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Parlami di Lucy: recensione del primo e ultimo film di Giuseppe Petitto

Girato nel 2015, nei mesi precedenti alla morte del suo autore, Parlami di Lucy è il lascito del regista Giuseppe Petitto. Con Antonia Liskova.

Storia triste, nel film come nella realtà: Parlami di Lucy (girato tra case di distribuzione per tre anni con il titolo Occhi Chiusi prima di trovare la via delle sale) rappresenta il lascito artistico del documentarista Giuseppe Petitto. Il calabrese, operatore e montatore stimato a livello internazionale, è morto nel 2015 a soli 46 anni in un incidente stradale. Parlami di Lucy è il suo primo e unico lungometraggio, prodotto e girato proprio nei mesi precedenti. E lascia intravedere un regista che avrebbe potuto dire molto di più.

Parlami di Lucy racconta del dramma umano e psicologico di Nicole (Antonia Liskova). La donna vive in una lugubre magione in montagna insieme alla piccola figlia Lucy, con cui ha un rapporto turbolento. Nicole è separata da Roman (Michael Neuenschwander), padre di Lucy, che la bambina adora. In seguito all’ennesimo litigio con la figlia, Nicole inizia ad essere perseguitata da visioni e sensazioni di pericolo incombente. E’ convinta che qualcosa stia arrivando per fare del male a Lucy. Ma Nicole è alcolizzata, e distinguere la realtà dal delirio  diventa sempre più difficile.

Perché vedere Parlami di Lucy

Parlami di Lucy arriva casualmente quasi in contemporanea con un altro psico-thriller al femminile come L’Amant Double di François Ozon. Il film di Petitto non ha né aspira ovviamente ad avere la voglia di sconvolgere e giocare con lo spettatore del film francese, ma alla stessa maniera riserverà sorprese non indifferenti ai pochi che lo vedranno. Il thriler psicologico è un genere codificato e da cui si fa fatica a tirar fuori qualcosa di nuovo: il trucco è sorprendere lo spettatore nascondendogli la propria stessa natura di film “di paura”.
Parlami di Lucy non si presenta come un horror. Imbastisce una premessa da melodramma (il rapporto madre-figlia fatto di reciproco disprezzo), rallenta i tempi ed estetizza le inquadrature. Ma nel momento in cui ci si è convinti di aver compreso il prodotto, il film di Petitto devia, irrompe l’ambiguità, il buio, la frammentazione. L’incubo si presenta in punta di piedi, senza neanche accorgersene. E Parlami di Lucy diventa un film dell’orrore. Di più, una ghost story vera e propria, fatta di ombre che si muovono sullo sfondo, sbalzi di sonoro, reliquie mortifere e nebbia ad avvolgere il casolare isolato. Antonia Liskova si prende carico del film intero, e se i punti di riferimento sono alla fine prevedibili (il solito Polanski, l’approccio all’horror anemico e low-fi dei film Blumhouse), Parlami di Lucy porta a casa una pellicola di grande stile e classicità, con almeno due o tre scene di impatto notevole e un comparto tecnico da applausi (scenografi e fotografia su tutti). Ed è triste come sorprendente che ciò arrivi da un autore alla sua prima e purtroppo ultima prova, perché lo studio e la conoscenza della materia è grande e lodevole.

Cosa non funziona in Parlami di Lucy

Parlami di Lucy è comunque un film incentrato su un dramma psicologico molto forte, e a meno di essere uno dei soliti quattro-cinque Grandi Maestri del rimosso e dell’inconscio, è difficile riuscire a dire qualcosa di nuovo con queste premesse. Il lavoro di Petitto funziona molto di più come film di atmosfera e paura che come studio di personaggi: lo spunto è alla fine poca cosa, e la risoluzione finale ampiamente prevedibile. In più, per una Liskova determinata e potente, Neuenschwander non sembra essere molto convinto, e la piccolissima Mia Skrbinac è impacciata e in difficoltà nel recitare battute peraltro piuttosto artificiose.

Parlami di Lucy è un piccolo e quasi impeccabile tentativo di ghost story all’italiana. Sa far paura, occasionalmente stupisce, non spinge il suo percorso psicanalitico così a fondo come vorrebbe. E’ il lascito di un autore al suo primo e ultimo film. Niente male.

Regia: Giuseppe Petitto, Con: Antonia Liskova, Michael Neuenschwander, Mia Skrbinac  Anno: 2018 Nazione: Italia, Svizzera, Slovenia  Distribuzione: Altre Storie Durata: 84 min

About Saverio Felici

Romano, classe 1993. Giornalista, inviato e addetto stampa. Collabora in giro da anni, scrivendo malissimo di un sacco di cose.

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