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Rabbia Furiosa, Stivaletti: “Il mio Canaro è fuori dal tempo, come il film”

Report della conferenza stampa di presentazione di Rabbia Furiosa – Er Canaro, alla presenza di regia, cast e sceneggiatori.

Ho vissuto quegli anni in prima persona,” racconta Sergio Stivaletti alla conferenza stampa del suo Rabbia Furiosa – Er Canaro. Gli anni, non c’è bisogno di dirlo, sono quelli del famigerato Delitto, “riscoperto” in questi mesi grazie ai ben due film ad esso dedicati. “Ricordo quando se ne parlava, mi è sempre rimasto impresso. Pensai da subito di lavorarci su. Poi me lo ritrovai nel libro Fattacci, come fece Garrone.”

Le potenzialità cinematografiche erano forti e chiare fin dall’inizio: la storia di Pietro De Negri era pronta a trasformarsi in mito attraverso il cinema. I tempi però, non erano maturi: “Sapevo che sarebbe stato un film da fare indipendentemente, ma lo stesso nessuno voleva produrlo. Poi recentemente decisi di andare oltre la solita lamentela sulla paura dei produttori. Quando ho saputo che stavano facendo Dogman, ho deciso di procedere. Ed evidentemente era il momento giusto“.

Protagonista assoluto di Rabbia Furiosa è appunto una versione fittizia del canaro originale. Elemento tra i più interessanti della pellicola è proprio il processo di astrazione legato alla figura storica di De Negri, che nel film diviene un personaggio ormai pienamente cinematografico, lontano dalla cronaca. “Il Canaro è un personaggio fuori dal tempo, e così anche il film voleva esserlo,” spiega Stivaletti a proposito delle particolari scelte stilistiche in merito. “Volevamo elementi che non fossero connotabili ad epoche precise, a partire dai personaggi e dal loro look. Anche per questo abbiamo scelto un setting particolare come il Mandrione, per non adeguarci alle rappresentazioni contemporanee delle periferie.”

Discorso a parte merita poi la violenza. A partire dalla locandina (che poco lascia all’immaginazione), è chiaro come Rabbia Furiosa voglia porre in primo piano ciò che il gemello Dogman non ha voluto: la rappresentazione della vendetta, in tutta la sua liberatoria crudezza. “Volevamo mostrare tutto, perché tutto è ciò che da spettatore avrei voluto vedere,” spiega l’autore con lodevole franchezza. Una certa mistificazione dell’atto dell’omicidio in sé è ciò che rende la storia degna di essere raccontata. In un film come Rabbia Furiosa, i quindici minuti finali devono per forza mostrare tutto ciò che per trent’anni la gente ha immaginato solo nei propri incubi: “Penso che sia sempre interessante vedere come un regista affronta simili scene. Noi ci siamo staccati dalla cronaca per affidarci al racconto popolare. L’immagine shampoo doveva esserci, perché questo è quello che ci si raccontava ai tempi.”

Un assist a proposito della gestione dei personaggi e degli interpreti da il la agli interventi degli attori: “Per un regista secondo me, il film è sempre un pretesto per inscenare due o tre inquadrature che lo ossessionano. Il resto poi viene costruito intorno. Io ho immaginato tutto partendo dalla tortura, e dai momenti con i cani. Poi altri elementi, in primis gli attori e i personaggi, sono cresciuti in corsa acquistando importanza. Abbiamo discusso le scene insieme a loro, sono stati importanti in fase di sceneggiatura. Romina ha per esempio ampliato moltissimo il personaggio femminile.”

Cast Rabbia Furiosa photocall (foto Emanuele Tetto)

Gli interpreti principali hanno quindi raccontato i loro personali momenti di maggiore disagio nell’approccio ai rispettivi personaggi. “Io sono partito da una sofferenza assoluta, non da una cattiveria motivata,” ha spiegato Riccardo De Filippis, protagonista da cartellone. “Ho cercato di rappresentare la schiavitù morale a cui era imposto, come un personaggio tragico e universale. La mera crudeltà non mi bastava“.

Romina Mondello ha espresso naturale inquietudine per la scena di stupro, oltre a lodare il regista per lo studio dedicato ai personaggi secondari, mentre Virgilio Olivari ha raccontato la costruzione della sequenza finale: “L’ho vissuta quasi come una liberazione. Era il termine delle riprese, e quel momento incombeva su ogni scena del personaggio. Era una sorta di espiazione necessaria. Si era creato nel frattempo un grande feeling tra di noi, e l’abbiamo girata quasi improvvisando“.

Un commento finale da parte degli sceneggiatori Antonio Tentori e Antonio Lusci: “Abbiamo lavorato svariati mesi, cercando di adattare la storia allo stile di Sergio. Cercavamo una chiave onirica che si addicesse a questa Roma criminale fuori dal tempo.”

About Saverio Felici

Romano, classe 1993. Giornalista, inviato e addetto stampa. Collabora in giro da anni, scrivendo malissimo di un sacco di cose.

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