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Luis E Gli Alieni – L’Animazione D’Oltreoceano Che Diventa Competitiva

Frutto di una collaborazione internazionale (Germania, Lussemburgo e Danimarca), Luis e gli alieni fa capolino nell’odierno panorama dell’animazione, riuscendo a tenere testa ai più navigati giganti mediatici e raccontando in maniera spensierata, ma mai superficiale, una storia dalla valenza universale.

Luis è un timido ragazzo di 12 anni che viene costantemente bullizzato dai compagni di scuola, e puntualmente ignorato dal padre ufologo, troppo impegnato nel tentativo di dimostrare l’esistenza di creature extraterrestri per accorgersi dei problemi in casa. Orfano di madre e ostracizzato dai suoi simili, Luis potrebbe benissimo fungere da supporto visivo per la voce “solitudine” del dizionario. (S)fortunatamente, il preside della scuola prende atto della situazione del ragazzo, e decide di rivolgersi alla Signorina Sadiker, la poco piacevole direttrice di un istituto per ragazzi, che farà di tutto per ottenere la custodia del bambino. La storia prenderà una svolta inaspettata con l’arrivo di tre esilaranti alieni in cerca di un formidabile tappetino per massaggi di cui è giunta voce persino nello spazio.

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Cosa funziona in Luis e gli alieni

Ci sono voluti 8 anni per realizzare Luis e gli alieni, a detta dei registi (e anche sceneggiatori) Wolfgang e Cristoph Lauenstein. Il lavoro di fino applicato dai due alla sceneggiatura – assieme al collega Sean McCormack – con il preciso scopo di dare maggiore consistenza e tenuta alla pellicola, ha ripagato gli sforzi, perché ciò che ne risulta è un piacevole film per grandi e piccini (forse, per certi versi, addirittura più apprezzabile per i primi). L’argomento di fondo non è dei più leggeri – ma d’altronde, non lo è neanche quello de Il Re Leone, tanto per dirne uno -: immaginatevi un dodicenne che, per quanto sveglio e intelligente possa essere, si ritrova a dover badare a sé stesso (e alla casa) in un’età in cui tutto ciò che gli dovrebbe competere è giocare e fare i compiti, e al massimo chiedersi quale corso extra-curricolare seguire o come mai non riesce più a guardare la propria compagna di classe senza arrossire.

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Invece Luis non solo viene precocemente catapultato nel mondo degli adulti, ma finisce per affrontarlo da solo, e a mani nude… Almeno fino all’arrivo di Mog, Nag e Wabo. Grazie al MacGuffin del materassino, i simpatici extraterrestri irrompono nella vita di Luis, aiutandolo a superare le difficoltà del momento, e facendo sì che riesca a integrarsi con i suoi compagni. La leggerezza dei dialoghi e la forza visiva dell’animazione, realizzata in Computer Grafica, aiutano la narrazione a procedere speditamente, creando un buon prodotto, e di facile fruizione.

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Perché non guardare Luis e gli alieni

Per quanto sia simpatica e toccante la storia, non ci troviamo di fronte a nulla di particolarmente unico e innovativo. Si ride e si sorride guardando Luis e gli alieni, ma l’impatto a lungo termine sullo spettatore è decisamente minore rispetto a film come Coco o Dragon Trainer, che molti sapranno (già o ancora) a memoria, battuta per battuta. Eppure, come già detto, i fratelli Lauenstein – che, ricordiamo, in passato hanno anche portato a casa un Oscar per il miglior cortometraggio d’animazione con Balance – riescono a provare un punto piuttosto significativo, ovvero che non solo le major possono scendere in campo con ambizioni di vittoria.

Insomma, la partita non sarà forse ad armi pari, ma è comunque ancora tutta da giocare.

Luis e gli alieni dall’11 Luglio al cinema.

 Regia: Wolfgang e Cristoph Lauenstein Con: Franciska Friede, Joey Guila Anno: 2018 Durata: 85 Min. Paese: Germania, Lussemburgo, Danimarca Distribuzione: Koch Media

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