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Quanto basta: Vinicio Marchioni e Luigi Fedele sono Quasi amici nel mondo culinario

Quanto basta, il nuovo film di Francesco Falaschi, è una storia che non solo racconta la maniera migliore di relazionarsi con la disabilità ma è anche una critica alla cucina contemporanea fatta di reality show e scelte discutibili

Arturo (Vinicio Marchioni) è uno chef eccezionale, ma ha anche un caratteraccio, così dopo aver passato del tempo in prigione per una rissa, è anche costretto dopo l’uscita a svolgere dei servizi socialmente utili, nel suo caso insegnare a cucinare a dei ragazzi affetti dalla sindrome di Asperger, una lieve forma di autismo. Uno come lui sembra la persona meno adatta a questo ruolo. Un tipo rude, diretto, facilmente in preda all’ira, la pazienza non è la migliore delle sue virtù ma dopo un breve periodo di difficile ambientamento comincia ad affezionarsi a quei ragazzi, in particolare a Guido (Luigi Fedele), forse uno dei ragazzi in cui la sindrome è presente in maniera maggiore, ma al tempo stesso, dotato non solo di grande talento culinario, ma anche del palato assoluto. Anche Guido si affeziona presto ad Arturo, così gli chiede di accompagnarlo come tutor a un contest di alta cucina. Genere di manifestazione che Arturo detesta e che vorrebbe dunque evitare, concentrandosi invece sul nuovo lavoro di capo-cuoco per un tipo non molto raccomandabile di Ostia, ma sappiamo tutti quanto un viaggio possa cambiare le persone…

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Cosa funziona in Quanto basta

Senza troppi giri di parole, Quanto basta funziona essenzialmente per due cose: una storia che ricorda un recente capolavoro come Quasi amici di Olivier Nakache e Éric Toledano e una decisa critica alla cucina moderna. In questo periodo in cui non solo vanno di moda ricette stravaganti e senza senso, ma anche reality show come Master Chef che con le loro interviste fuori campo e protagonisti dalle più svariate personalità dimostrano che non c’è nulla di più falso in TV di un reality, questo ultimo lungometraggio di Francesco Falaschi ci ricorda, con una sagace ironia e una frase molto probabilmente destinata a diventare un piccolo cult, che

“Il mondo ha più bisogno di un buon spaghetto al pomodoro che di un branzino al cioccolato”

Dopo Quasi amici abbiamo visto altri lungometraggi che trattano la disabilità in maniera diversa dal solito (come Qualcosa di buono con Hilary Swank), tutte  pellicole che cercano di farci riflettere sul modo di relazionarsi con persone disabili. L’Arturo di Vinicio Marchioni, volto duro della nostra TV (per molti semplicemente il Freddo di Romanzo Criminale – La serie), non ha certo il tatto e la delicatezza di una psicologa professionista come Anna (Valeria Solarino) eppure in questo caso Guido sembra apprezzare i modi diretti e senza alcun pietismo dell’ex galeotto. Ulteriore realismo a favore di questo film è il non cadere in una eccessiva edulcorazione stile “La bella e la bestia”, cosa che molti penseranno nel momento in cui Guido prova ad approcciarsi con la bellissima hostess del contest Giulietta (Benedetta Porcaroli). Una storia davvero bella e di cui avevamo bisogno, con sentimento ma anche ironia, e un finale che non può non ricordare quello della puntata dei Simpson “Lisa viene a parole” (Papino è arrivato per il tuo saggio di ballo!) e impreziosita dalla partecipazione straordinaria di un grande attore come Alessandro Haber.

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Perché non guardare Quanto basta

Difficile trovare elementi negativi in questo buon film italiano, di cui forse solo l’immediato inizio non è riuscito benissimo. Difficile trovare Quanto basta  come un film indigesto, a meno che non siate Carlo Cracco, Joe Bastianich o Gordon Ramsay

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Quanto basta è al cinema a partire da giovedì 5 aprile 2018.

Regia: Federico Falaschi Con: Vinicio Marchioni, Valeria Solarino, Luigi Fedele, Alessandro Haber, Nicola Siri, Mirko Frezza, Benedetta Porcaroli, Gianfranco Gallo, Lucia Batassa, Giuseppe Laudisa Paese: Italia Durata: 92 min. Distribuzione: Notorius Pictures

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