cassidy.

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Avventure di un uomo invisibile è un film su commissione, realizzato per la Warner Bros. Ma ancora una volta, non smentendosi mai, Carpenter, apportando non accreditato delle modifiche sostanziali alla sceneggiatura, trasforma quella che poteva essere semplicemente una commedia con risvolti fantastici in una riflessione sulla società americana. Da socialista qual è, non rinnegando i suoi credo politici, e spiattellandoci, con sottintesi e sottotesti più che chiari, la situazione socio-economica dell’America post-reaganiana, un attimo prima che Bill Clinton diventasse il Nuovo Presidente degli Stati Uniti. Clinton fu infatti eletto proprio nell’anno 1992 e s’insediò alla Casa Bianca il 20 Gennaio del ’93.

Permettetemi questa piccola parentesi “presidenziale” per inquadrare meglio il momento storico, post-yuppie, ancora traboccante di puzza rancida d’edonismo viscido.

E infatti il protagonista della storia è un uomo ambizioso, cinico, senza particolari ideali, che vive da nababbo nell’alta società di San Francisco.

 

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Ma un giorno viene accidentalmente investito da una tempesta elettromagnetica che scompone le sue molecole. E da allora diventa invisibile.

Viene ricercato dai servizi speciali segreti che vogliono studiarlo e soprattutto usarlo addirittura come arma vivente in guerra. Perché, sì, se durante la Prima Guerra Mondiale gli Stati Uniti avessero potuto contare sull’invisibilità di un uomo capace d’infiltrarsi fra le linee nemiche, naturalmente senza farsi vedere, la cattura di Hitler sarebbe stata molto più facile.

Quest’uomo, ora travolto da un potenziale inimmaginabile che potrebbe essere sfruttato malignamente a fini bellici, si chiama Nick Halloway e viene incarnato con sufficiente ambiguità e sottile charme alquanto odioso da Chevy Chase, la faccia giusta al momento giusto, come si suol dire. Un attore non particolarmente affascinante, anzi, perfino un po’ antipatico, però adattissimo per la parte ingrata dell’uomo pieno di sé che, in seguito a questa fenomenale sciagura, per cui perde tutto, imparerà finalmente ad apprezzare le piccole gioie della vita.

 

Insomma, un’altra volta Carpenter gira un esplicito film metaforico. E il suo messaggio è puntualmente inequivocabile.

Adesso, Nick Halloway, spogliato di tutto, dopo questa bizzarra avventura, anzi, disastrata disavventura, rivedrà la vita con gli occhi giusti e forse apprenderà il valore della parola amore. Inaugurando con la sua bella Alice Monroe (Daryl Hannah) una nuova esistenza, all’insegna dei piaceri più autentici e puri. E rinnegando il suo passato da povero stronzo.

 

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Ebbene, Avventure di un uomo invisibile.

Che c’è altro da dire su questo film? Non molto, a dire il vero.

Un film che andò maluccio al botteghino, deluse non poco gli estimatori di Carpenter e che, anche rivisto oggi, appare disorganicamente sfilacciato e irrisolto. Oserei dire posticcio, sebbene non sia affatto un pasticcio. Si segue volentieri, possiede un buon ritmo ma decisamente non colpisce. Al di là dell’ennesima sfacciata critica di Carpenter al way of life americano e al suo capitalismo, al di là del solito Sam Neill bravissimo, e nonostante gl’ingegnosi effetti speciali, il film s’inceppa non poche volte e, dopo pochi minuti dall’averlo visto, nella nostra memoria svanisce. Inoltre, l’escamotage adottato da Carpenter per far sì che lo spettatore comprenda quando Chase è in scena, nonostante il suo personaggio sia invisibile agli occhi degli altri protagonisti, appare irrimediabilmente mal eseguito. Talvolta funziona e diverte, altre volte sortisce un effetto straniante, irritante e ridondante. Ma comunque rimane un film da vedere e, ripeto, appartiene di diritto all’unicum ideologico della poetica carpenteriana. Talvolta stanca, annoia ed è flosciamente privo di nerbo, ma in quest’ottica interpretativa, cioè quella politica, va iscritto.

 

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Curiosità: John Carpenter, come da me scritto, ha contribuito personalmente a ritoccare lo script ma non è affatto ufficialmente accreditato come sceneggiatore del film, eppure Wikipedia sbaglia clamorosamente nell’affermare che è invece lui e solo lui l’artefice dell’adattamento del libro di Saint. Basterebbe riguardare i titoli di testa della pellicola per sapere la verità: screenplay by Robert Collector & Dana Olsen and William Goldman.

Il direttore della fotografia è William A. Fraker, che per la prima e ultima volta ha lavorato in un film di Carpenter.

Produce Arnon Milchan.

 

About Stefano Falotico

Stefano Falotico
Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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