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Il Testimone Invisibile, recensione del thriller di star di Stefano Mordini

Stefano Mordini torna con il thriller Il Testimone Invisibile, con Riccardo Scamarcio e Miriam Leone. Al cinema per Warner Bros dal 13 dicembre

Progetto più bizzarro di Il Testimone Invisibile quasi non esiste nel panorama del cinema italiano. Dove i pochissimi sussulti “di genere” in un’industria patologicamente dipendente dalla commedia si limitano a qualche sporadico rigurgito crime, Stefano Mordini ha provato ad importare una categoria di film estremamente anglosassone, che veder riprodotto con Riccardo Scamarcio e Miriam Leone mette quasi a disagio. Si tratta del buon vecchio thriller da multisala con star, figliato a suo tempo da Hitchcock e divenuto presto cavallo di battaglia dei grandi studios. Panorama familiare: c’è forse un grande delitto, c’è quasi sempre una coppia di divi coinvolta (è forse il genere più divistico che ci sia dopo il melodramma romantico), c’è un complotto di qualche tipo, c’è la corsa psicologica nello svelare l’intrigo prima che la trappola si chiuda sui suoi protagonisti. Sono film che necessitano di due cose: superstar nei ruoli principali, e bravura ingegneristica nell’orchestrare il plot. Mordini ha una cosa ma non trova l’altra. Sbaglia quasi tutto, ma il film rimane in piedi.

Il Testimone Invisibile è quello che presto farà condannare all’ergastolo Adriano Doria (Riccardo Scamarcio). E’ accusato di aver ucciso l’amante Laura (Miriam Leone), in modalità quantomeno bizzarre. Ma nulla è come sembra, i testimoni non sono attendibili, e Laura e Adriano potrebbero essere coinvolti in un complotto più grande di loro. Complotto che coinvolge l’anziano montanaro Tommaso Garri (Fabrizio Bentivoglio), che con i due sembra avercela a morte. A sbrogliare la matassa, in un delirio di colpi di scena e cambi di prospettiva, c’è il super-avvocato Virginia Ferrara (Maria Paiato). A colloquio con Doria, Ferrara dovrà riavvolgere gli ultimi mesi in un vortice di flashback, per dimostrare l’innocenza dell’assistito.

Cosa funziona in Il Testimone Invisibile

Il Testimone Invisibile stranisce perché è quello che, in gergo, si ama definire “cinema puro”. Niente chiavi di lettura, messaggi, sovrastrutture: solo regia, montaggio e attori per raccontare una storia di pura suspense, in cui lo spettatore venga risucchiato per cento minuti senza riuscire a distogliere un attimo lo sguardo dalle immagini. Il film di Stefano Mordini fa di tutto per ricordare un certo tipo di produzioni USA, e ci riesce quantomeno da un punto di vista epidermico: tutto in Il Testimone Invisibile grida David Fincher, il montaggio glaciale, i colori desaturati, gli ambienti asettici, le musiche, le facce contrite degli attori. Proprio la scelta dei protagonisti era forse il tranello più difficile, e in questo Mordini è quasi perfetto. Scamarcio funziona: dopo dieci anni di limbo, l’ex teen idol ha finalmente reinventato la propria maschera trasformandola in quella dello yuppie viscido dal lato oscuro (già sperimentata con successo in John Wick 2), che ripropone qui in totale sicurezza. Miriam Leone è ipnotica, Bentivoglio misterioso il giusto. Unica debacle Paiato, fastidiosamente sopra le righe in un personaggio già improbabile come quello dell’avvocatessa. Ma complessivamente, Il Testimone Invisibile ha lo stile e il look giusti.

Perché non guardare Il Testimone Invisibile

Se Il Testimone Invisibile conquista lo sguardo, a livello narrativo è quasi un disastro. L’atmosfera c’è, ma imitare l’estetica di Gone Girl è un conto, portare alla meta un racconto proprio è un altro. La storia di Il Testimone Invisibile (l’elemento più importante in un thriller) è incomprensibile. Il film vive di plot twist e ribaltamenti buttati per accumulo, e dopo mezzora il filo è già completamente perso nel gioco al rilancio dei colpi di scena ai limiti del nonsense (quello finale rubato a Lupin III grida vendetta). In un prodotto in cui tutto dovrebbe filare come un macchinario di precisione, Il Testimone Invisibile sembra costruito sul momento.

Non aiuta alla costruzione della suspense una strana propensione per il dialogo “all’americana”, quello fatto di one liner, frasi a effetto, gare continue tra i personaggi a chi ha la battuta più cool e l’aforisma più azzeccato da lanciare a metà della conversazione.

Il Testimone Invisibile chiede a gran voce di essere giudicato solo per l’intrattenimento. Riflessioni tipo “la fallacità dello sguardo umano” sono sempre le stesse dai tempi di Vertigo, e lasciano un po’ il tempo che trovano. Il film di Mordini è un thriller da multisala: coinvolge, punta in alto, scivola. Si esce parecchio storditi, molto confusi, ma mediamente divertiti.

Regia: Stefano Mordini Con: Riccardo Scamarcio, Miriam Leone, Fabrizio Bentivoglio, Maria Paiato Anno: 2018 Durata: 102 min Paese: Italia Distribuzione: Warner Bros Italia

About Saverio Felici

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Romano, classe 1993. Giornalista, inviato e addetto stampa. Collabora in giro da anni, scrivendo malissimo di un sacco di cose.

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