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Racconti di Cinema: Kill Bill Vol. 2 un film sbilanciato…

Ecco la seconda parte del dittico Kill Bill, film suddiviso in due tronconi per puro scopo commerciale. E anche perché negli anni duemila nessuno avrebbe visto al cinema un film di quattro ore. Nessuno, esattamente, no. Io sì, ma io non sono la maggioranza del pubblico pagante.

E allora, dopo solo un paio di mesi di distanza dalla release del primo, ecco questo Kill Bill Vol. 2, della durata di 2h e 17 minuti.

Innanzitutto, ci viene ben spiegato con una lunga scena che La Sposa non è stata aggredita e massacrata nel giorno delle sue nozze, bensì durante le prove di matrimonio.

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Ed entra in scena, mellifluo e con un flauto da Pifferaio Magico, Bill, un David Carradine macilento ed emaciato, dai capelli crespi, sfibrati e dal viso cosparso di profonde rughe scavate nella pietra dei suoi duri lineamenti spigolosi.

Una figura titanica, un padre-amante terribile e crudele, spietato, che non perdona che la sua donna preferita si voglia sposare, come dice lui, con un gran coglione, e si riduca a passare tutto il resto della sua vita a smerciare dischi usati in un negozietto scalcagnato assieme a questo ragazzone tenerissimo ma babbeo, trascorrendo le sue giornate nell’arida, vuota contea di El Paso.

E aveva già dato ordine ai suoi scagnozzi di fare irruzione nella cappella nuziale e ammazzare tutti.

Quindi, dopo questo avvolgente e cupo flashback tutto in bianco e nero, con annesso il cameo dell’attore per eccellenza di Tarantino, l’onnipresente Samuel L. Jackson nei panni di Rufus, suonatore di pianoforte, la storia riprende e la programmatica vendetta della Sposa viene scansionata da Tarantino, potrei dire, in ogni minuzioso dettaglio. Con scrupolosità eccessiva.

Le rimangono, oltre a Bill per l’attesa dell’epico scontro finale, altre due persone da ammazzare.

Ovvero Budd (Michael Madsen), che adesso è un rottame alcolizzato che sbarca come può miseramente il lunario, umiliandosi come buttafuori malpagato, e la luciferina donna da un occhio solo, Elle Driver (Daryl Hannah), il cui nome in codice è Mountain Snake.

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La Sposa trova Budd ma il piano di uccisione non va come si augurava. Budd la trafigge al petto, sparandole a bruciapelo col fucile e poi decide di seppellirla viva.

La Sposa viene sepolta, una sepoltura atroce e barbarica, è legata alle mani, e può solo dunque attendere in modo straziante di esalare l’ultimo respiro, aspettando che l’ossigeno del loculo si esaurisca? No, perché allora lei ricorda gli insegnamenti del suo maestro Pai Mei, e riuscirà miracolosamente a fuggire. Ricominciando la caccia.

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Adesso non vi spiegherò cosa avviene ma quel che avviene è certamente la parte del film che m’ha convinto meno. Budd è un cattivo assurdamente ridicolo, senz’alcuno spessore, si fa fregare con una facilità che lascia perplessi ed esterrefatti, proprio lui che era un sicario infallibile del micidiale Bill. Ed ecco che spunta un serpente letale, il Black Mamba, che è peraltro il nome in codice della Sposa, il cui vero nome all’anagrafe è a sua volta Beatrix Kiddo.

Se questo serpente non avesse morso Budd che sarebbe successo? E perché Elle Driver, dinanzi a Budd agonizzante e in fin di vita, gli recita un’insulsa pappardella dal suo blocnotes come fosse un documentario del National Geographic o di Quark? E perché queste donne, nella roulotte di Bill, si picchiano, se le danno a morte, rotolano sul pavimento, distruggono tutto, fracassano le pareti e del Black Mamba non scorgiamo neanche l’ombra e questo serpente velenoso appare invece soltanto a combattimento terminato?

Di tali incongruenze e grossolanità rendiamo conto a Tarantino, che in questa scena si è divertito troppo infantilmente, perdendo di vista ogni seria coerenza logica, burlandosi sinceramente della nostra intelligenza di spettatori esperti e maliziosi.

Lasciando perdere ciò, La Sposa finalmente, dopo tante peripezie, si reca di soppiatto a casa di Bill.

E scopre che sua figlia è ancora viva.

L’ultimo capitolo… e sappiamo già come andrà a finire…

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Carradine è straordinario, e non comprendo come mai abbia ottenuto solo una nomination ai Golden Globe, quando a mio avviso era davvero meritevole dell’Oscar come Miglior Attore non Protagonista, con buona pace del Morgan Freeman di Million Dollar Baby, che vinse, e certamente la scena in cui recita la teoria dei supereroi e di Superman dinanzi alla Sposa è da antologia. E non a torto è stata “youtubizzata” a mo’ di cult istantaneo, da vedere ad libitum, in loop continuo.

Ma basta un Carradine ieratico e spaventoso e una genialata di script per fare un grande film? No, e infatti, nonostante che Kill Bill Vol. 2 sia decisamente superiore al primo, rimane comunque come il predecessore un balocco fine a sé stesso. Iper-citazionista ma sterile, soprattutto a livello emozionale, e Tarantino abusa di musiche leoniane laddove non ce ne sarebbe stata la necessità. A eccezione del duello finale fra La Sposa e Bill, la cui epicità della musica è molto pertinente, perché infatti enfatizzare, con l’ingresso di una colonna sonora à la Morricone, la scena in cui Budd, dopo aver sparato alla Sposa, si diverte a umiliarla? Che funzione ha una musica del genere in questa scena?

Insomma, per farla breve, Kill Bill rimane un’opera magistrale dal punto di vista tecnico, perfetta se presa a tranci, poiché le singole sequenze sono impeccabili, ma secondo me Tarantino ha voluto mettere troppa carne al fuoco, smarrendo la poesia, mancando di pura autenticità. Kill Bill Vol. 2 è un film sbilanciato, sostanzialmente malato di velleitarismo e perfino fastidioso in quanto mero, gratuito, esibizionistico sfoggio di stile alla lunga pacchiano e mal miscelato. Senza romanticismo. Scarsamente coeso e artefatto.

Curiosità: Pai Mei è un personaggio storico davvero esistito.

About Stefano Falotico

Stefano Falotico
Scrittore di numerosissimi romanzi di narrativa, poesia e saggistica, è un cinefilo che non si fa mancare nulla alla sua fame per il Cinema, scrutatore soprattutto a raggi x delle migliori news provenienti da Hollywood e dintorni.

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