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Pitch Perfect 3 – L’ultima Chiamata per le Barden Bellas

Terzo e ultimo capitolo della saga musicale tutta da ridere sul mondo dei gruppi a cappella, Pitch Perfect 3 è un felice ritorno nelle vite delle Barden Bellas, ormai lontane dal college e dalle competizioni canore. Ma forse c’è tempo per un ultimo, grande show…

La fortunata trilogia prodotta da Elizabeth Banks – già estremamente proficua in termini di botteghino, oltre che di critica e pubblico – si avvia alla conclusione, facendo calare il sipario sulle avventure di Beca (Anna Kendrick), Fat Amy (Rebel Wilson), Chloe (Brittany Snow), Aubrey (Anna Camp) e le altre Bellas, alle prese con la dura realtà post-universitaria.

Le ragazze si renderanno presto conto che il mondo del lavoro può essere frustrante e non sempre gratificante, e quando arriverà l’invito per una “reunion”, si innescherà un effetto nostalgia che le porterà non solo in tour con le forze militari americane, ma anche in competizione per essere la band d’apertura del bizzarro, ma popolarissimo, DJ Khaled.

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Cosa funziona in Pitch Perfect 3

È raro trovare un sequel con un tracciato narrativo ben delineato, specialmente se parte di un fenomeno commerciale inaspettato come quello in questione – l’ok per la produzione del terzo film venne dato a un solo mese di distanza dall’uscita del secondo nelle sale, a seguito degli ottimi incassi di quest’ultimo – e che porti idee fresche e innovative in campo.
Eppure, Pitch Perfect 3 riesce nell’intento, giocando d’abilità nel proporre nuove, esilaranti sfide e strambe situazioni per le protagoniste, innestate a delle backstory inaspettate e a funzionali richiami ai precedenti capitoli, il tutto condito con il caratteristico senso dell’umorismo della saga, frutto delle sceneggiature di Kay Cannon.

Le new entries – come il Chicago di Matt Lanter, la Calamity di Ruby Rose o il Fergus di John Lithgow – funzionano a dovere, ma l’attenzione verte inevitabilmente sui membri originari del gruppo, le cui storie trovano una degna, seppur poco realistica – ma davvero qualcuno guarda questo genere di film aspettandosi chissà che verosimiglianza? -, conclusione.

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Perché non guardare Pitch Perfect 3

Come quasi ogni commedia corale che si rispetti, tra le mille gag e situazioni paradossali, vengono comunque esaltati i valori dell’amicizia e della famiglia – personificati dall’appartenenza al gruppo -, assieme a una buona dose di solidarietà femminile e girl power; il tutto, però, in modo che non vada a discapito della realizzazione personale.
Un finale alla “volemose bene”, dove tutti i pezzi si incastrano più o meno perfettamente, è francamente scontato, così come lo era stato nei film precedenti.

Ma è evidente la necessità di tale andamento, soprattutto considerando il fatto che, teoricamente, questo sarà il canto del cigno per le Bellas (la stessa campagna di marketing fa ripetutamente ricorso a questa idea), e lasciare i conti in sospeso o in termini meno che ottimali non sarebbe certo la più efficace delle idee.

Con una qualità e uno spessore maggiore rispetto al secondo capitolo, Pitch Perfect 3 è l’indovinata conclusione di una saga cinematografica generalmente apprezzabile che, nel suo piccolo, si è ricavata un posticino nel panorama della cultura pop (anche se non a pari della serie televisiva di simile stampo Glee), e che si appresta ora a fare la sua esuberante uscita di scena.

Pitch Perfect 3 sarà dal 14 giugno al cinema.

 Regia: Trish Sie Con: Anna Kendrick, Brittany Snow, Rebel Wilson, Anna Camp, Elizabeth Banks, Matt Lanter, Ruby Rose, Hailee Steinfeld Anno: 2018  Durata: 93 Min. Paese: USA Distribuzione: Universal Pictures

About Laura Silvestri

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